Come si comporta e come funziona l’Assegno di inclusione e lavoro a chiamata? Scopriamo cosa prevede la normativa italiana in materia di compatibilità tra il nuovo incentivo e i contratti di lavoro (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Assegno di inclusione e lavoro a chiamata: le compatibilità
L’Assegno di inclusione è una misura entrata in vigore in Italia da pochi mesi. Proprio per questo motivo, i dubbi legati alle compatibilità dell’incentivo sono ancora numerosi. Molti di voi lettori ci avete chiesto di chiarire come funziona l’Assegno in caso di lavoro a chiamata.
Mettiamo subito in chiaro che questa misura nasce per sostituire i beneficiari del Reddito di Cittadinanza. Questo, quindi, ha portato a una possibile coesistenza tra l’Assegno di inclusione e un rapporto di lavoro.
Assegno di inclusione e lavoro: i limiti
È normale che, se un beneficiario dell’Adi viene assunto con un contratto corposo a tempo indeterminato, il sussidio statale perde utilità. Diverso è invece il discorso nei casi in cui il cittadino percepisce questa misura e, nel frattempo, si trova un piccolo impiego.
La normativa in materia è molto chiara. L’Assegno di inclusione è compatibile con il lavoro solo nel caso in cui uno o più componenti della famiglia hanno un guadagno annuo massimo di 3.000 euro lordi.
L’obiettivo della definizione di questo limite è duplice. Da un lato non si vieta l’attività lavorativa per incentivare i percettori a trovare una stabilità economica tra le PA o le imprese private del territorio nazionale.
Dall’altro, invece, si vuole evitare di erogare incentivi a persone che hanno raggiunto una stabilità finanziaria e che, quindi, non ne hanno bisogno.
Quali tipi di lavoro sono ammessi?
Come dicevamo, il percepimento dell’Assegno di inclusione è subordinato al rispetto del limite dei 3.000 euro lordi l’anno di reddito in entrata. L’attività di lavoro può essere quindi di varie tipologie come, per esempio, quella:
- di tipo dipendente;
- di impresa;
- di lavoro autonomo
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Incentivi lavoro Assegno di inclusione: lo sgravio fiscale
Il Governo Meloni ha previsto anche una serie di incentivi per i datori di lavoro che scelgono di contrattualizzare coloro che percepiscono l’Assegno di inclusione.
Questo modus operandi era stato utilizzato anche dai precedenti esecutivi con il Reddito di Cittadinanza e, quest’anno, consiste nello sgravio contributivo del 100 per cento, per dodici mesi, in caso di assunzione di beneficiari con:
- un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato:
- pieno;
- parziale;
- un contratto di apprendistato;
- un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o stagionale a tempo:
- pieno;
- parziale;
- un contratto di lavoro in somministrazione.
Quanto vale la decontribuzione?
A seconda della tipologia di contratto, cambia anche il valore massimo di sgravio fiscale di cui un datore di lavoro può beneficiare. Stando a quanto previsto dalla circolare INPS numero 111 del 2023, è prevista una decontribuzione del:
- 100% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, nel limite massimo di importo pari a 8.000 euro annui e per la durata massima di 12 mesi. Questo vale solo per le assunzioni con:
- contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato;
- contratto di apprendistato;
- 50% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nel limite massimo di 4.000 euro su base annua. Anche in questo caso, solo se le assunzioni avvengono tramite:
- contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o stagionale, pieno o parziale, per un periodo massimo di 12 mesi.
È giusto poi sottolineare che, in caso di contratto a tempo parziale, il valore massimo di beneficio fiscale riconosciuto è proporzionale alle ore di lavoro. Maggiore è il tempo di impiego e più alta sarà la decontribuzione.
Come ricevere il beneficio fiscale
Per beneficiare della decontribuzione fiscale il datore di lavoro deve seguire una procedura dettagliata che si va a incrociare a una serie di compiti in capo all’INPS. In particolare, il titolare del rapporto lavorativo deve:
- inserire l’offerta di lavoro nel Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (SIISL);
- inoltrare all’INPS, tramite il modulo di istanza on-line appositamente predisposto dall’Istituto la domanda di ammissione all’agevolazione.
L’Istituto previdenziale invece, una volta ricevuta la domanda di sussidio opera eseguendo tre azioni principali:
- calcola l’ammontare del beneficio che spetta al datore in base alle informazioni in suo possesso;
- consulta, qualora ricorrano le condizioni previste dai regolamenti comunitari in materia di aiuti “de minimis”, il Registro Nazionale degli aiuti di Stato per verificare che il datore abbia la possibilità di riconoscere l’agevolazione richiesta;
- fornisce un riscontro in merito alla domanda pervenuta. Questo può essere sia positivo, sia negativo.

FAQ sull’Assegno di inclusione
Chi può richiedere l’Assegno inclusione?
Per accedere all’Adi bisogna rispettare una serie di parametri, che approfondiremo subito dopo, ed è necessario che almeno uno dei componenti soddisfi una delle seguenti condizioni:
- presenti una disabilità riconosciuta dall’INPS;
- sia minorenne;
- abbia almeno 60 anni;
- si trovi in condizione di svantaggio e sia inserito in un programma di cura e assistenza dei servizi socio-sanitari territoriali.
Quali sono i requisiti per l’Assegno di inclusione?
Per ottenere l’Assegno inclusione bisogna rispettare una serie di requisiti che riguardano il patrimonio, l’ISEE e il reddito familiare del richiedente:
- ISEE, in corso di validità, inferiore ai 9.360 euro;
- reddito familiare inferiore a una soglia di 6.000 euro annui. Questa viene moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza dell’Adi;
- il patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione e valutato ai fini dell’Imposta Municipale Propria (IMU), non deve superare i 150.000 euro;
- il patrimonio mobiliare, come definito ai fini dell’ISEE, non deve superare:
- i 6.000 euro per i nuclei composti da un solo componente;
- gli 8.000 euro per i nuclei composti da due componenti;
- i 10.000 euro per i nuclei composti da tre o più componenti (con un aumento di 1.000 euro per ogni minorenne successivo al secondo). I massimali vengono poi incrementanti di:
- 5.000 euro per ogni componente in condizione di disabilità presente nel nucleo;
- 7.500 euro per ogni componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, come definite ai fini dell’ISEE, presente nel nucleo.
Come posso richiedere l’Assegno?
Per ottenere l’Assegno è necessario presentare un’apposita istanza attraverso il portale ufficiale dell’INPS e cercando il servizio “Assegno di Inclusione (ADI)“.
Inoltre, puoi fare domanda anche tramite i patronati e i centri di assistenza fiscale (CAF) territoriali.
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