Sogni un lavoro stabile, che ti consenta di organizzare meglio la quotidianità e di pensare serenamente al futuro? Sono in molti, in Italia, ad avere questo desiderio: passare dalle collaborazioni temporanee a un contratto a tempo indeterminato. In questo articolo, cerchiamo di capire qual è la situazione generale e soprattutto quali sono le possibili strategie per raggiungere l’obiettivo.
Contratto a tempo indeterminato: sogno o realtà?
Iniziamo con qualche dato. Secondo le rilevazioni ISTAT [1], ad agosto 2024 il numero complessivo di precari in Italia superava i 2,8 milioni. Secondo l’INPS [2], nel primo semestre 2024 le assunzioni a tempo indeterminato sono diminuite del 5,3% rispetto allo stesso periodo del 2023, mentre quelle a tempo determinato hanno registrato un lieve incremento (+0,9%).
Se però ampliamo il raggio di osservazione ai 12 mesi compresi tra giugno 2023 e giugno 2024, i rapporti di lavoro a tempo indeterminato sono aumentati di 347.000 unità, quelli a tempo determinato soltanto di 50.000.
Se poi prendiamo in considerazione l’ultimo quinquennio (da giugno 2019, anno pre-pandemico, a oggi) l’incremento dei contratti a tempo indeterminato ammonta a 1.393.000 unità, mentre per le altre tipologie contrattuali (tra cui tempo determinato, contratto intermittente, stagionale) il totale è di 603.000.
La realtà dei fatti, in sostanza, è complessa e diversificata: presenta le ombre che conosciamo, ma anche degli spiragli di luce. Il punto è: si può passare dal precariato alla stabilità? La risposta è: sì. Purché si proceda con lucidità e con strategia.
Comprendere il mercato del lavoro
Il primo passo per mettere in atto una strategia è chiarire qual è l’obiettivo, e per chiarire l’obiettivo è indispensabile fare un’analisi lucida della situazione: della propria e di quella generale.
Prima di tutto, non avere un contratto a tempo indeterminato non significa necessariamente essere precari (esistono free-lance felicissimi di esserlo), e viceversa, avere un contratto a tempo indeterminato non significa automaticamente essere tutelati a vita (questo dipende infatti dalla solidità dell’azienda).
In secondo luogo, il mercato del lavoro di oggi è in evoluzione continua. Per trovare il proprio spazio, non basta analizzare dati e statistiche. Bisogna farsi qualche domanda in più e agire di conseguenza.
Se hai la certezza di volere un posto a tempo indeterminato, devi tenere in considerazione quanto segue.
Lavoro a tempo indeterminato nel settore pubblico
In Italia, i lavori a tempo indeterminato più sicuri tendono a concentrarsi nel settore pubblico, storicamente caratterizzato da una regolamentazione rigida e forti tutele sindacali.
Istruzione, sanità, pubblica amministrazione
Benché negli ultimi decenni anche questo comparto abbia visto mutamenti notevoli, per certi versi radicali, istruzione, sanità e pubblica amministrazione rimangono il riferimento principale di chi desidera contratti a lungo termine: insegnanti e personale scolastico, dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado; OSS, infermieri, medici, personale sanitario presso il Servizio Sanitario Nazionale; dipendenti di ogni ordine e grado dei servizi comunali.
Per ciascuna di queste posizioni, è indispensabile superare un concorso pubblico, il che richiede preparazione, perseveranza e una buona dose di fortuna: bisogna informarsi sulle date dei concorsi, tendenzialmente rare, studiare con impegno e prepararsi all’eventualità di dover rifare tutto da capo (i partecipanti sono sempre in straordinario esubero rispetto ai posti disponibili).
Lavoro a tempo indeterminato nel settore privato
Se invece il tuo obiettivo è un contratto a tempo indeterminato in azienda, si apre tutto un altro mondo.
Quali sono le professioni e le competenze più richieste
Il costo del lavoro è sempre stato molto alto in Italia, il che non agevola le imprese. Questo, sommato a uno scenario globale che oggi è completamente diverso anche solo da dieci o vent’anni fa, tende a far prevalere forme contrattuali a breve termine (meno costose e più flessibili).
Ciò detto nessuna azienda, in nessun settore, può sopravvivere senza forza lavoro, e non c’è niente di più prezioso, per qualsiasi impresa, di dipendenti capaci e affidabili.
Dal punto di vista di un candidato che voglia diventare indispensabile al successo di un’azienda – e quindi farsi assumere a tempo indeterminato – la prima domanda da porsi è: quali sono le professioni più richieste e i ruoli più ricercati? Quali le competenze più utili?
Sembra una riflessione ovvia, ma non lo è affatto. Prima bisogna capire quali sono i bisogni del mercato del lavoro, poi fare tutto ciò che è possibile per soddisfarli. Banalmente, se un tempo la conoscenza dell’inglese era opzionale, oggi è un must imprescindibile (spesso, addirittura, nei concorsi pubblici!). Chi si occupa di comunicazione non può non saper usare i social media. E così via.
Agevolazioni e incentivi alle assunzioni
Le imprese devono affrontare dei costi, ma hanno anche agevolazioni e sgravi fiscali, molti dei quali sono pensati per agevolare l’assunzione di determinate categorie di lavoratori.
Ne è un noto esempio la legge 68/99 (“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”), in base alla quale le aziende con più di 15 dipendenti hanno l’obbligo di assumere una percentuale di lavoratori appartenenti alle categorie protette.
Altri esempi, più recenti, sono il Bonus giovani, per promuovere l’occupazione giovanile con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, e il Bonus Zona Economica Speciale, per agevolare le assunzioni, sempre a tempo indeterminato, nelle regioni del Sud Italia.
Un candidato che rientri in una di queste categorie dev’essere consapevole di avere una corsia preferenziale, che farà bene a segnalare anche nel curriculum.
Valorizzare al meglio i propri punti di forza
E citando il curriculum vitae, concludiamo il discorso con una questione che è di sola responsabilità dei candidati: il CV è un documento indispensabile per il processo di selezione.
Se hai individuato il settore e il ruolo per il quale hai tutte le carte in regola – e puoi aspirare al tempo indeterminato – il tuo CV deve mostrarlo alla perfezione. Come?
Con un layout professionale, font ad alta leggibilità, contenuti mirati, ritagliati su misura intorno alle richieste dell’azienda.
In particolare, abbi cura di valorizzare i punti di forza funzionali alla candidatura, che si tratti di esperienze formative o professionali, competenze tecniche o trasversali, e non dimenticare di segnalare i risultati concreti raggiunti. A questo fine, puoi approfondire il discorso nella lettera di presentazione, che è sempre buona norma allegare al CV.
Se in proposito hai qualche dubbio, meglio non improvvisare: ricorri a strumenti creati ad hoc (per esempio quelli di Jobseeker).
Per concludere
Passare da una condizione di precarietà a un ruolo stabile, da un contratto temporaneo al tempo indeterminato, non è impossibile. L’importante è essere consapevoli di ciò che richiede il mercato del lavoro, acquisire o perfezionare le competenze adeguate, e procedere in modo strategico: con gli strumenti giusti e un approccio pragmatico.
[1] ISTAT – Occupati e disoccupati: https://www.istat.it/comunicato-stampa/occupati-e-disoccupati-dati-provvisori-agosto-2024/
[2] INPS – Osservatorio sul mercato del lavoro: https://www.inps.it/it/it/dati-e-bilanci/osservatori-statistici-e-altre-statistiche/report-cartaceo.html