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Categorie protette in Svizzera

Categorie protette in Svizzera: vediamo quali sono i diritti dei lavoratori disabili in Svizzera e se anche in questo Paese vengono riconosciuti come categorie protette.

di Romina Cardia

Gennaio 2024

In questo approfondimento parliamo di categorie protette in Svizzera (scopri le ultime notizie su lavorodisoccupazioneofferte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsAppTelegram e Facebook).

Categorie protette in Svizzera: le tutele sono le stesse di quelle in Italia?

No, le tutele non sono le stesse di quelle che ricevi in Italia, perché le categorie protette, in Svizzera, non sono contemplate.

È la Legge 68/1999, in Italia, che tutela i lavoratori disabili e dà loro la possibilità di chiedere l’iscrizione alle categorie protette e di essere inseriti nelle liste per il collocamento mirato, col fine di essere agevolati nelle assunzioni e tutelati in ambito lavorativo.

In Svizzera non esiste una normativa simile, anche se ci sono altre tutele per i lavoratori invalidi, come vedremo tra poco.

In generale, il riconoscimento di invalidità non è automatico nei Paesi dell’Unione Europea, compresa la Svizzera.

In alcuni paesi, come Francia, Germania e Spagna, si applica il sistema delle quote d’obbligo.

Altri, come Irlanda, Olanda e Regno Unito, non hanno un sistema simile. Nel Regno Unito, esiste una legislazione antidiscriminatoria che tratta i disabili alla pari degli altri lavoratori.

Oltre alle quote, ci sono anche programmi di lavoro protetto per le aziende che non possono adempiere agli obblighi di assunzione.

Queste aziende fungono da committenti per soggetti esterni che impiegano persone con disabilità.

È importante considerare il sistema specifico di ciascun Paese per il collocamento obbligatorio, indipendentemente dal riconoscimento di invalidità ottenuto in Italia.

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Quali sono le tutele per le categorie protette in Svizzera

Quando parliamo di categorie protette, ci riferiamo quindi ai lavoratori disabili che, per qualche ragione, hanno deciso o stanno valutando di trasferirsi in Svizzera e cercare lavoro lì.

Andiamo quindi a vedere nel dettaglio quali sono le tutele e le agevolazioni previste per i lavoratori invalidi in Svizzera.

Caregiver di un familiare all’estero: scopriamo se è possibile per un lavoratore usufruire dei permessi per assistere un familiare residente all’estero.

Pari opportunità e divieto di discriminazione sul lavoro

In Svizzera, le pari opportunità sono regolate dalla legge in modo più complesso rispetto alla libertà fondamentale.

L’obiettivo principale è trattare in modo simile situazioni simili o paragonabili e in modo diverso situazioni diverse.

L’articolo 8 capoverso 2 della Costituzione vieta la discriminazione per proteggere gruppi di popolazione considerati più sensibili o vulnerabili.

L’articolo 8 capoverso 4 incarica il legislatore di emanare leggi sulla protezione contro le discriminazioni delle persone disabili.

La legge sui disabili 17 svizzera è responsabile di tutelare le persone disabili da discriminazioni in vari aspetti della vita sociale, escludendo i rapporti di lavoro che non coinvolgono il personale federale.

Poiché mancano disposizioni per l’economia privata, è necessario fare riferimento alle norme pertinenti del Codice delle Obbligazioni (CO).

Le pari opportunità nel lavoro per le persone disabili assumono forme diverse in base alla situazione.

All’atto dell’assunzione, devono fare leva sulla promozione delle pari opportunità, mentre durante il rapporto di lavoro possono appellarsi alla protezione contro discriminazioni e disdette discriminatorie.

Nel caso delle donne disabili, la Legge sulla parità (LPar) può fornire una protezione supplementare rispetto al CO.

Parliamo di diritti e doveri delle categorie protette in Italia: cosa devono pretendere e cosa devono invece rispettare i lavoratori invalidi.

