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Come ottenere un risarcimento per mobbing?

Come ottenere un risarcimento per mobbing? In questo post verifichiamo quali sono le prove necessarie al lavoratore per dimostrare di aver subito vessazioni sul lavoro e conseguenti danni biologici, psichici o morali. Sulla materia c’è ancora una certa confusione, proviamo a fare chiarezza.

di Redazione

Aprile 2024

Ti senti vessato e danneggiato sul lavoro? Vediamo in questo post come ottenere un risarcimento per mobbing. Verifichiamo quali sono le prove necessarie al lavoratore per dimostrare di aver subito danni biologici, psichici o morali. Sulla materia c’è ancora una certa confusione, proviamo a fare chiarezza. A partire da una sentenza della Cassazione. (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Cos’è il mobbing

Il termine “mobbing”, derivante dall’inglese “to mob”, che significa aggredire o attaccare. Identifica un fenomeno purtroppo diffuso nei contesti lavorativi, caratterizzato da una serie di comportamenti persecutori mirati a emarginare la vittima.

Questa forma di aggressione psicologica può manifestarsi con varie azioni: isolamento, derisione, sminuimento professionale, fino a giungere, nei casi più gravi, a veri atti di violenza fisica o sessuale.

Questi comportamenti, che per anni sono stati soli oggetto di studio da parte di sociologi e psicologi, hanno trovato riconoscimento anche in ambito giuridico. La giurisprudenza ha delineato il mobbing come un insieme di atti vessatori, sistematici e prolungati nel tempo, attuati da colleghi o superiori, con l’obiettivo di isolare la vittima e costringerla ad uscire dal contesto lavorativo.

In questo post ci occupiamo delle tutele per i lavoratori disabili in caso di mobbing.

Le condotte del mobbing

Le condotte che configurano il mobbing sono molteplici: dal semplice isolamento sociale all’assegnazione di compiti degradanti, dall’esclusione da riunioni e progetti importanti all’intensificazione di controlli ingiustificati, fino a giungere al licenziamento immotivato.

Questi atti possono essere sia manifestazioni di abuso dei poteri del datore di lavoro sia comportamenti illeciti perseguiti anche penalmente. Quello che unifica queste azioni è l’intento persecutorio, mirato a danneggiare la vittima non solo professionalmente ma anche nella sua integrità personale.

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Cosa definisce il mobbing

Il mobbing nel contesto lavorativo è dunque un insieme di atti o comportamenti caratterizzati da una natura persecutoria. La giurisprudenza ha identificato quattro pilastri fondamentali che consentono di riconoscere il fenomeno:

  1. Comportamenti persecutori: una sequenza di azioni, che possono essere sia illecite sia apparentemente lecite, diventano vessatorie quando inserite in un contesto mirato e sistematico, estendendosi per un periodo prolungato. Questi atti sono perpetrati direttamente dal datore di lavoro, dai suoi preposti, o da altri dipendenti sotto la loro direzione.
  2. Evento lesivo: il lavoratore deve aver subito un danno alla propria salute (fisica o psichica), personalità, o dignità a causa di questi comportamenti.
  3. Nesso di causalità: è necessario dimostrare che esiste un legame diretto tra le azioni vessatorie e il danno subito.
  4. Intento persecutorio: tutti i comportamenti ostili sono uniti da un chiaro desiderio di nuocere alla vittima, conferendo al mobbing una natura complessivamente illecita.

Questi criteri sono stati chiariti attraverso varie sentenze della Cassazione, come ad esempio la Cassazione civile sezione Lavoro, numero 17698/2014, che hanno contribuito a definire il quadro giuridico entro cui il mobbing viene riconosciuto e punito.

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Queste sentenze mettono in evidenza l’importanza di considerare l’intenzionalità e la sistematicità delle azioni vessatorie, oltre al danno concreto arrecato al lavoratore, per configurare un caso di mobbing e per poter procedere nella richiesta di risarcimento.

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Come ottenere un risarcimento per mobbing: la sentenza

La questione del risarcimento per mobbing ha trovato altri importanti chiarimenti nella sentenza della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, ordinanza n. 12364/2020. Gli Ermellini hanno messo in luce l’importanza dell’onere probatorio che grava sulla persona che chiede il risarcimento per i danni subiti a causa del mobbing.

