Cosa succede se non ho 20 anni di contributi, una questione che riguarda molti cittadini e in molti casi gli eredi dei lavoratori. (scopri tutti gli annunci e le offerte di lavoro sempre aggiornati. Ricevi su WhatsApp e sul canale Telegram la rassegna stampa con le ultime novità sui concorsi e sul mondo del lavoro. Resta sempre aggiornato sulla nostra pagina Facebook e Prova il nostro tool online per la ricerca di lavoro in ogni parte d’Italia. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).
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Le norme a carico dei lavoratori che non sono riusciti a completare i 20 anni di contribuzione, e per questo motivo non possono accedere alla pensione di vecchiaia, sono sicuramente una palese violazione dei diritti. Chi resta al di sotto di quella soglia minima scopre, anche dopo aver effettuato per anni un bel po’ di versamenti, di non avere diritto a nulla. Come i cittadini che non hanno mai accreditato un solo contributo.
Vedremo in questo post che le vie d’uscita per il lavoratore sono molto strette (e abbastanza dispendiose). La legge offre però un piccolo aiuto ai suoi eredi se il lavoratore è morto prima di raggiungere la soglia ventennale.
Su questo argomento potrebbe interessarti un post che spiega come avere la pensione senza contributi: l’assegno sociale; vediamo come funziona e chi potrebbe avere diritto alla pensione con 15 anni di contributi; c’è infine un post che spiega perché la ricongiunzione dei contributi per la pensione costerà meno.
Cosa succede se non ho 20 anni di contributi: due possibilità
Al lavoratore che chiude la sua carriera lavorativa senza aver raggiunto il requisito minimo dei 20 anni di contribuzione, si aprono due strade:
- pagare i contributi che mancano per arrivare al limite disposto dalla legge;
- chiedere di ricevere l’assegno sociale.
La prima ipotesi è praticabile in particolare dai lavoratori che nel corso della loro carriera hanno accumulato 17, 18, 19 anni di versamenti all’ente di previdenza.
Il motivo è semplice: la spesa minima, nel 2023, per coprire un anno di contribuzione volontaria è di 3.898 euro (la cifra è stata aumentata rispetto al 2022 dell’8,1 per cento a causa dell’adeguamento all’inflazione).
Se al lavoratore mancano diversi mesi, quindi meno di un anno, può utilizzare come riferimento per il calcolo la quota fissata per la contribuzione minima settimanale, che è di 74,97 euro (ricordando che in un anno ci sono 52 settimane).
Il massimale settimanale, per il sistema contributivo, è fissato invece a 113,520 euro (su base annua costerebbe 5.903,04 euro).
Si tratta dunque di una operazione costosa. Anche perché spesso (ovviamente non sempre) chi ha accumulato meno di 20 anni di contribuzione potrebbe non avere a disposizione somme così consistenti.
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Cosa succede se non ho 20 anni di contributi: calcolo
Prima di decidere bisogna fare anche un calcolo preliminare.
Chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996 (e rientra quindi nel calcolo misto), ha sempre diritto alla pensione con 20 anni di contribuzione. E se l’importo è troppo basso sarà integrato al minimo, che per il 2023 è di 567,94 euro.
Chi ha invece iniziato a versare contributi dal primo gennaio del 1996, rientra nel calcolo contributivo, e a 67, con 20 anni di contributi, avrà diritto a ricevere la pensione di vecchiaia solo se l’importo supera di 1,5 volte l’assegno sociale INPS, che per il 2023 è di 503,27 euro. Dovrà quindi ricevere una pensione di almeno 754,9 euro.
E se non riesce a raggiungere quella cifra? L’età di accesso potrebbe variare tra i 67 e fino ai 71 anni.
Cosa succede se non ho 20 anni di contributi: l’assegno sociale
L’altra strada, come accennato, è l’assegno sociale. Ma per averne diritto bisogna rispettare determinati requisiti di reddito:
- 6.542,51 euro annui di reddito personale;
- 13.085,02 euro annui se si è coniugati.

Cosa succede se non ho 20 anni di contributi: gli eredi
Ovviamente siamo di fronte a una situazione di palese ingiustizia nei confronti di chi ha versato anni di contributi ma non ha raggiunto la soglia minima. Non solo viene negata la pensione, ma si perdono chissà dove anche i versamenti che sono stati effettuati.
Purtroppo la situazione del debito pubblico in Italia è così grave (e il sistema previdenziale così in bilico) che sperare in una soluzione appare piuttosto improbabile.
Una piccola chance è offerta agli eredi di un lavoratore che è deceduto prima di raggiungere il minimo contributivo per la pensione. Ricordiamo che nel caso l’avesse raggiunto gli eredi avrebbero avuto diritto alla pensione ai superstiti.
Se invece gli anni di contribuzione sono meno di venti, gli eredi hanno diritto a un’indennità una tantum, che viene concessa su domanda agli eredi dell’assicurato.
L’importo versato corrisponde alla cifra dell’assegno sociale moltiplicato il numero di annualità di contribuzione accreditata.
Ma ci sono dei requisiti piuttosto severi per avere diritto all’indennità, eccoli:
- non devono sussistere i requisiti assicurativi e contributivi per la pensione indiretta;
- gli eredi non abbiano diritto a rendite per infortunio sul lavoro o malattia professionale in conseguenza della morte dell’assicurato;
- gli eredi non abbiano un reddito non superiore a 22.150 euro annui.