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Contratti a termine, il governo azzera la Buonuscita

Contratti a termine, non c'è più la Buonuscita per i precari non stabilizzati dopo 24 mesi. Nella bozza del decreto era stato previsto un indennizzo una tantum di 500 euro, poi misteriosamente sparito nel decreto definitivo, quello approvato dal Consiglio dei Ministri. Cosa cambia per i lavoratori precari.

di Redazione

Maggio 2023

Contratti a termine, non c’è più la Buonuscita per i precari non stabilizzati dopo 24 mesi. (scopri tutti gli annunci e le offerte di lavoro sempre aggiornati. Ricevi su WhatsApp e sul canale Telegram la rassegna stampa con le ultime novità sui concorsi e sul mondo del lavoro. Resta sempre aggiornato sulla nostra pagina Facebook e Prova il nostro tool online per la ricerca di lavoro in ogni parte d’Italia. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

La Buonuscita di 500 euro era stata prevista nella bozza del decreto Lavoro, introdotta per indennizzare i lavoratori lasciati a casa e per “arginare” almeno un po’ le modifiche che rendono più semplice l’assunzione a tempo determinato e di fatto potrebbero aumentare la precarietà dei dipendenti.

Ebbene la Buonuscita di 500 euro è stata eliminata dal governo nella versione finale del decreto. Erano escluse dall’importo una tantum a titolo di welfare solo le attività stagionali. Ovviamente quella somma non sarebbe stata versata se il contratto a tempo determinato dopo 24 mesi fosse stato trasformato a tempo indeterminato.

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Contratti a termine, il giallo del bonus cancellato

L’ipotesi della Buonuscita era stata presa in esame dal governo poco prima che si riunisse il Consiglio dei Ministri convocato per il primo maggio. Nella bozza era stato anche specificato che il contributo sarebbe stato in misura ridotta «in caso di contratto di durata inferiore a ventiquattro mesi e non sarebbe stato dovuto per i contratti di durata inferiore».

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Contratti a termine, cosa resta

Sul perché il governo abbia deciso di eliminare la Buonuscita non ci sono certezze. Di sicuro non per una questione di costi: erano a carico del datore di lavoro. Al momento la norma è stata semplicemente depennata, anche se era una seppur minima tutela per chi dopo due anni si ritrova senza avere un’occupazione.

Sono state invece confermate le misure che facilitano le aziende, in particolare rispetto alla causali per i contratti a termine.

Vediamo cosa prevedono le norme. La durata massima di un contratto a termine è di 12 mesi, con la possibilità di estenderlo a 24 mesi, ma solo se si prefigurano determinate condizioni:

Qualora il rapporto venisse prolungato di oltre 12 mesi senza che ci sia nessuna di queste causali, il contratto si trasforma in automatico a tempo indeterminato.

Ma è anche vero che le nuova causali per il prolungamento dei contratti a termine sono così vaghe che per i datori di lavoro sarà molto semplice scegliere quella più adatta in fase di rinnovo.

La decisione del governo va in controtendenza rispetto alle attuali esigenze del mercato del lavoro: sono tante le aziende che si lamentano perché non trovano dipendenti e ora, con questa semplificazione, si consente alle stesse imprese di sbarazzarsi in un amen di lavoratori che ha formato per ben due anni.

Il sito thewam.net ha spiegato perché sarà più facile prolungare i contratti a termine.

Contratti a termine, cosa cambia per i precari?

Vediamo cosa cambia per i lavoratori precari rispetto al decreto Dignità, che era stato introdotto nel 2018 e proprio per ridurre l’incidenza del precariato.

All’epoca la durata massima dei contratti era stata ridotta a 12 mesi, con la possibilità di rinnovarli, ma solo in presenza di queste determinate condizioni:

Cosa cambia col nuovo decreto

Il decreto approvato lunedì incide dunque proprio sulle causali che consentono la proroga dei contratti a tempo determinato oltre i 12 mesi.

Le causali diventano meno serve e l’eventuale rinnovo del contratto non dovrà più essere motivato da ragioni straordinarie, come appunto un aumento momentaneo della produzione.

Il riferimento base per il prolungamento di una assunzione a tempo determinato sarà dettato sulla base dei contratti collettivi nazionali di lavoro.

Se non ci sono contratti collettivi, al datore di lavoro basterà inserire nel rinnovo questa dicitura: «Esigenze di natura tecnica, organizzativa o produttiva, individuate dalle parti». Più vago di così è difficile.

Resta invariata la causale che prevede la possibilità di rinnovo anche per  sostituire un altro lavoratore. Non è stato toccato dal governo il limite massimo dei 24 mesi.

Contratti a termine, cosa dice il governo

Per la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone, le misure introdotte dal governo «non aumentano la precarietà». Le causali, ha precisato l’esponente dell’esecutivo, «si possono applicare solo dopo i 12 mesi, le precedenti avrebbero potuto provocare dei contenziosi», quelle adottate nel decreto si affidano invece  «alla contrattazione collettiva nazionale e territoriale per la definizione delle causali».

Per la ministra la precarietà «nasce da un abuso» della forma contrattuale a tempo determinato. Un abuso che rischia però di essere “semplificato” con le modifiche. Ma l’esecutivo, sempre secondo la ministra, «guarda in particolare ai contratti a tempo indeterminato».

Sembra una contraddizione: nei prossimi mesi verificheremo quali saranno i risultati concreti che le nuove causali avranno sul mondo del lavoro e sul precariato.

Contratti a termine, il governo azzera la Buonuscita
Nella foto un lavoratore molto contrariato

Contratti a termine, i voucher

Il governo è intervenuto anche sui voucher. La soglia per le prestazioni occasionali è stata aumentata a 15.000 euro per chi opera nei settori dei congressi, delle fiere, degli eventi, degli stabilimenti termali e parchi di divertimento.

I voucher saranno dunque più semplici in questi specifici ambiti.

Il governo aveva già ampliato l’uso di questi strumenti di pagamento nella legge di Bilancio, quando era stata innalzata la soglia da 5.000 a 10.000 euro l’anno per la retribuzione delle prestazioni occasionali.