La causa di cui si è occupata la Corte riguardava un agente di polizia municipale. Lamentava danni biologici, psichici e morali, oltre a pregiudizi alla propria vita di relazione, sostenendo di essere stato vittima di comportamenti persecutori da parte di colleghi e superiori.

Questi comportamenti venivano descritti come una persecuzione maniacale manifestatasi attraverso intolleranza, controlli eccessivi, azioni disciplinari ingiustificate e aggressioni.

Il rigetto in Appello

Nonostante le istanze dell’agente fossero state inizialmente accolte in primo grado, la Corte d’Appello Ha rigettato le richieste. Il motivo? Le testimonianze non hanno confermato in pieno le accuse del lavoratore. La situazione si è complicata ulteriormente quando il caso è arrivato alla Corte di Cassazione. Davanti all’Alta Corte il lavoratore ha sollevato questioni legate alla violazione delle norme di diritto in materia di mobbing e alla valutazione delle prove presentate.

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La decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. C’era una discrepanza tra le accuse di violazione normativa e le effettive contestazioni sul giudizio delle prove. Situazioni che non possono essere riviste in sede di legittimità (che non entra nel merito delle questioni).

La decisione mette in evidenza un aspetto importante: la corretta presentazione e interpretazione delle prove in casi di mobbing. In questi casi, infatti, il confine tra la legittimità di certi comportamenti e l’illecito può essere sottile e complesso da dimostrare.

Come dimostrare di aver subito mobbing

Per dimostrare di essere stati vittime di mobbing e quindi avere diritto a un risarcimento, i lavoratori devono fornire prove concrete che soddisfino i criteri stabiliti dalla giurisprudenza. La Corte di Cassazione ha sottolineato che, per configurare il mobbing lavorativo, devono coesistere specifiche condizioni:

In casi giudiziari specifici, come nelle sentenze Cass. Lav., n. 32151/2018; Cass. Lav., n. 12437/2018; e Cass. Lav., n. 26684/2017, è stato chiarito che il lavoratore deve dimostrare non solo la presenza di azioni persecutorie ma anche il danno subito e il nesso diretto con tali azioni.

Le prove possono essere di vario tipo, sia documentali, come certificazioni mediche che attestino le patologie derivanti dalle condotte mobbizzanti, sia testimoniali, con colleghi di lavoro che possano confermare gli episodi di mobbing. Bisogna inoltre dimostrare che le azioni subite vanno oltre le consuete dinamiche conflittuali di un ambiente lavorativo, configurandosi come una vera strategia persecutoria con l’intento di danneggiare profondamente il lavoratore.

Mobbing: l’importanza delle prove

Nel contesto legale del mobbing, l’importanza delle prove è quindi cruciale. Il lavoratore, per ottenere un risarcimento, deve soddisfare l’onere della prova, dimostrando la veridicità delle proprie affermazioni. Esistono due tipi principali di prove, le ribadiamo per maggiore chiarezza:

  1. Prova documentale: può includere certificati medici, diagnosi psichiatriche, e qualsiasi altro documento che possa attestare i danni fisici o psichici subiti a seguito del mobbing. Anche le comunicazioni e-mail, le registrazioni e i diari possono servire come prova delle condotte vessatorie.
  2. Prova testimoniale: le testimonianze di colleghi o altre persone che hanno assistito agli episodi di mobbing sono fondamentali. Possono fornire una descrizione diretta delle condotte persecutorie e del loro impatto sulla vittima.

Valutazione del giudice

La valutazione delle prove è a discrezione del giudice. Deve stabilire se le condotte denunciate configurino effettivamente mobbing e se ci sia un nesso causale tra queste e i danni subiti dal lavoratore. In alcuni casi, la presenza di determinati tipi di danno, come il danno morale o esistenziale, può essere dedotta anche in via presuntiva, basandosi sulle circostanze del caso specifico.

È fondamentale, quindi, presentare un quadro probatorio chiaro e dettagliato, che possa convincere il giudice della sussistenza del mobbing e del diritto al risarcimento. La complessità nella dimostrazione di queste situazioni rende spesso il percorso verso il riconoscimento dei propri diritti una sfida impegnativa per il lavoratore vittima di mobbing.

Mobbing: quali danni possono essere risarciti?

