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Come funzionano le dimissioni per giusta causa

Vediamo in questa guida come funzionano le dimissioni per giusta causa. Come funziona la procedura, se è necessario un preavviso, quando si ha diritto alla Naspi e quando è possibile chiedere un risarcimento dal datore di lavoro.

di Redazione

Aprile 2024

Come funzionano le dimissioni per giusta causa: vediamo in questa guida come funzionano, se c’è bisogno di un preavviso, se e quando si ha diritto alla Naspi e quando il dipendente può agire in giudizio contro il datore di lavoro per chiedere un risarcimento. (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Indice

Come funzionano le dimissioni per giusta causa: le motivazioni

Le dimissioni per giusta causa sono un diritto del lavoratore: può interrompere il rapporto di lavoro senza preavviso quando si trova di fronte a situazioni particolarmente gravi. Possono essere causate sia da circostanze legate strettamente all’ambiente lavorativo sia da problemi esterni, ma che influenzano direttamente la possibilità di proseguire il rapporto lavorativo.

Fatti interni al rapporto di lavoro

Le cause interne possono essere violazioni contrattuali da parte del datore di lavoro così serie da rendere impossibile una prosecuzione anche temporanea del rapporto. Qualche esempio:

Fatti esterni al rapporto di lavoro

Le cause esterne comprendono invece situazioni personali del dipendente che, pur non essendo direttamente legate al lavoro, impediscono di svolgere le sue mansioni in modo efficace. Può accadere per esempio in caso di:

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Dimissioni per giusta causa

Ci sono specifiche situazioni riconosciute dalla legge e dalla giurisprudenza che giustificano le dimissioni per giusta causa. Tra queste, troviamo:

C’è anche una condizione che riguarda i dipendenti di aziende cedute. Se, a seguito della cessione, le condizioni di lavoro subiscono “sostanziali modifiche” che peggiorano la situazione del lavoratore, quest’ultimo ha il diritto di dimettersi per giusta causa entro tre mesi dal cambio di proprietà, anche in assenza di una causa formale riconosciuta.

Come formalizzare le dimissioni per giusta causa

Una volta presa la decisione di dimettersi per giusta causa, bisogna seguire la procedura corretta per formalizzare la scelta. Il processo è stato reso più chiaro e strutturato dopo l’introduzione della procedura telematica obbligatoria, stabilita dall’articolo 26 del Decreto Legislativo n. 151/2015.

La procedura telematica

Il meccanismo prevede l’uso di moduli messi a disposizione dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sul sito ufficiale. Il documento deve essere compilato e inviato online sia al datore di lavoro sia alla Direzione territoriale del lavoro competente. La procedura è obbligatoria per tutte le dimissioni presentate a partire dal 12 marzo 2016, a prescindere dalle motivazioni alla base della decisione.

Eccezioni alla regola

Esistono alcune situazioni in cui questa procedura non viene applicata:

Chi può attivare la procedura

La procedura può essere avviata sia direttamente dal lavoratore sia con l’assistenza di patronati o sindacati. Possono essere scelti in tutta la nazione, non c’è la necessità di limitarsi a quelli presenti nella stessa provincia del datore di lavoro.

Procedura autonoma

Se un lavoratore decide di procedere senza assistenza:

  1. Richiesta dello SPID: il primo passo è richiedere lo SPID per accedere ai servizi online dell’INPS.
  2. Registrazione al Ministero del Lavoro: successivamente, è necessario registrarsi sul sito del Ministero del Lavoro per ottenere le credenziali di accesso, che includono una username e una password.
  3. Compilazione e invio del modulo: con le credenziali acquisite, il lavoratore accede alla piattaforma del Ministero e compila il modulo di dimissioni, inviandolo poi via PEC al datore di lavoro e, in forma cartacea o via email ordinaria, alla Direzione territoriale del lavoro competente.

Procedura assistita

Nel caso in cui il lavoratore opti per l’assistenza:

Da aprile 2016, è stata introdotta la possibilità di specificare nelle dimissioni la “giusta causa” come motivo, facilitando l’identificazione delle circostanze che hanno portato alla decisione di dimettersi.

I tempi da rispettare

Quando si decide di dimettersi per giusta causa, è fondamentale considerare anche i tempi. Se la giusta causa è legata a un inadempimento del datore di lavoro, la legge prevede che le dimissioni vengano presentate in maniera tempestiva rispetto all’evento in questione. Non è necessario agire immediatamente, ma è fondamentale non allungare i tempi. Si rischia di perdere la legittimità della giusta causa.

Agire con tempestività

Il lavoratore, di fronte a una violazione dei propri diritti, non deve ritardare oltre un determinato periodo di tempo la decisione di dimettersi. Se, ad esempio, si subisce un ritardo nel pagamento dello stipendio o si è vittime di mobbing, è necessario agire entro un lasso di tempo ragionevole che dimostri la diretta correlazione tra l’evento subito e la decisione di interrompere il rapporto di lavoro.

