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Concorsi pubblici, la prova pratica: come funziona

Sono in arrivo decine di concorsi pubblici tra il 2024 e il 2026. IN questo post soffermiamo l’attenzione sulla prova pratica. Vediamo quali sono i criteri, come funziona, cosa dice la legge. Una piccola guida utile per chi intende candidarsi.

di Redazione

Marzo 2024

Tra il 2024 e il 2026 ci sarà un’ondata di concorsi pubblici. Centinaia di migliaia di posti a disposizione. Vediamo in questo post come funziona la prova pratica, cosa dice la legge e quali sono i criteri di selezione. Una piccola guida che può essere utile a chi si appresta a partecipare a un bando. (scopri gli ultimi concorsi attivi e le offerte di lavoro. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Concorsi pubblici: teoria e pratica

I concorsi pubblici sono impostati per valutare l’adeguatezza dei candidati a svolgere ruoli all’interno della Pubblica Amministrazione. Lo stabilisce l’articolo 97 della Costituzione.

Il dettato costituzionale sancisce il principio del “buon andamento” dell’amministrazione pubblica, ponendo l’attenzione sulla scelta dei candidati più meritevoli scelti con procedure concorsuali. L’esame per i concorsi pubblici è suddiviso in due fasi distinte: una prova teorica e una prova pratica. L’intento è quello di verificare non solo le conoscenze teoriche dei partecipanti ma anche la loro capacità di applicare le competenze in contesti pratici, al fine di svolgere specifiche mansioni lavorative.

La prova scritta da sola è una prova pratica?

Un aspetto critico sollevato in giurisprudenza riguarda il modo in cui viene condotta la prova pratica nei concorsi: se questa fase si limita a test scritti, senza includere attività manuali o pratiche, può ancora considerarsi legittima? La questione è stata valutata nell’ordinanza della Cassazione n. 5653, sezione Lavoro, del 04.03.2024, che ha fornito chiarimenti importanti sul tema.

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Prova pratica: le disposizioni della Cassazione

La Cassazione ha precisato che la prova pratica nei concorsi pubblici non deve essere interpretata in senso stretto come un semplice esercizio manuale. Abbraccia, invece, ogni tipo di attività che consenta di valutare le abilità concrete del candidato in un contesto lavorativo reale.

E quindi, anche un test scritto, se strutturato in un determinato modo, può essere considerato una forma di prova pratica. Le domande dovranno accertare le competenze operative del candidato, andando oltre le capacità teoriche per verificare come sarà in grado di applicare le sue conoscenze in situazioni pratiche.

Caratteristiche di una valida prova pratica

La prova pratica, come indica la Cassazione, deve:

I requisiti per la prova pratica

Una prova pratica efficace nei concorsi pubblici si concentra sull’accertamento dell’idoneità di un candidato a svolgere le mansioni per cui si concorre. Significa che le domande devono essere strettamente legate alle attività lavorative previste dalla posizione e richiedere risposte che dimostrino la capacità del candidato di applicare le proprie conoscenze in contesti reali.

Differenze tra prova teorica e pratica

Questo metodo assicura che i candidati siano selezionati non solo in base alla loro erudizione, ma anche per la loro effettiva capacità di operare in modo efficace nel ruolo a cui aspirano. La distinzione tra le due tipologie di prova evidenzia l’importanza di un bilanciamento nella valutazione dei candidati, combinando teoria e pratica.

Concorsi pubblici 2024 per 170mila posti.

Cosa portare alla prova scritta del concorso?

Per partecipare alla prova scritta di un concorso pubblico, i candidati devono essere muniti di alcuni documenti essenziali e attenersi a determinate regole.

Documenti e oggetti necessari

Oggetti non ammessi

La legge che regola la prova pratica nei concorsi pubblici

La procedura e i criteri che governano la prova pratica nei concorsi pubblici sono dettati dall’articolo 27, comma 2, del dPR n. 487/1994. Questo regolamento stabilisce che la selezione dei candidati deve avvenire attraverso prove pratiche attitudinali o sperimentazioni lavorative.

Si tratta di prove che sono progettate per valutare le capacità e le competenze specifiche dei candidati, in relazione ai compiti e alle responsabilità richieste dal ruolo per cui si concorre.

