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Categorie protette trasferimento di sede 

Categorie protette e trasferimento di sede: è possibile, per una categoria protetta, richiedere o rifiutare un trasferimento? E come funziona con la Legge 104?

di Carmine Roca

Gennaio 2024

In questo approfondimento parleremo di categorie protette e trasferimento di sede: è possibile richiederlo o evitarlo? (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Categorie protette: chi sono?

Quando parliamo di categorie protette, ci riferiamo a tutti gli individui con disabilità, patologie gravi e altre forme di invalidità psico-fisiche che potrebbero, viste le loro condizioni di salute, essere discriminate sul lavoro.

Per questo motivo, la legge numero 68 del 1999 ha promosso l’inserimento lavorativo delle categorie protette attraverso il collocamento mirato, prevedendo incentivi economici per le aziende che assumono lavoratori appartenenti alle categorie protette.

A disciplinare il riconoscimento delle categorie protette sono l’articolo 1 della legge 68 del 1999, che riconosce come categorie protette:

L’articolo 18, invece, fa rientrare nelle categorie protette anche:

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Categorie protette e trasferimento di sede: è possibile richiederlo?

Ma tra i benefici lavorativi spettanti alle categorie protette c’è pure il trasferimento in altra sede?

No, alle categorie protette non spetta a prescindere il trasferimento in altra sede, per il semplice fatto di appartenere a queste categorie di lavoratori tutelate dallo Stato.

Il trasferimento è consentito soltanto per comprovate esigenze di salute. Per averne diritto è necessario essere stati riconosciuti portatori di handicap in situazione di gravità (Legge 104, articolo 3, comma 3).

L’articolo in questione prevede che “la persona handicappata maggiorenne in situazione di gravità ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferita in altra sede, senza il suo consenso”.

La categoria protetta ha diritto a chiedere il trasferimento di sede, preferendone una più vicina al proprio domicilio.

Categorie protette e trasferimento di sede: si può rifiutare?

Ma vale lo stesso quando non si è d’accordo e si intende rifiutare il trasferimento in un’altra sede lavorativa?

Sì, anche in questo caso, gli appartenenti alle categorie protette portatori di handicap in situazione di gravità hanno diritto a non essere trasferiti senza il proprio consenso in un’altra sede lavorativa o in un’altra unità operativa della stessa azienda.

Categorie protette e rifiuto trasferimento di sede: le deroghe

Attenzione, però: se è vero che esiste il divieto di trasferimento presso un’altra sede lavorativa di una categoria protetta portatrice di handicap in situazione di gravità, è altrettanto vero che esistono delle deroghe.

La prima è rappresentata dalla possibilità per l’azienda di trasferire il lavoratore con handicap grave, in caso di soppressione di un’unità produttiva.

Se l’azienda riuscisse a dimostrare di aver chiuso un intero stabilimento, a quel punto il lavoratore categoria protetta con handicap grave sarà “costretto” ad accettare il trasferimento in altra sede, onde evitare di perdere il lavoro.

La seconda deroga è il trasferimento per incompatibilità ambientale. Se la disabilità non consentisse più al lavoratore categoria protetta di svolgere la sua mansione, il datore di lavoro, una volta stabilito che non ci sono altre soluzioni al trasferimento, potrà spostare in un’altra sede il suo dipendente o inserirlo in un’altra unità lavorativa, con mansioni differenti.

Una Sentenza della Corte di Cassazione, la n. 21670/2019, ha stabilito che può essere definito trasferimento del lavoratore anche quello che viene attuato nell’ambito della stessa unità produttiva, quando questa comprende uffici dislocati in luoghi diversi.

Legge 104 e trasferimento in altra sede: è possibile?

L’azienda può trasferire il dipendente che ha diritto ai permessi retribuiti con la Legge 104?

Ricordiamo che la Legge 104 consente anche al lavoratore caregiver di scegliere la sede lavorativa più vicina al suo domicilio o a quello del familiare da assistere. Questo, a prescindere dalla gravità dell’handicap riconosciuto, grave o non grave.

La Cassazione, inoltre, ha stabilito che un dipendente con la 104 non può essere licenziato se rifiuta il trasferimento.

Esiste un caso in cui un datore di lavoro può trasferire il dipendente con Legge 104 in un’altra sede, ovvero quando sussistono “esigenze aziendali effettive ed urgenti“. L’azienda, però, dovrà comunque provare in giudizio l’esistenza di queste esigenze aziendali urgenti.

Categorie protette e trasferimento di sede
Categorie protette e trasferimento di sede: in foto un uomo sta per partire, due giovani gli sorridono.

Faq sul trasferimento con Legge 104

Come funziona il diritto di precedenza per i lavoratori con invalidità superiore ai 2/3?

Se sei una persona con un grado di invalidità superiore ai 2/3, o con minorazioni elencate nelle categorie prima, seconda e terza della Tab.A annessa alla legge n. 648 del 10 Agosto 1950, e lavori presso enti pubblici, hai diritto di scelta prioritaria tra le sedi disponibili. Questo diritto si chiama “diritto di precedenza”. Puoi attivarlo quando è stato raggiunto un grado di invalidità pari o superiore ai 2/3, il 67%.

Cos’è l’articolo 33 della legge 104 riguardante il trasferimento dei lavoratori?

L’articolo 33 della legge 104 (comma 5) riguarda il diritto del lavoratore a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più prossima alla residenza o al domicilio della persona da assistere. Non prevede necessariamente che la persona con disabilità sia in una situazione di gravità.

A chi spetta il diritto al trasferimento secondo la legge 104?

Secondo una recente sentenza, il diritto al trasferimento, ove possibile, spetta al lavoratore che assiste una persona con disabilità non grave. Questo è un cambiamento rispetto alla prassi comune che richiedeva una situazione di “gravità”.

In quali circostanze può essere negato il trasferimento di sede al lavoratore?

Il trasferimento di sede può essere negato per ragioni di organico, gestione e organizzazione del lavoro. Tuttavia, non è possibile negare il trasferimento citando generiche esigenze di servizio o valutazioni sull’eventuale scopertura dell’organico. Devono essere forniti dettagli specifici riguardanti la sede attuale, la sede richiesta e la posizione del ruolo del dipendente.

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