Continuazione dell’attività lavorativa

Dopo aver presentato le dimissioni per giusta causa, non è possibile continuare a svolgere la propria attività lavorativa. Perché la prosecuzione del lavoro dopo le dimissioni potrebbe indebolire la posizione del dipendente nella disputa legale. Il motivo? Darebbe l’impressione che le circostanze non fossero così intollerabili da giustificare le dimissioni.

Consulenza legale

In casi di incertezza o per valutare la fondatezza della propria posizione, è consigliabile ricorrere all’assistenza di un avvocato specializzato o di un ufficio vertenze. IL passaggio può essere utile per rafforzare il proprio caso, soprattutto se il datore di lavoro dovesse contestare la validità delle dimissioni. Una contestazione della condotta subita o una diffida, fatte prima delle dimissioni, possono contribuire a consolidare la posizione del lavoratore.

I diritti del lavoratore che si dimette per giusta causa

Quando un lavoratore decide di dimettersi per giusta causa, acquisisce il diritto a una serie di benefici e compensazioni, a seconda delle specifiche del suo contratto e della situazione che ha portato alle dimissioni. Questi diritti sono fondamentali per garantire che il lavoratore non sia penalizzato eccessivamente per aver dovuto lasciare il lavoro a causa di circostanze al di fuori del suo controllo.

Indennità sostitutiva del preavviso

Nel caso di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, il lavoratore ha diritto a ricevere un’indennità economica corrispondente al periodo di preavviso in cui avrebbe dovuto lavorare. Significa che, se le dimissioni per giusta causa interrompono immediatamente il rapporto di lavoro, il lavoratore riceverà comunque una somma proporzionale alla sua retribuzione normale per il periodo di preavviso non lavorato.

Naspi in caso di giusta causa

Il lavoratore ha inoltre diritto alla Naspi (l’indennità di disoccupazione) se sono soddisfatte le condizioni per l’accesso al sostegno. La legislazione riconosce infatti che, in presenza di una giusta causa, lo stato di disoccupazione non è imputabile alla volontà del lavoratore. La procedura si allinea all’interpretazione fornita dalla Corte Costituzionale, che ha sottolineato come in questi casi il lavoratore si trovi in una condizione di disoccupazione involontaria.

Risarcimento per danno patrimoniale e non

Se il contratto è a tempo determinato o indeterminato con specifiche clausole di stabilità, e le dimissioni per giusta causa sono motivate da una violazione dei diritti del lavoratore, si può richiedere un risarcimento. Viene calcolato in base alla retribuzione che il dipendente avrebbe percepito fino alla naturale scadenza del contratto o fino al termine previsto dalle clausole di stabilità.

Protezione in caso di danno all’integrità psicofisica

Se le dimissioni per giusta causa derivano da circostanze che hanno compromesso anche l’integrità psicofisica del lavoratore, potrebbe scattare il diritto a un risarcimento per danno non patrimoniale. È un riconoscimento che conferma come il benessere del lavoratore non debba essere compromesso dall’ambiente lavorativo.

Onere a carico del datore di lavoro

Infine, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere l’indennità sostitutiva del preavviso e a versare un contributo addizionale di recesso all’INPS in tutti i casi di dimissioni per giusta causa, assicurando così una tutela economica al lavoratore che lascia il lavoro per motivi legittimi.

Dimissioni per demansionamento

Il demansionamento, ovvero l’assegnazione di compiti inferiori rispetto a quelli previsti dal contratto di lavoro, può costituire un motivo di giusta causa per le dimissioni. Un cambio nelle responsabilità lavorative può avere un impatto negativo sulla dignità e sul benessere professionale.

Valutazione della giusta causa

Spetta al giudice la valutazione di una situazione di demansionamento come giusta causa di dimissioni. Il magistrato deve accertare la gravità e le conseguenze sul rapporto di lavoro. Una decisione in questo senso deve essere basata su elementi concreti e motivata in modo adeguato, tenendo conto delle specificità del caso.

Comunicazione delle dimissioni

Per le dimissioni causate da demansionamento è fondamentale che il lavoratore esprima chiaramente la sua intenzione di recedere dal contratto a causa delle mutate condizioni di lavoro. La comunicazione deve essere tempestiva e segnalare la connessione diretta tra il cambiamento subito e la decisione di dimettersi.

Esclusione di giusta causa

Non tutte le situazioni di insoddisfazione lavorativa o di cambiamento delle condizioni di lavoro sono riconosciute come giusta causa di dimissioni. Ad esempio, laddove si contestino le condizioni di lavoro ma queste siano state validate da valutazioni esterne, come quelle di un collegio peritale, la giusta causa potrebbe non essere riconosciuta.

Il caso del docente e dell’alunno difficile

Un contesto specifico che merita attenzione è quello delle dimissioni per giusta causa nel mondo della pubblica istruzione. In particolare nel caso di un docente che decide di dimettersi per divergenze con la scuola sulla gestione di un alunno considerato “difficile”.

