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Assegno di inclusione e lavoro in nero

Scopri cosa accade a chi riceve l'Assegno di inclusione e lavoro in nero, quali rischi corre e quali sono i reati contestati.

di Antonio Dello Iaco

Marzo 2024

Cosa succede se percepisco l’Assegno di inclusione e lavoro in nero? Le sanzioni sono le stesse di chi non rispettava la legge e beneficiava del Reddito di Cittadinanza? Facciamo chiarezza (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Assegno di inclusione e lavoro in nero

L’entrata in vigore dell’Assegno di inclusione ha segnato il definitivo abbandono del Reddito di Cittadinanza. Questa misura, ideata per chi ha nel nucleo familiare persone non occupabili a carico, si traduce in un assegno mensile di valore variabile a seconda di diversi fattori.

Cosa succede se mentre benefici di questo incentivo, inizi a lavorare in nero? È chiaro che stai violando una serie di normative nazionali.

Il lavoro nero, così come quello grigio, è una pratica illegale. Se dovessi essere scoperto dalle Forze dell’Ordine, andrai incontro a una serie di rischi che aumentano se risulti anche percettore di un sussidio statale.

Tra le sanzioni previste, si parte da una ammenda fino a quasi 26mila euro e si arriva anche ai sei anni di reclusione.

Lavoro nero e sussidi: si rischia il carcere

Chi sceglie di lavorare in nero e di percepire, allo stesso tempo, l’Assegno di inclusione, rischia di incorrere in due tipi di sanzione. Questa misura è chiarita dal Decreto legge numero 48 del 4 maggio 2023. All’articolo 8, commi 1 e 2, si afferma infatti che:

«è punito con la reclusione da due a sei anni…chiunque utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute» (comma 1 ndr).

«L’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari…è punita con la reclusione da uno a tre anni» (comma 2 ndr).

A seconda di come viene contestato il reato quindi, si rischia di andare in carcere per un periodo da uno a sei anni.

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Lavoro nero e stato di disoccupazione: reato di falso ideologico

Diverso è il discorso qualora si percepisce un sussidio e lo si fa dopo aver dichiarato all’INPS di non lavorare richiedendo il riconoscimento dello stato di disoccupazione.

In questo caso, il reato che viene contestato è quello di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e si rischia il carcere fino a due anni.

Il motivo risiede nel fatto che il cittadino ha richiesto lo stato di disoccupazione, percepisce un incentivo volto ad aiutarlo ad affrontare questa situazione di difficoltà economica e, allo stesso tempo, svolge un impiego irregolare.

Questo reato è disciplinato dall’articolo 483 del Codice Penale: «chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni».

Il falso ideologico può essere contestato anche nel caso in cui il lavoratore in nero non percepisce alcun sussidio ma ha richiesto lo stato di disoccupazione oppure ha presentato la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) ai fini Isee che, ovviamente, restituisce un dato più basso dalla realtà.

Naspi e lavoro in nero

È ancora diverso il discorso se il lavoratore in nero risulta percettore dell’indennità di disoccupazione Naspi. In questo caso le sanzioni sono pari a:

Il carcere fino a quattro anni scatta secondo quanto previsto dall’articolo 316 del Codice Penale che introduce il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato:

«Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, il quale, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, giovandosi dell’errore altrui, riceve o ritiene indebitamente, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni».

«La pena è della reclusione da sei mesi a quattro anni quando il fatto offende gli interessi finanziari dell’Unione europea e il danno o il profitto sono superiori a euro 100.000».

Lavoro dipendente e Assegno di inclusione: sono compatibili?

L’attività lavorativa dipendente e l’Assegno di inclusione sono assolutamente compatibili. La normativa nazionale in materia afferma che è ammesso svolgere un lavoro dipendente, mentre si percepisce questo incentivo, entro i limiti di 3mila euro lordi all’anno.

Chi supera questo valore di redditi lordi in entrata all’anno, si vedrà ridurre l’incentivo in maniera progressiva fino alla totale eliminazione.

Assegno di inclusione e lavoro in nero
L’immagine rappresenta un ragazzo al computer – Assegno di inclusione e lavoro in nero

FAQ sull’Assegno di inclusione

Cosa è un Assegno di inclusione?

Si tratta di un sostegno economico fornito dallo Stato per aiutare le persone e le famiglie che si trovano in una situazione di difficoltà finanziaria.

Questo sostegno mira a garantire un livello minimo di reddito per consentire loro di soddisfare le necessità di base, come il cibo, l’alloggio e altre spese essenziali.

Quanto tempo ci vuole per ottenere l’Assegno di inclusione?

Il tempo necessario per ottenere l’Assegno può variare a seconda dei tempi di istruttoria degli uffici competenti e della complessità della domanda.

Tuttavia, gli enti preposti cercano di gestire le pratiche nel minor tempo possibile per garantire una risposta tempestiva alle persone che ne fanno richiesta. È importante essere pazienti durante il processo e, se necessario, chiedere informazioni aggiornate sullo stato della propria domanda.

Di quanto è l’importo dell’Assegno inclusione?

L’importo di questo incentivo varia in base a diversi fattori, tra cui il reddito familiare, la composizione del nucleo familiare e altri criteri stabiliti dalle normative vigenti.

Solitamente, l’importo è calcolato in modo da garantire un sostegno adeguato alle necessità di base della famiglia, come il pagamento delle spese per l’alloggio, l’alimentazione e altre spese essenziali.

È importante essere consapevoli che l’importo dell’Assegno può essere soggetto a revisione periodica in base alle politiche sociali e alle condizioni economiche generali del Paese.

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