Il mobbing può causare una vasta gamma di effetti negativi sulla vita di un lavoratore, con ripercussioni che vanno ben oltre il contesto lavorativo. I danni subiti a causa del mobbing si distinguono in due categorie principali: patrimoniali e non patrimoniali.

Danni patrimoniali

I danni patrimoniali includono:

Danni non patrimoniali

I danni non patrimoniali comprendono:

La giurisprudenza riconosce il diritto al risarcimento per entrambe queste categorie di danni, ponendo l’accento sulla necessità di tutelare i diritti fondamentali del lavoratore, spesso violati in situazioni di mobbing. La distinzione aiuta a comprendere la portata del risarcimento che può essere chiesto, evidenziando come il mobbing possa incidere profondamente su diversi aspetti della vita della vittima.

Come ottenere un risarcimento per mobbing?
L’immagine rappresenta un lavoratore che subisce mobbing dai colleghi all’interno di un ufficio.

FAQ (domande e risposte)

Cos’è il mobbing e quali comportamenti lo caratterizzano?

Il mobbing è un insieme di comportamenti aggressivi e persecutori che si verificano in ambito lavorativo, finalizzati a isolare e emarginare la persona che ne è vittima. Questi comportamenti possono variare notevolmente: dall’isolamento nell’ambiente di lavoro, all’assegnazione di compiti degradanti, dall’esclusione da progetti importanti all’intensificazione di controlli ingiustificati, fino a giungere, nei casi più gravi, al licenziamento senza giustificata motivazione o addirittura a violenze fisiche o sessuali. Sia le azioni palesemente illecite sia quelle che, isolatamente considerate, potrebbero sembrare lecite, possono configurare mobbing se inserite in una strategia di persecuzione mirata e sistematica.

Quali prove sono necessarie per ottenere un risarcimento per mobbing?

Per ottenere un risarcimento per mobbing, è fondamentale dimostrare la presenza di comportamenti persecutori, il danno subito (biologico, psichico, morale), un nesso causale tra i comportamenti e il danno, e l’intento persecutorio degli autori. Le prove possono essere sia documentali, come certificazioni mediche o comunicazioni e-mail, sia testimoniali, con dichiarazioni di colleghi o altri testimoni degli episodi di mobbing.

Come definisce la Cassazione il fenomeno del mobbing?

La Cassazione definisce il mobbing come una serie di comportamenti di carattere persecutorio, illeciti o leciti se presi singolarmente, che, con intento vessatorio, sono posti in atto contro un lavoratore in modo mirato, sistematico e prolungato nel tempo. Questi comportamenti devono causare un danno alla salute, alla personalità o alla dignità del dipendente e ci deve essere un nesso causale tra le condotte e il danno subito.

Quali danni possono essere risarciti in caso di mobbing?

I danni risarcibili in caso di mobbing includono danni patrimoniali, come spese mediche e mancati guadagni, e danni non patrimoniali, quali il danno biologico, morale ed esistenziale. Questi danni riflettono sia le perdite economiche dirette sia i pregiudizi più ampi alla salute fisica e psichica della vittima, alla sua dignità e alla sua capacità di realizzazione personale e professionale.

Come si dimostra di essere vittima di mobbing sul lavoro?

Per dimostrare di essere vittima di mobbing sul lavoro, è necessario presentare prove che attestino la serie di comportamenti persecutori subiti, il loro carattere sistematico e prolungato nel tempo, il danno subito a seguito di tali comportamenti, e il nesso di causalità tra le condotte e i pregiudizi subiti. È fondamentale evidenziare che tali comportamenti non rientrano nelle normali dinamiche di conflittualità lavorativa ma costituiscono una strategia persecutoria.

Qual è il ruolo delle prove testimoniali e documentali nel risarcimento per mobbing?

Le prove testimoniali e documentali hanno un ruolo cruciale nel processo di risarcimento per mobbing, poiché forniscono al giudice gli elementi necessari per valutare la presenza dei comportamenti persecutori, il danno subito dalla vittima, il nesso di causalità e l’intento persecutorio. La prova documentale può includere certificazioni mediche e comunicazioni scritte, mentre quella testimoniale si basa sulle dichiarazioni di individui che hanno direttamente osservato o sperimentato il comportamento persecutorio.

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