Divieto di discriminazione pari opportunità nei rapporti di lavoro nel settore pubblico

In Svizzera, la Confederazione, in qualità di datore di lavoro, deve favorire l’assunzione di persone disabili.

Se una persona disabile sospetta che la sua candidatura sia stata respinta a causa della disabilità, ha il diritto di richiedere una spiegazione scritta secondo l’art. 14 dell’Ordinanza sui Disabili (ODis).

L’art. 12, paragrafo 1 dell’ODis stabilisce che il datore di lavoro deve adottare le misure necessarie per adattare l’ambiente lavorativo alle esigenze dei dipendenti disabili, inclusi locali di lavoro, attrezzature, orario di lavoro, opportunità di formazione, pianificazione di carriere e reti informatiche interne.

Anche l’art. 6 della legge federale sugli impiegati (LL) impone all’Amministrazione federale di prevedere soluzioni ragionevoli.

L’art. 11a della legge sull’organizzazione del personale (OPers) disciplina i provvedimenti d’integrazione in caso di impedimento al lavoro per malattia o infortunio di un dipendente.

L’autorità competente, secondo l’art. 2 dell’OPers, deve adottare tutte le misure sensate e ragionevolmente richiedibili per reintegrare l’individuo nel mondo del lavoro, coinvolgendo anche la Consulenza sociale del personale, se necessario.

Ai sensi delle direttive del Consiglio federale, i dipartimenti creano le condizioni adatte per impiegare disabili in modo mirato e sostenibile, avvalendosi di specialisti e adottando programmi di promozione secondo l’art. 8, cpv. 1 dell’OPers.

Inoltre, il datore di lavoro deve designare un delegato del personale che fornisce consulenza sulle questioni di integrazione dei disabili nell’ambiente professionale.

Lavoratori con disabilità: vediamo quali sono le tutele nei contratti a loro riservate in Italia.

La protezione della personalità

In Svizzera, in caso di discriminazione nel settore privato contro una persona disabile, si può fare riferimento all’articolo 28 del Codice Civile svizzero per tutelare la personalità.

La lesione è considerata illecita se non giustificata dal consenso della persona lesa, da un interesse prevalente pubblico o privato, o dalla legge.

Una persona disabile che si ritiene vittima di discriminazione durante il processo di assunzione deve dimostrare un legame tra il rifiuto di assunzione e la sua disabilità, secondo l’articolo 28 del Codice Civile.

In caso di discriminazione, la vittima può richiedere un risarcimento del danno o un indennizzo a titolo di riparazione morale.

Durante il rapporto di lavoro, l’articolo 328 del Codice delle Obbligazioni svizzero protegge la personalità del lavoratore e impone al datore di lavoro di adottare misure concrete per tutelare la vita, la salute e l’integrità personale dei dipendenti.

Anche se non è l’autore della lesione, il datore di lavoro deve intervenire prontamente, indagare e prendere le necessarie misure, come licenziare un collaboratore per proteggere i lavoratori lesi nella loro personalità.

In caso di violazione di questo obbligo, le vittime possono ottenere un indennizzo a titolo di riparazione morale attraverso la giustizia civile.

Attualmente, non esiste una giurisprudenza specifica sulla discriminazione all’assunzione basata sulla disabilità.

Tuttavia, potrebbe esserci un’analogia con le condizioni per la discriminazione basata su motivi razzisti.

Nonostante ciò, non c’è un rimedio efficace contro il rifiuto di assunzione discriminatorio basato sulla disabilità, a meno che la persona lesa non abbia subito danni finanziari, nel qual caso può richiedere solo un indennizzo a titolo di riparazione morale.

Nel settore privato, come abbiamo visto i datori di lavoro sono tenuti a compiere sforzi ragionevoli per integrare i lavoratori disabili. Tuttavia, questi ultimi non hanno un diritto soggettivo all’adeguamento della loro postazione di lavoro e possono solo richiedere un’indennità, senza poter eliminare gli ostacoli.