Contenuti e modalità delle prove pratiche

Le prove pratiche devono, dunque, essere strutturate in modo da riflettere le mansioni e le competenze richieste dalla specifica posizione lavorativa. La selezione si basa sul confronto diretto con le attività lavorative reali, e non su una valutazione comparativa tra i candidati.

Significa che i quesiti delle prove pratiche sono direttamente correlati ai compiti lavorativi e richiedono risposte che dimostrino la capacità di applicare concretamente le conoscenze acquisite.

Il dPR n. 487/1994 sottolinea l’importanza di un metodo di selezione che tenga conto delle mansioni, della categoria e del profilo professionale previsti nei diversi comparti della Pubblica Amministrazione. Per garantire che le prove siano pertinenti e mirate.

Infine, le modalità delle prove pratiche possono variare in base alle specifiche esigenze delle singole amministrazioni o dei diversi comparti.

Concorsi pubblici, la prova pratica: come funziona
Nell’immagine una giovane e un giovane impegnati nella prova pratica di un concorso pubblico.

FAQ (domande e risposte)

Cosa valutano i concorsi pubblici secondo l’articolo 97 della Costituzione?

I concorsi pubblici, in linea con l’articolo 97 della Costituzione, valutano le capacità dei candidati per assicurare il “buon andamento” della Pubblica Amministrazione. Questo principio è fondamentale per selezionare i candidati più meritevoli, garantendo così un’alta qualità e efficienza nell’erogazione dei servizi pubblici. La selezione attraverso il concorso è l’unico mezzo per accedere al pubblico impiego, enfatizzando l’importanza di scegliere i migliori per il bene comune.

Qual è lo scopo della prova pratica nei concorsi pubblici?

Lo scopo della prova pratica nei concorsi pubblici è di verificare l’effettiva capacità del candidato di svolgere le mansioni specifiche richieste dal ruolo per cui si concorre. Questa fase del concorso va oltre la mera valutazione teorica, ponendo l’accento sulla pratica e sull’applicazione concreta delle conoscenze in contesti lavorativi reali, assicurando così che i candidati siano non solo teoricamente preparati ma anche praticamente competenti.

Come definisce la Cassazione una prova pratica valida nei concorsi?

Secondo l’ordinanza della Cassazione n. 5653, una prova pratica valida nei concorsi pubblici non si limita a un’esercitazione manuale ma comprende ogni tipo di attività che valuti le capacità concrete del candidato nel contesto lavorativo. Anche un test scritto, se strutturato adeguatamente, può essere considerato una prova pratica, purché le domande siano formulate per esaminare le competenze operative del candidato, andando oltre le conoscenze teoriche astratte.

Quali sono i requisiti specifici per la prova pratica nei concorsi pubblici?

I requisiti specifici per la prova pratica nei concorsi pubblici includono la concentrazione sull’accertamento dell’idoneità del candidato a svolgere le mansioni richieste, senza entrare in una valutazione comparativa tra i candidati. Le domande devono essere direttamente correlate alle attività lavorative e richiedere risposte che dimostrino la capacità di applicare le conoscenze in situazioni reali, evidenziando così una distinzione netta tra la valutazione della teoria e la verifica della pratica.

Cosa occorre portare alla prova scritta di un concorso pubblico?

Per accedere alla prova scritta di un concorso pubblico, i candidati devono essere muniti di documento di identità valido, codice fiscale e ricevuta di versamento del contributo di segreteria. È necessario inoltre, in alcuni casi, presentare un’autodichiarazione relativa allo stato di salute in relazione al Covid-19 e indossare un dispositivo di protezione facciale di tipo FFP2, conformemente alle direttive vigenti. I candidati non possono portare con sé appunti o libri, ad eccezione di dizionari, codici o testi di legge non commentati, previa autorizzazione.

Su quale norma si basa la regolamentazione della prova pratica nei concorsi?

La regolamentazione della prova pratica nei concorsi pubblici si basa sull’articolo 27, comma 2, del dPR n. 487/1994, il quale stabilisce che la selezione deve consistere nello svolgimento di prove pratiche attitudinali o sperimentazioni lavorative, con contenuti determinati in relazione alle mansioni e alle competenze specifiche del ruolo. Questa normativa assicura che le prove pratiche siano pertinenti e mirate, valutando adeguatamente le competenze professionali necessarie per il ruolo a cui si aspira.

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