Chi prende la pensione minima in Italia e qual è il valore dell’assegno stabilito dall’INPS per il 2024? Rispondiamo insieme a questa e ad altre domande nei prossimi paragrafi del nostro articolo dedicato a un sussidio fondamentale per molti italiani e italiane (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Chi prende la pensione minima in Italia?
La pensione minima è un meccanismo, riconosciuto dalla normativa italiana, che mira a integrare gli assegni mensili di previdenza molto bassi dei pensionati italiani. L’obiettivo è garantire un minimo di contributo a tutti coloro che hanno maturato il diritto alla pensione.
Questo trattamento lo possono ricevere coloro che, nel 2024, hanno dichiarato un reddito non superiore a 7.781,93 euro annui. Inoltre, è necessario che il trattamento previdenziale percepito in base ai contributi versati, sia più basso della “soglia minima” stabilita.
Pensione minima: quanto vale nel 2024?
Per quest’anno, a causa dell’inflazione, l’INPS ha eseguito una rivalutazione del 5,4 per cento degli importi delle pensioni portando il valore di riferimento a 598,61 euro al mese. L’assegno ha una durata di tredici mensilità e quindi può raggiungere i 7781,93 euro all’anno.
Le prestazioni previdenziali che hanno un importo inferiore alla soglia minima del 2024 quindi, possono essere integrate fino al raggiungimento di questa cifra.
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Chi non può ricevere la pensione minima?
La pensione minima non è sempre compatibile. In particolare non la si può richiedere se si percepiscono assegni previdenziali calcolati con il sistema contributivo (tutti i contributi versati a partire dal 1° gennaio 1996). Fanno eccezione a questa regola Opzione Donna e Quota 103 che, da quest’anno, viene calcolata con il sistema contributivo.
Hanno invece diritto all’integrazione fino al raggiungimento della soglia minima di sussistenza, i cittadini e le cittadine che sono titolari di una pensione di vecchiaia, di anzianità o anticipata (sono esclusi coloro che beneficiano dell’Ape Sociale) e ai superstiti (nota anche come pensione di reversibilità).
Reddito e pensione minima: cambiano le soglie
Come dicevamo nei paragrafi precedenti, per ricevere l’integrazione alla pensione non bisogna superare un valore massimo di reddito annuo che, per il 2024, è stato fissato a 7.781,93 euro.
Tuttavia, sono previste delle deroghe. Chi infatti ha un reddito che va tra i 7.781,93 euro e i 15.563,86 euro ha comunque diritto a un’integrazione. Questa, però, viene calcolata come differenza tra il reddito massimo ammesso (15.583,86 euro) e il reddito personale.
Chi invece ha un reddito superiore a 15.563,86 euro annui non ha diritto a ricevere nessun tipo di integrazione pensionistica. In questo caso infatti, anche se la pensione è inferiore alla soglia minima di 598,61 euro, non si riceve alcun indennizzo.
Cosa succede in caso di matrimonio?
Ancora diverso è il discorso qualora il pensionato è sposato. In questo caso infatti, ci sono due scenari differenti:
- se ha iniziato a ricevere la pensione prima del 1994, il reddito coniugale non verrà considerato, ma si continuerà a fare riferimento solo a quello personale;
- se ha iniziato a essere titolare di assegno previdenziale dopo il 1994, potrà ricevere l’integrazione solo qualora rispetta i seguenti parametri:
- un reddito personale non superiore a 15.563,86 euro;
- un reddito coniugale non oltre 4 volte il trattamento minimo nell’anno di riferimento. Quest’anno il limite è stato fissato a 31.127,72 euro, valore dato dalla moltiplicazione per quattro di 7781,93 euro, pari alle tredici mensilità percepibili di pensione minima.
- se la pensione ha avuto decorrenza proprio nel 1994, il limite di reddito coniugale è sancito a 5 volte il trattamento minimo nell’anno di riferimento. Nel 2024 quindi, il limite è pari a 38.909,63 euro.
Quali sono i redditi non considerati?
Ai fini del calcolo del reddito massimo che è possibile detenere per richiedere la pensione minima, non vanno considerati:
- i redditi esenti da IRPEF (pensioni di guerra, rendite Inail, pensioni degli invalidi civili, trattamenti di famiglia…);
- la pensione da integrare al minimo;
- il reddito della casa di abitazione;
- gli arretrati soggetti a tassazione separata come il TFR.
Come richiedere la pensione minima in Italia”
Per richiedere l’integrazione al pensionamento bisogna inviare un’apposita richiesta online all’INPS, attraverso i canali ufficiali dell’Istituto:
- collegati al sito www.inps.it;
- accedi al tuo profilo utilizzando una delle credenziali riconosciute dalla Pubblica Amministrazione tra:
- Sistema pubblico di identità digitale (SPID);
- Carta di identità elettronica (CIE);
- Carta nazionale dei servizi (CNS);
- Identità eIDas;
- cerca il servizio “importo aggiuntivo delle pensioni al minimo“;
- seleziona il tasto “utilizza il servizio“;
- compila tutti i campi obbligatori e inoltra la domanda.

FAQ sulla pensione minima integrativa
Come funziona l’assegnazione dell’importo aggiuntivo?
L’assegnazione dell’importo aggiuntivo dipende dall’ammontare totale della pensione, inclusi eventuali aumenti sociali, e dai redditi personali del pensionato.
Il pensionato può ricevere l’intero importo aggiuntivo se il totale delle pensioni non supera il trattamento minimo e se i limiti reddituali personali e del coniuge o del partner civile vengono rispettati.
Quali documenti servono per l’integrazione al minimo per la pensione?
Per ottenere questo sussidio bisogna presentare il Modello RED aggiornato all’anno in corso (2024). Il Modello RED non è altro che una dichiarazione dei redditi che i pensionati devono obbligatoriamente presentare per l’ottenimento di particolari incentivi collegati alla propria situazione reddituale o a quella del proprio nucleo familiare.
Quali sono i tempi di lavorazione delle domande?
Come conferma anche il sito INPS nella pagina dedicata a questa agevolazione, una volta inoltrata la richiesta di incentivo una risposta dovrebbe arrivare entro trenta giorni. È questo il tempo di lavorazione medio stabilito dalla legge numero 241 del 1990.
Tuttavia esistono delle eccezioni per le quali l’Istituto può superare il tempo limite dei trenta giorni. Questi casi sono tutti espressi e motivati in un’apposita tabella redatta proprio dall’INPS e messa a disposizione dei cittadini interessati.
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