Tutto quello che devi sapere in merito a lavoratori disabili e sicurezza: la normativa nazionale ed europea di riferimento, i doveri del responsabile della sicurezza, gli interventi sul luogo di lavoro per l’accessibilità e la sicurezza dei lavoratori disabili.

categorie protette in Svizzera
Categorie protette in Svizzera. nella foto: la bandiera svizzera.

Protezione dal licenziamento

In Svizzera, nei rapporti di lavoro regolati dalla LPers, le parti possono terminare immediatamente contratti a termine per motivi gravi e contratti a tempo indeterminato per motivi validi.

I motivi validi sono elencati nell’articolo 10, paragrafo 3 della LPers, mentre i motivi gravi sono definiti dal CO.

La terminazione del contratto deve essere considerata come ultima opzione, seguendo il principio di proporzionalità, e non è consentita se esistono soluzioni meno drastiche.

Nel settore pubblico, la protezione contro il licenziamento è più ampia rispetto al settore privato.

L’articolo 34c, paragrafo 1, lettera b della LPers consente la reintegrazione dopo un licenziamento ingiusto.

Nel settore privato, il licenziamento è ingiusto se è basato sulla personalità del lavoratore, a meno che non sia collegato al lavoro o pregiudichi gravemente la collaborazione aziendale, inclusi i casi di licenziamento per disabilità.

La terminazione è anche ingiusta se è dovuta a rivendicazioni legittime del lavoratore o diritti costituzionali.

In entrambi i casi, la terminazione è valida e la parte danneggiata può richiedere un risarcimento.

FAQ sugli invalidi civili italiani all’estero

Ho diritto all’assegno di invalidità se mi trasferisco all’estero?

La legge europea, precisamente l’articolo 70 del Regolamento (CE) n. 883/2004, stabilisce che alcune prestazioni di sicurezza sociale, di natura assistenziale e non contributiva, non possono essere inviate all’estero o ricevute su un conto bancario straniero. Questo riguarda pensioni come quelle sociali, gli assegni sociali, le pensioni per ciechi o sordi, gli assegni di invalidità e di inabilità, così come l’indennità di accompagnamento. Queste prestazioni sono riservate ai cittadini italiani che vivono in Italia.

Anche se non si cambia residenza, queste prestazioni assistenziali non possono essere percepite all’estero, ma verranno accreditate su un conto bancario italiano se la permanenza all’estero è breve, entro sei mesi. Superato questo periodo, l’INPS sospende il pagamento, a meno che ci siano gravi motivi sanitari documentati.

In caso di cambio di residenza, è necessario seguire le regole del nuovo Paese per continuare a ricevere tali benefici.

Posso avere assistenza sanitaria all’estero?

Se vai in viaggio o soggiorni temporaneamente in Paesi dell’Unione Europea, Svizzera, Spazio Economico Europeo o con cui ci sono accordi, puoi ottenere assistenza sanitaria diretta all’estero mostrando i documenti richiesti. Se vai in Paesi al di fuori di queste zone senza accordi, devi anticipare le spese e chiedere il rimborso attraverso l’Ufficio consolare. Se trasferisci la residenza in un Paese senza accordi, perdi l’assistenza sanitaria nazionale italiana.

Cosa devono fare i pensionati italiani che risiedono all’estero per continuare a ricevere l’assegno mensile?

I pensionati italiani che risiedono all’estero possono continuare a percepire l’assegno mensile. Tuttavia, ogni anno, l’INPS procede con l’accertamento dell’esistenza in vita per prevenire possibili truffe. Se l’attestazione di esistenza in vita non viene restituita entro la data stabilita, il pensionato deve recarsi di persona presso un’agenzia della Western Union per ricevere l’assegno del mese successivo in contanti.

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