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Categorie protette in pensione prima? 

Le categorie protette in pensione prima? Ecco quando è possibile, per una categoria protetta, anticipare l'accesso alla pensione.

di Carmine Roca

Dicembre 2023

Le categorie protette vanno in pensione prima? Ne parliamo in questo approfondimento (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Chi sono le categorie protette?

Prima di scoprire se le categorie protette vanno in pensione prima, è importante sapere chi sono le categorie protette e da quale legge sono tutelate.

Nelle categorie protette rientrano gli individui con disabilità, patologie gravi e altre forme di invalidità psico-fisiche, ma anche alcune altre categorie di lavoratori.

L’articolo 1 della legge 68 del 1999 riconosce come categorie protette:

L’articolo 18, invece, fa rientrare nelle categorie protette anche:

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Le categorie protette vanno in pensione prima?

Le categorie protette vanno in pensione prima? , se sono state riconosciute invalide civili, inabili lavorativi, non vedenti o sorde.

In relazione alle categorie protette invalide civili, per potervi accedere, è necessaria che venga riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% o la perdita di vista e udito.

A seconda della percentuale di invalidità riconosciuta, lo Stato mette a disposizione del lavoratore categoria protetta diverse soluzioni previdenziali.

Categorie protette con l’Assegno ordinario di invalidità: cosa sapere?

La prima è l’Assegno ordinario di invalidità, la prestazione di tipo previdenziale, che l’INPS eroga a quei lavoratori con una capacità lavorativa pari o inferiore a un terzo.

Per accedervi è necessario aver maturato almeno 5 anni di contributi, di cui almeno 3 anni nel quinquennio precedente alla domanda per la pensione. Chi percepisce l’Assegno ordinario di invalidità può continuare a lavorare.

La prestazione ha una durata triennale, dopo di ché può essere rinnovata fino a 3 volte consecutive. Dopo il terzo rinnovo, l’AOI diventa permanente, anche se l’INPS può riservarsi la possibilità di sottoporre l’interessato a visita di revisione (anche il beneficiario può richiedere un accertamento sanitario in caso di aggravamento delle condizioni di salute).

Categorie protette con il 74% di invalidità: come vanno in pensione?

Con un’invalidità pari o superiore al 74%, invece, il sistema previdenziale italiano propone tre soluzioni per la pensione anticipata.

Categorie protette e Ape Sociale: cosa sapere?

La prima è l’Ape Sociale, l’anticipo pensionistico che l’INPS eroga (anche) agli invalidi civili con almeno il 74% di riduzione della capacità lavorativa.

Per l’Ape Sociale è necessario aver compiuto 63 anni (dal 2024, 63 anni e 5 mesi) ed essere in possesso di almeno 30 anni di contributi.

Per le donne lavoratrici con un’invalidità pari o superiore al 74% è previsto uno “sconto” contributivo di un anno (se hanno avuto un figlio) o di due anni (se hanno avuto due o più figli).

Categorie protette e Quota 41 precoci: cosa sapere?

La seconda possibilità è Quota 41 per lavoratori precoci. In questo caso occorre aver accumulato un’anzianità contributiva di almeno 41 anni, di cui un anno versato prima di compiere 19 anni di età, a prescindere dall’età anagrafica.

Anche per Quota 41 precoci, una delle condizioni di accesso è legata al riconoscimento di un’invalidità civile pari o superiore al 74%.

Categorie protette e Opzione Donna: cosa sapere?

L’ultima possibilità per anticipare l’uscita per la pensione è Opzione Donna. La misura dedicata soltanto alle donne lavoratrici spetta solo a particolari categorie tutelate, tra cui le invalide civili con una percentuale di invalidità pari o superiore al 74%.

Nel 2024 potranno andare in pensione le donne con 35 anni di contributi versati, che hanno compiuto 61 anni. E’ previsto uno sconto anagrafico a seconda dei figli avuti, di un anno (con un figlio) o di due anni (con due o più figli).

Categorie protette e pensione di vecchiaia anticipata: quando è possibile?

Con una percentuale di invalidità più alta (l’80%), è possibile accedere alla pensione di vecchiaia anticipata.

La misura è prevista soltanto per i dipendenti del settore privato (sono esclusi i dipendenti pubblici e i lavoratori autonomi), in possesso di contribuzione al 31 dicembre 1995, che hanno compiuto 56 anni (e donne) o 61 anni (gli uomini) e maturato almeno 20 anni di contributi. E’ prevista una finestra mobile di 12 mesi.

I lavoratori dipendenti privati, privi della vista, colpiti da cecità assoluta o con un residuo visivo non superiore a un decimo in entrambi gli occhi (articolo 9, comma 2 della legge 113 del 1985 e articolo 1 della legge 120 del 1991), possono accedere alla pensione di vecchiaia, al perfezionamento dei requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla legge Amato del 1992.

Occorrono almeno 10 anni di contributi dopo l’insorgere della cecità e 55 anni di età, per gli uomini, o 50 anni di età, per le donne (se lavoratori dipendenti). Se autonomi il requisito anagrafico passa a 60 anni per gli uomini e 55 anni per le donne. E’ prevista una finestra mobile di 12 mesi.

Categorie protette e pensione di inabilità: cosa sapere?

E arriviamo al 100% di invalidità (inabilità totale al lavoro). In questo caso, la categoria protetta non potrà più prestare servizio e potrà accedere alla pensione di inabilità lavorativa, a prescindere dall’età anagrafica.

Come per l’Assegno ordinario di invalidità, per potervi accedere è necessario aver maturato almeno 5 anni di contributi, di cui almeno 3 nel quinquennio precedente alla domanda di pensione.

Categorie protette in pensione prima
Categorie protette in pensione prima: in foto le mani di un uomo anziano.

Faq sulle categorie protette

Quando non c’è l’obbligo di assunzione delle categorie protette?

Non c’è obbligo di assunzione delle categorie protette quando il numero di dipendenti dell’azienda è inferiore a 15. Inoltre, l’obbligo è sospeso se il datore di lavoro si trova in difficoltà economica e ha avviato procedure come la CIGS o il licenziamento collettivo.

In alcune circostanze connesse alle caratteristiche del settore produttivo, i datori di lavoro non sono obbligati ad assumere lavoratori appartenenti alle categorie protette. Inoltre, se l’attività produttiva presenta condizioni specifiche che rendono difficile occupare l’intera quota di riserva, il datore di lavoro può richiedere un’esenzione parziale dall’obbligo di assunzione.

Quanto tempo occorre per l’assunzione di una categoria protetta?

Il datore di lavoro ha il diritto di richiedere una preselezione dei candidati appartenenti alle categorie protette, ma è tenuto a effettuare l’assunzione entro un periodo di 60 giorni dal momento in cui scatta l’obbligo di assunzione. Durante questo periodo, può scegliere tra diverse modalità di assunzione, tra cui l’assunzione residuale, una richiesta numerica o nominativa.

Come ottenere il riconoscimento di categoria protetta?

Per rientrare negli elenchi delle categorie protette, bisogna seguire uno specifico procedimento, ben definito dalla normativa. Dopo aver preso un appuntamento presso un Centro per l’Impiego del tuo territorio, dovrai compilare alcuni documenti che attestino di:

Quanti disabili bisogna assumere in base al numero di dipendenti?

Le imprese e le Pubbliche Amministrazioni devono rispettare delle normative ben definite sul numero di disabili da assumere in base al totale dei lavoratori sotto contratto. Bisogna reclutare:

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