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Assegno di inclusione e lavoro stagionale

Come funzionano Assegno di inclusione e lavoro stagionale? Scopri la compatibilità tra la misura e il nuovo incentivo.

di Antonio Dello Iaco

Marzo 2024

Qual è la correlazione tra l’Assegno di inclusione e lavoro stagionale? Cosa cambia per i datori di lavoro che scelgono di assumere i beneficiari di questo sussidio? Quali sono i limiti di reddito in entrata ammessi? Scopriamo tutti i dettagli (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Assegno di inclusione e lavoro stagionale: sgravi fiscali per i datori

Un datore di lavoro che assume un percettore dell’Assegno di inclusione come lavoratore stagionale ha diritto a ricevere uno sgravio fiscale da parte dello Stato. Questa agevolazione si traduce in una riduzione dei contributi previdenziali da versare pari al 50 per cento.

La misura ha una validità massima di due anni e può essere attuata fino a un valore massimo di 4mila euro per soggetto contrattualizzato. Raggiunta questa cifra, anche se non sono ancora passati i 24 mesi, non si può più beneficiare dello sgravio.

Questa decontribuzione si rivolge anche alle aziende che assumono a tempo determinato nuovi lavoratori che sono titolari dell’Assegno d’inclusione.

Il doppio dello sgravio: per chi?

Il valore dell’agevolazione fiscale aumenta in caso di altre tipologie di contratto. In particolare, hanno diritto alla decontribuzione totale (pari cioè al 100 per cento dei contributi normalmente da versare) coloro che assumono percettori dell’Assegno con:

Anche in questo caso il periodo massimo della durata dell’agevolazione è di due anni. Tuttavia, essendo il doppio dell’agevolazione prevista per chi assume stagionali con l’Assegno inclusione, il limite di beneficio è pari a 8mila euro.

Quali sono i contributi da versare e quelli esclusi dallo sgravio

Un rapporto lavorativo regolare è caratterizzato, oltre che dal contratto e dal pagamento di una retribuzione al dipendente in cambio di una sua prestazione, anche dal versamento di imposte, tasse e contributi.

Tra questi ci sono quelli dedicati alla previdenza e, quindi, al futuro trattamento pensionistico del lavoratore. In generale, i contributi che un datore deve versare sono tanti. Molti fanno capo all’INPS, l’Istituto nazionale di Previdenza Sociale. È il caso, per esempio, del:

A questi si aggiungono, per esempio, i contributi INAIL. Proprio su questa categoria è giusto sottolineare che sono gli unici a essere esclusi dalla decontribuzione totale (100 per cento) e parziale (50 per cento).

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Posso lavorare mentre ricevo l’Assegno di inclusione?

La normativa in materia afferma che è possibile lavorare mentre si percepisce questo sussidio. Tuttavia, bisogna rispettare un limite ben definito: non superare i 3mila euro lordi l’anno di redditi in entrata.

Qualora dovessi superare questa soglia il valore dell’Assegno inizierebbe a diminuire in modo progressivo fino ad azzerarsi e, quindi, fino al raggiungimento della decadenza del beneficio.

L’incentivo si rivolge infatti alle persone in difficoltà economiche. Per il Governo Meloni, trovare un lavoro che garantisce entrate annue lorde superiori a 3mila euro significa non dover più rientrare nella “fascia protetta di sussistenza” di chi ha diritto all’Assegno.

L’obbligo di comunicazione

Oltre al limite dei 3mila euro lordi l’anno, la normativa che ha introdotto l’Assegno di inclusione afferma altre regole da seguire. Una di queste prevede che, coloro che tra i beneficiari o nel loro nucleo familiare iniziano un nuovo lavoro, devono comunicarlo all’INPS.

L’informativa all’Istituto deve arrivare entro trenta giorni dall’inizio dell’attività lavorativa dipendente. La documentazione va presentata tramite il portale dedicato al Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa – SIISL.

Nel caso in cui dovessi riscontrare delle difficoltà nella compilazione degli incartamenti online, chiedi aiuto a un ufficio di patronato o a un Centro di assistenza fiscale (CAF) presente sul tuo territorio.

Comunicazione in ritardo: tra sospensione e decadenza

Se non viene rispettata la scadenza prevista sulla comunicazione dell’inizio di una nuova attività da lavoro di tipo dipendente, l’erogazione del beneficio mensile è sospesa.

La sospensione dura al massimo tre mesi. Se entro i tre mesi successivi a questo provvedimento, non viene fatta nessuna comunicazione tramite il SIISL, l’Assegno decade in via definitiva.

Assegno di inclusione e lavoro stagionale
L’immagine rappresenta una persona che firma un contratto – Assegno di inclusione e lavoro stagionale

FAQ sull’Assegno di inclusione

Cos’è l’Assegno di inclusione?

Questo incentivo è un importante supporto economico fornito dallo Stato italiano per favorire l’integrazione sociale e lavorativa delle persone che hanno nel proprio nucleo familiare almeno una persona che rientra in una delle seguenti categorie:

L’incentivo si traduce in un contributo finanziario prezioso che mira a garantire una maggiore autonomia e qualità di vita a coloro che ne hanno bisogno.

Quali documenti sono necessari per richiedere l’assegno di inclusione?

Per poter presentare domanda di Assegno di inclusione, è necessario raccogliere una serie di documenti importanti e collegarsi al sito ufficiale dell’INPS.

Questi includono, ma non sono limitati a, una certificazione medica che confermi la disabilità grave del richiedente, documenti relativi al reddito e alla situazione familiare, nonché il modulo di domanda compilato correttamente.

È importante assicurarsi di avere tutti i documenti richiesti per evitare ritardi nel processo di valutazione della domanda.

Quanto tempo ci vuole per ottenere una risposta alla domanda di assegno di inclusione?

Il tempo necessario per ricevere una risposta alla domanda di assegno di inclusione può variare in base ai singoli casi e dipende dalle procedure interne dell’INPS.

Tuttavia, l’INPS si impegna a gestire le richieste nel minor tempo possibile e a fornire una risposta entro un periodo ragionevole. È consigliabile monitorare lo stato della propria domanda tramite il portale online dell’INPS o contattare direttamente gli uffici competenti per eventuali aggiornamenti.

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