Nessuna giusta causa riconosciuta

La giurisprudenza ha stabilito che le dimissioni di un docente motivate esclusivamente da contrasti con la direzione della scuola o con il corpo docente, rispetto alle politiche educative o disciplinari relative a uno studente con problemi di inserimento, non costituiscono giusta causa. Da un professionista dell’istruzione si aspettano infatti le competenze e le attitudini necessarie per gestire e superare situazioni di questo tipo.

Le competenze richieste a un docente

All’interno del ruolo educativo, si presuppone che un docente possieda non solo la preparazione didattica ma anche le capacità psico-pedagogiche sufficienti per affrontare e accompagnare gli studenti attraverso le varie sfide che comporta l’età scolare. Ed è inclusa la gestione di comportamenti difficili o di studenti che richiedono maggiore attenzione.

Dimissioni per giusta causa da contratto a tempo

Come funzionano le dimissioni per i contratti a tempo determinato? In questi casi, il lavoratore che decide di interrompere il rapporto lavorativo prima della scadenza naturale del contratto, invocando una giusta causa, si trova di fronte a implicazioni legali e a potenziali diritti al risarcimento.

Risarcimento del danno

Il principio guida è che il lavoratore, dimettendosi per giusta causa da un contratto a tempo determinato, ha diritto a un risarcimento calcolato sulla base delle retribuzioni che avrebbe percepito fino al termine previsto del contratto. In questo modo si intende compensare il lavoratore per il danno economico subito a causa dell’interruzione anticipata del rapporto di lavoro, provocata da condizioni lavorative inaccettabili o violazioni dei diritti da parte dell’azienda.

Confronto tra trattamenti favorevoli

È importante il confronto tra le condizioni stabilite dall’articolo 1751 del codice civile e gli accordi collettivi di lavoro. La valutazione su quale trattamento risulti più favorevole per il lavoratore deve essere effettuata considerando la specificità di ogni singolo caso, in base ai dettagli contrattuali e alle normative applicabili.

Il diritto all’indennità sostitutiva del preavviso

Come abbiamo visto le dimissioni per giusta causa consentono al lavoratore di esercitare anche il diritto all’indennità sostitutiva del preavviso, come previsto dall’articolo 1750 del codice civile. Significa che, oltre al risarcimento per la perdita di retribuzione futura, il lavoratore ha diritto a una somma aggiuntiva che compensi l’assenza del preavviso di dimissioni, rafforzando ulteriormente la tutela in suo favore.

Chi decide sul comportamento del datore di lavoro

La valutazione della gravità delle azioni (o delle omissioni) del datore di lavoro, che possono giustificare le dimissioni per giusta causa, è affidata al giudizio del giudice di merito. Si assicura cioè che ogni caso venga esaminato individualmente, considerando le circostanze specifiche e garantendo che la decisione sia basata su una valutazione dettagliata delle prove disponibili.

Il ruolo del giudice

Il giudice ha il compito di stabilire se la condotta dell’azienda costituisca una violazione dei diritti del lavoratore così grave da rendere legittima la decisione di dimettersi per giusta causa. Questa valutazione si basa non solo sulla natura dell’azione contestata ma anche sul suo impatto sul rapporto di lavoro e sulla dignità del lavoratore.

Come funzionano le dimissioni per giusta causa
Nell’immagine un lavoratore mentre rassegna le dimissioni.

FAQ (domande e risposte)

Cosa sono le dimissioni per giusta causa?

Le dimissioni per giusta causa si verificano quando un lavoratore decide di interrompere il proprio contratto di lavoro a causa di circostanze che rendono insostenibile la prosecuzione del rapporto lavorativo. Queste circostanze possono essere legate direttamente all’ambiente di lavoro, come inadempimenti contrattuali gravi da parte del datore di lavoro, o a situazioni esterne ma influenti, come impedimenti personali del dipendente che ne limitano l’attività lavorativa.

Quali sono le causali riconosciute di dimissioni per giusta causa?

Le causali riconosciute includono:

Come si formalizzano le dimissioni per giusta causa?

Le dimissioni per giusta causa devono essere formalizzate attraverso una procedura telematica obbligatoria, introdotta dall’articolo 26 del D.Lgs. n. 151/2015. Questa prevede l’uso di moduli specifici disponibili sul sito del Ministero del Lavoro, che devono essere compilati e inviati al datore di lavoro e alla Direzione territoriale del lavoro competente.

Chi può attivare la procedura di dimissioni per giusta causa?

La procedura può essere attivata sia dal lavoratore in autonomia, sia con l’assistenza di enti come patronati, sindacati, o commissioni di certificazione. Per procedere autonomamente, il lavoratore deve richiedere un PIN INPS, registrarsi sul sito del Ministero del Lavoro, e inviare il modulo di dimissioni tramite PEC.

Quali diritti spettano al lavoratore che si dimette per giusta causa?

Il lavoratore ha diritto a:

Come viene valutata la giusta causa di dimissioni dal giudice?

La valutazione della giusta causa è affidata al giudice di merito, che considera la gravità dell’inadempimento del datore di lavoro e le sue conseguenze sul rapporto di lavoro. La decisione si basa su un’analisi accurata dei fatti e delle prove presentate, garantendo che ogni caso sia esaminato individualmente.

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