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La badante in gravidanza può essere licenziata?

Scopri se la badante in gravidanza può essere licenziata oppure se ci sono delle particolari tutele previste dalla legge.

di Antonio Dello Iaco

Maggio 2024

La badante in gravidanza può essere licenziata? Scopriamo cosa dice la normativa e quali sono le tutele previste per le donne incinte che svolgono questa professione (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

La badante in gravidanza può essere licenziata? Scopri la normativa e le tutele

La giurisprudenza purtroppo non prevede per le lavoratrici domestiche le stesse tutele per coloro che svolgono mansioni lavorative in altri settori. A confermarlo sono state due sentenze negli ultimi anni: la prima, della Corte di Cassazione (numero 17433 del 2 settembre 2015) e la seconda, del Tribunale di Napoli (numero 1477 del 17 febbraio 2016).

In particolare si legge, tra le motivazioni della sentenza del tribunale partenopeo, che il divieto di licenziamento durante la gravidanza e fino al compimento di un anno di età del bambino non si applica al settore del lavoro domestico.

Il datore di lavoro quindi può licenziare la colf o la badante sia prima, sia dopo il parto, senza dover seguire particolari normative sulla tutela della lavoratrice.

Cosa prevede il contratto collettivo per le badanti incinte?

A tutelare la lavoratrice c’è però il contratto collettivo nazionale di settore. All’articolo 24 infatti si legge che dall’inizio della gravidanza, e fino alla cessazione del congedo di maternità, la lavoratrice non può essere licenziata. Sono invece esclusi i casi di giusta causa.

Per questo è fondamentale essere assunti applicando e adottando il contratto collettivo perché, in questo caso, tutelerebbe la lavoratrice.

Licenziare una badante incinta: norme e preavviso da rispettare

Indipendentemente dallo stato di gravidanza, prima di licenziare una lavoratrice domestica bisogna rispettare il preavviso previsto dalla normativa nazionale. A chiarire quali sono i tempi ci ha pensato con un’apposita pagina sul sito ufficiale anche l‘INPS.

I tempi del preavviso obbligatorio per il licenziamento variano in base all’impegno settimanale e all’anzianità acquisita dal lavoratore presso lo stesso datore di lavoro:

Queste tempistiche non vanno prese in considerazione nel caso di badante convivente in un alloggio messo a disposizione dal datore di lavoro. In situazioni specifiche come queste infatti, il preavviso dovrà essere di:

Cosa succede se il datore di lavoro non rispetta il preavviso?

Qualora il datore non dovesse rispettare il preavviso obbligatorio e previsto dalla legge, sarà tenuto al pagamento di una sanzione amministrativa.

L’INPS chiarisce che, in caso di mancato preavviso da parte del datore di lavoro è dovuta alla lavoratrice un’indennità pari alla retribuzione corrispondente al periodo di preavviso spettante. 

Quindi, se spettano 60 giorni di preavviso, il datore dovrà versare una retribuzione extra pari a questo periodo sul conto della lavoratrice.

Ricorda poi che, anche in caso di dimissioni vanno rispettati dei tempi specifici. I termini sono ridotti del 50% nel caso di dimissioni da parte della lavoratrice. Qualora è invece la lavoratrice a non rispettare il periodo di anticipo viene trattenuto dalla liquidazione l’importo che le sarebbe spettato in tale periodo.

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Tutele e diritti per badanti in gravidanza: cosa devi sapere

Il datore di lavoro che sceglie giustamente di non licenziare la badante o la colf incinta ha il compito di tutelare la salute della lavoratrice fino ai 7 mesi di età del bambino. In che modo? Consentendo alla sua dipendente i permessi per le visite ginecologiche e per svolgere le prestazioni specialistiche utili alla tutela della maternità.

Inoltre, come previsto dall’ordinamento italiano, la lavoratrice non potrà svolgere le mansioni previste dal contratto:

FAQ sul lavorare come badante

È necessario un contratto per lavorare come badante

Sì, avere un contratto è fondamentale per lavorare come badante. Il contratto non solo tutela i diritti del lavoratore, ma definisce chiaramente le aspettative e le responsabilità di entrambe le parti.

Un buon contratto dovrebbe specificare gli orari di lavoro, le mansioni, il compenso e le condizioni per i giorni di riposo e le ferie. Lavorare con un contratto regolare offre maggiore sicurezza e stabilità sia al badante che alla famiglia dell’assistito, evitando malintesi e problemi legali.

Dove posso fare un corso per diventare badante

Esistono diverse opzioni per seguire un corso di formazione per diventare badante. Puoi rivolgerti a enti di formazione professionale, associazioni di volontariato, scuole di formazione private e centri di assistenza sanitaria che offrono corsi specifici per badanti.

Questi corsi di solito includono sia lezioni teoriche che pratiche, coprendo argomenti come l’igiene personale, la somministrazione di farmaci, la preparazione dei pasti e la gestione delle emergenze. Completare un corso di formazione ti darà una preparazione solida e ti renderà più competitivo nel mercato del lavoro.

La badante in gravidanza può essere licenziata?
L’immagine rappresenta una collaboratrice domestica al lavoro – la badante in gravidanza può essere licenziata

Quali sono le qualità di una buona badante

Una buona badante deve possedere una serie di qualità fondamentali per svolgere al meglio il proprio lavoro. La pazienza è essenziale, poiché lavorare con persone anziane o malate può richiedere molto tempo e dedizione. L’empatia è un’altra qualità cruciale, poiché permette di comprendere e rispondere alle esigenze emotive dell’assistito.

Affidabilità e responsabilità sono indispensabili per garantire che l’assistito riceva sempre le cure necessarie. Buone capacità di comunicazione aiutano a creare un ambiente sereno e collaborativo. Inoltre, un buon badante deve essere discreto e rispettare la privacy dell’assistito, oltre a saper lavorare in modo indipendente e gestire le emergenze con calma e competenza.

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