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Come funziona l’inabilità per i dipendenti pubblici

Come funziona l’inabilità per i dipendenti pubblici? Ecco come distinguere le varie inabilità al lavoro e quando è possibile richiederle.

di Carmine Roca

Aprile 2024

In questo approfondimento vedremo insieme come funziona l’inabilità per i dipendenti pubblici (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Come funziona l’inabilità per i dipendenti pubblici?

I dipendenti pubblici hanno misure diverse rispetto ai dipendenti privati, quando sopraggiunge l’inabilità al lavoro.

Ai dipendenti del pubblico impiego non spetta l’Assegno ordinario di invalidità, la prestazione previdenziale erogata dall’INPS a quei lavoratori che, a causa di malattie o menomazioni, vedono ridotta la capacità lavorativa a meno di un terzo.

I dipendenti pubblici, però, in presenza di un’invalidità che renda impossibile l’esecuzione di un rapporto di lavoro, possono essere dispensati dal servizio tramite il collocamento in pensione, una volta terminata l’aspettativa per l’infermità.

Nel pubblico impiego distinguiamo tre diversi tipi di inabilità assoluta e permanente:

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Cos’è l’inabilità alla mansione?

L’inabilità alla mansione, rispetto alle altre due tipologie di inabilità, è specifica e connessa al tipo di lavoro svolto dal dipendente pubblico (articoli 71 e 129 del DPR numero 3 del 1957).

Nel momento in cui il dipendente perde uno dei requisiti fisici o psichici essenziali per l’esecuzione di un determinato incarico, scatta l’inabilità alla mansione.

Per ottenerla è necessario che ci sia il riconoscimento dell’inidoneità da parte della competente commissione dell’Asl.

Inoltre è obbligatorio che il dipendente abbia maturato:

È richiesta, inoltre, la risoluzione del rapporto di lavoro per dispensa dal servizio per inabilità.

Sia il dipendente, che l’amministrazione per cui presta servizio possono richiedere la visita medica per il riconoscimento dell’inabilità alla mansione.

Cosa succede a questo punto? Prima di dare luogo a un trattamento pensionistico, l’amministrazione pubblica dovrà adibire il dipendente a mansioni equivalenti a quelle della propria qualifica.  

Se non dovesse essere possibile la ricollocazione in mansioni equivalenti, è possibile ricollocare il dipendente in mansioni di posizione funzionale inferiore, ma solo previo consenso dell’interessato.

In caso di rifiuto scatterà la risoluzione del rapporto di lavoro (dispensa dal servizio per inabilità). A questo punto l’ex dipendente potrà presentare domanda di pensione per inabilità al datore di lavoro e all’INPDAP.

Cos’è l’inabilità assoluta e permanente al proficuo lavoro?

L’inabilità assoluta e permanente al proficuo lavoro è un’inabilità molto simile all’inabilità alla mansione, ma in questo caso è impedito al dipendente di continuare a svolgere un’attività lavorativa continua e remunerativa (articolo 129 del DPR 3 del 1957).

Per ottenerla occorre il riconoscimento redatto dalla competente commissione dell’Asl. Dal verbale deve risultare l’inidoneità permanente del dipendente pubblico a svolgere un’attività lavorativa.

Per richiederla è necessario aver maturato:

Inoltre è necessario che sia intervenuta la risoluzione del rapporto di lavoro per dispensa dal servizio per inabilità permanente a proficuo lavoro. Solo a questo punto sarà possibile presentare domanda per la pensione di inabilità.

Inabilità assoluta e permanente al proficuo lavoro: come si calcola l’assegno?

Il calcolo dell’assegno è uguale sia per la pensione di inabilità alla mansione, che per la pensione di inabilità al proficuo lavoro.

L’importo viene determinato sulla base del servizio posseduto al momento della cessazione. La decorrenza scatta dal giorno successivo alla dispensa dal servizio.

