In questo approfondimento vi parleremo di busta paga delle categorie protette: ecco cosa sapere (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Busta paga delle categorie protette: c’è un trattamento economico diverso?
Le categorie protette hanno diritto a un trattamento economico diverso (migliore o peggiore) rispetto agli altri lavoratori?
No, l’articolo 10 della Legge 68 del 1999 dispone che ai lavoratori appartenenti alle categorie protette sono riservati gli stessi trattamenti economici e normativi previsti dalle leggi e dai contratti collettivi.
Ovvero, dovranno ricevere una retribuzione che sia in linea con le loro mansioni, senza che vi siano discriminazioni saliari dovuti alle loro condizioni di salute.
Secondo le ultime ricerche effettuate, lo stipendio medio di un lavoratore categoria protetta si aggira sui 28.000 euro lordi annui, circa 14 euro l’ora, contro una media nazionale di 20.000 euro lordi annui, che arriva sotto ai 40.000 euro per i professionisti con esperienza.
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Busta paga delle categorie protette: incentivi alle aziende, cosa sapere?
Ma perché lo stipendio di una categoria protetta è più alto di un qualsiasi altro lavoratore? Perché lo Stato prevede bonus fiscali e sgravi per le aziende che assumono le categorie protette.
Le agevolazioni economiche vengono alle aziende che le richiedono, sulla base dell’imponibile previdenziale, che varia a seconda dell’invalidità riconosciuta al lavoratore, in seguito alla visita effettuata dalla commissione medica: spetta per un numero di anni variabile, a seconda della percentuale di invalidità del dipendente.
E’ previsto uno sgravio fiscale di 36 mesi:
- equivalente al 70% della retribuzione mensile imponibile per fini previdenziali con ridotta capacità lavorativa superiore al 79%;
- equivalente al 35% della retribuzione mensile imponibile per fini previdenziali con ridotta capacità lavorativa compresa tra il 67 e il 79%.
È, inoltre, previsto uno sgravio di 60 mesi pari al 70% della retribuzione mensile imponibile per le assunzioni di almeno un anno a tempo indeterminato/determinato delle categorie protette e con disabilità intellettiva e psichica superiore al 45%.
Categorie protette: mansioni e orario di lavoro
Per quanto riguarda le mansioni svolte, per legge, il datore di lavoro non può richiedere a un lavoratore con disabilità appartenente alle categorie protette di eseguire prestazioni non compatibili con le sue condizioni di salute.
Nel caso in cui la salute del dipendente dovesse mutare, aggravandosi, l’interessato e il datore di lavoro potranno richiedere un accertamento, presso l’Asl locale, per valutare se sussista ancora la compatibilità tra salute e mansioni.
Se la compatibilità non dovesse essere garantita, allora il lavoratore categoria protetta avrà diritto a una sospensione del rapporto di lavoro.
Per ciò che concerne l’orario di lavoro, la legge numero 68 del 1999 non prevede norme specifiche riguardanti gli orari di lavoro dei lavoratori appartenenti alle categorie protette.
Il decreto legislativo 151/2001 disciplina, invece, il lavoro notturno per le categorie protette e i familiari che hanno a proprio carico persone con disabilità riconosciute ai sensi della Legge 104/92.
Categorie protette e permessi retribuiti: cosa sapere?
In ogni caso, secondo l’articolo 33 della Legge 104 del 1992, il lavoratore affetto da grave disabilità può beneficiare di permessi retribuiti, che rendono più flessibile l’orario di lavoro in relazione alle esigenze legate alla propria condizione di salute.
I permessi retribuiti possono essere di:
- due ore giornaliere;
- tre giorni al mese, suddivisibili in sessioni continue o frazionate.

Faq sulle categorie protette
Chi appartiene alle categorie protette?
Per la legge 69/1999 rientrano nelle categorie protette:
- individui con invalidità civile di grado superiore al 45%;
- invalidi del lavoro con percentuale di invalidità superiore al 33%;
- non vedenti e sordomuti;
- invalidi di guerra, invalidi civili di guerra e invalidi per servizio;
- vedove, orfani, profughi ed equiparati ad orfani
- vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.
Chi può presentare domanda per rientrare nelle categorie protette?
Possono fare domanda i disoccupati, che abbiano più di 15 anni e meno di 65 anni. È prevista l’iscrizione presso i centri dell’impiego di ogni provincia.
Le categorie protette possono essere licenziate?
Le persone appartenenti alle categorie protette godono di una certa protezione dal licenziamento. Tuttavia, se l’azienda ha una valida ragione economica o organizzativa per procedere, anche i dipendenti delle categorie protette possono essere licenziati. In questo caso vengono offerti loro degli adeguati strumenti di supporto per la ricerca di un nuovo impiego.
Quali sono le quote di riserva da rispettare per l’assunzione delle categorie protette?
I datori di lavoro del settore privato e gli enti pubblici hanno l’obbligo di assumere lavoratori appartenenti alle categorie private, in questo numero:
- un lavoratore iscritto alle categorie private, se ha dai 15 ai 35 dipendenti assunti;
- due lavoratori iscritti alle categorie private, se ha dai 36 ai 50 dipendenti assunti;
- il 7% dei posti alle categorie private, se ha più di 50 dipendenti assunti.
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