Dimissioni di massa in Italia. Per ragioni molto diverse tra loro, due milioni di lavoratori hanno lasciato il posto. La punta massima di questo esodo si è registrata subito dopo il Covid. Il segnale è piuttosto chiaro: è cambiato il modo in cui viene concepito il lavoro. Ma c’è chi si è pentito. Vediamo com’è la situazione in Italia. (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Dimissioni di massa in Italia: che succede
Il fenomeno della Great Resignation ha travolto l’Italia, emergendo in modo netto nel periodo post-pandemia di Covid-19. Originariamente identificato negli Stati Uniti, questo termine descrive una realtà ora globale, dove i lavoratori decidono di lasciare volontariamente il proprio impiego (e per frenare la fuga del pubblico impiego il governo punta agli incentivi).
Le dimissioni di massa in Italia si caratterizzano per questi tre motivi:
- Cambiamento delle priorità: dopo il Covid, molti hanno rivalutato l’equilibrio tra vita lavorativa e personale.
- Ricerca di condizioni lavorative migliori: l’ambiente di lavoro tossico e lo stress eccessivo sono tra le principali cause di dimissioni.
- Desiderio di autonomia e flessibilità: l’esperienza del lavoro da casa ha aperto gli occhi su nuove possibilità lavorative.
Questo cambiamento non è solo una risposta temporanea alla pandemia, ma rappresenta una trasformazione duratura nelle aspettative e nelle esigenze dei lavoratori italiani.
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La situazione in Lombardia
In Lombardia, una delle regioni più industrializzate d’Italia, il fenomeno delle dimissioni di massa ha preso una forma particolarmente evidente. Tra il 2021 e il 2022, le dimissioni sono aumentate notevolmente, passando da 420.000 a 566.000. Questo incremento coinvolge circa il 12% della forza lavoro della regione, segnando un trend in significativo aumento.
Caratteristiche delle dimissioni in Lombardia:
- Mancanza di un nuovo contratto: sorprendentemente, nel 40% dei casi, i lavoratori non avevano un nuovo impiego al momento delle dimissioni.
- Motivazioni non economiche: molte di queste dimissioni non sono motivate da ragioni economiche, ma piuttosto dalla necessità di un migliore equilibrio vita-lavoro e dalla volontà di evitare ambienti lavorativi stressanti.
Questi dati mostrano come la grande resignation in Lombardia sia guidata non solo da fattori economici, ma anche da un profondo desiderio di benessere e soddisfazione personale. La situazione in Lombardia è emblematica di un movimento più ampio che sta cambiando il panorama lavorativo in Italia, portando con sé nuove sfide e opportunità sia per i lavoratori che per le aziende.
Perché si lascia il lavoro
Nel contesto della Great Resignation in Italia, la decisione di lasciare il lavoro non è mai stata così frequente e significativa. La ricerca condotta dalla Cisl Lombardia evidenzia diverse ragioni che spingono i lavoratori a questo passo importante:
- Eccessivo stress lavorativo: circa il 36% dei lavoratori cita lo stress eccessivo come causa principale delle dimissioni. Questo include pressioni sul lavoro, orari insostenibili e una mancanza di supporto da parte dei superiori o dei colleghi.
- Ambiente aziendale tossico: il 34,9% lascia a causa di un ambiente di lavoro negativo, caratterizzato da cattive relazioni interpersonali, scarsa comunicazione e mancanza di rispetto.
- Miglioramento economico: il 29,5% dei lavoratori cerca opportunità con migliori prospettive economiche, inclusi salari più alti e benefici aggiuntivi.
- Conciliazione vita-lavoro: il 26,2% desidera un migliore equilibrio tra vita personale e professionale, cercando flessibilità e la possibilità di dedicare tempo a famiglia e interessi personali.
Dimissioni: Italia al terzo posto (guida la generazione Z)
Secondo uno studio di Randstad, nel 2022 in Italia si sono registrate quasi 1,7 milioni di dimissioni volontarie, segnando un aumento del 22% rispetto all’anno precedente. Questa tendenza è particolarmente marcata tra i lavoratori più giovani, soprattutto nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni, con un notevole 38% attivamente alla ricerca di nuove opportunità di lavoro. La Generazione Z, nata tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, è in prima linea in questo movimento, indicando un cambio generazionale nelle aspettative e nelle esigenze lavorative.