La prestazione è compatibile con lo svolgimento di attività lavorative, ma non si ha diritto alla prestazione, se l’invalidità interviene dopo la cessazione del rapporto di lavoro.

Cos’è l’inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa?

L’inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa è la misura più “giovane” delle tre.

Dal 1° gennaio 1996, tramite l’articolo 2, comma 12 della legge numero 335 del 1995, la pensione di inabilità (legge 222/1984) è estesa anche ai dipendenti pubblici.

Questa tipologia di pensione richiede un’inabilità lavorativa più seria, tanto grave da determinare l’inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa.

Occorrono, però, meno anni di contributi versati: ne bastano 5, di cui almeno 3 nel quinquennio precedente la decorrenza della prestazione pensionistica.

Come presentare domanda per l’inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa?

Per ottenere la prestazione è necessario che l’interessato presenti domanda, allegando il certificato medico che attesti lo stato di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa. La domanda va presentata all’ente presso il quale il lavoratore presta o ha prestato servizio.

Una volta ricevuta la domanda, l’ente disporrà l’accertamento sanitario (nei casi di particolare gravità delle condizioni di salute dell’interessato può essere disposta la visita domiciliare.

Ricevuto il verbale l’ente provvederà alla risoluzione del rapporto di lavoro del dipendente e la sede provinciale dell’INPDAP alla liquidazione della pensione.

Qual è l’importo della pensione di inabilità?

Per quanto riguarda l’importo della prestazione, questo viene calcolato sulla base dell’anzianità contributiva maturata, riconoscendo una maggiorazione che consente all’ex lavoratore di conseguire una pensione di importo più elevato.

La contribuzione è incrementata “virtualmente” nella fascia compresa tra l’età di cessazione dal servizio e l’età pensionabile, oppure sino al compimento del 60° anno di età per chi rientra nei sistemi misto e contributivo, fino a un massimo di 40 anni di contributi.

La pensione di inabilità è incompatibile con lo svolgimento di qualsiasi lavoro dipendente o autonomo, in Italia o all’estero e decorre dalla data di risoluzione del rapporto di lavoro se presentata dal lavoratore in attività di servizio, oppure dal primo giorno del mese successivo alla data di presentazione della domanda se inoltrata successivamente alla risoluzione del rapporto di lavoro. 

Come funziona l’inabilità per i dipendenti pubblici

Faq su pensione ai dipendenti pubblici

Pensioni italiane e legge Fornero

Il sistema pensionistico italiano segue una regolamentazione in continua evoluzione, in particolare negli ultimi anni.

I principali cambiamenti ci sono stati negli anni del Governo di unità nazionale guidato da Mario Monti quando è stata approvata la cosiddetta legge Fornero.

Gli anni necessari ai lavoratori per andare in pensione sono aumentati per motivi di necessità economica delle casse dello Stato.

Le proiezioni dei tagli

Tra le varie proteste che sono sorte a causa della manovra del Governo Meloni c’è stata quella della Cgil. Il sindacato, dati alla mano, ha provato a quantificare in termini economici i danni che subirebbero i lavoratori colpiti da questa riforma.

Secondo il loro studio, i dipendenti statali avranno circa 7mila euro in meno all’anno se avevano uno stipendio attorno ai 50mila euro lordi, fino a scendere a 5mila euro in meno per chi ne prendeva 30mila l’anno.

Pensioni in Italia: le agevolazioni previste

Questa manovra era tanto attesa in particolare per il tema delle pensioni. Con il rinnovo dell’ape sociale il Governo ha posto fine a una serie di polemiche che erano già nell’aria.

Tuttavia le modifiche introdotte lo scorso anno e confermate in materia di Opzione Donna e il mancato raggiungimento delle quote di prepensionamento promesse, pesano sulla credibilità dell’esecutivo.

Nelle prossime settimane arriveranno importanti novità sul tema. Sicuro le agevolazioni principali previste per i lavoratori disabili non dovrebbero essere toccate ulteriormente.

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