- Ricerca di significato e appagamento: i giovani lavoratori, in particolare, cercano impieghi che offrano non solo un salario, ma anche un senso di realizzazione personale e professionale.
- Flessibilità e lavoro a distanza: la pandemia ha introdotto nuove modalità di lavoro, rendendo il lavoro a distanza e gli orari flessibili più attraenti per i giovani.
- Valori e cultura aziendale: i lavoratori più giovani tendono a privilegiare aziende che condividono i loro valori, come la sostenibilità, l’inclusività e la responsabilità sociale.
La scelta della disoccupazione come opzione
Una significativa parte dei lavoratori preferisce la disoccupazione a un impiego insoddisfacente. Questa tendenza rappresenta non solo un cambiamento nelle dinamiche del mercato del lavoro ma anche una nuova concezione di ciò che i lavoratori considerano essenziale per la loro felicità e benessere.
Preferire la disoccupazione all’infelicità sul lavoro
Il 23% dei dipendenti in Italia ha espresso la preferenza per essere disoccupato piuttosto che rimanere in un lavoro che li rende infelici. Questo dato assume maggiore rilevanza tra i lavoratori più giovani, con il 34% nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni che condivide questa opinione.
Fattori che influenzano questa scelta
- Ricerca di un equilibrio tra vita lavorativa e personale: molte persone stanno rivalutando l’importanza di avere tempo per sé stessi, per la famiglia e per gli hobby, rispetto alla carriera.
- Ambiente lavorativo insoddisfacente: la cultura aziendale, la mancanza di riconoscimento e un ambiente lavorativo stressante sono tra le cause principali di questa tendenza.
- Aspirazioni professionali e personali: la crescente consapevolezza di voler perseguire carriere che siano in linea con le proprie passioni e valori personali.
Il pentimento post-dimissioni
Parallelamente alla Great Resignation, si sta verificando un altro fenomeno noto come “Great Regret”, o grande pentimento. Secondo l’Osservatorio HR PoliMi, circa il 41% dei lavoratori che hanno recentemente lasciato il proprio lavoro, soprattutto giovani e persone oltre i cinquant’anni, esprime il desiderio di tornare indietro. Le principali motivazioni di questo ripensamento includono:
- Difficoltà nel ricollocarsi: molti lavoratori faticano a trovare nuove opportunità lavorative dopo aver lasciato il loro impiego precedente, specialmente senza avere già un’offerta alternativa in mano.
- Rivalutazione del vecchio lavoro: dopo l’uscita, molti ex impiegati iniziano a valutare più positivamente le condizioni del loro precedente lavoro, confrontandole con le difficoltà incontrate nel nuovo ambiente lavorativo.
Questi sentimenti di rimpianto evidenziano che, nonostante il desiderio di un cambiamento, la realtà del mercato del lavoro può presentare sfide impreviste, portando alcuni lavoratori a riconsiderare le decisioni prese.

FAQ (domande e risposte)
Qual è la percentuale di lavoratori in Lombardia che si sono dimessi senza un nuovo contratto?
In Lombardia, un’area significativa delle dimissioni di massa in Italia, si è registrato un aumento notevole di dimissioni, passando da 420.000 nel 2021 a 566.000 nel 2022. Sorprendentemente, nel 40% dei casi, i lavoratori hanno deciso di lasciare il loro posto di lavoro senza avere un nuovo contratto di lavoro in mano. Questo dato indica una tendenza verso la ricerca di un migliore equilibrio tra vita professionale e personale, piuttosto che essere guidata esclusivamente da motivazioni economiche.
Cosa indica la “Great Resignation” in Italia?
La “Great Resignation” in Italia segnala un cambiamento sostanziale nel modo in cui viene concepito il lavoro nel paese. Questo movimento, iniziato come fenomeno americano, ha guadagnato terreno in Europa e Italia, in particolare nel periodo post-pandemia. Rappresenta una tendenza in cui i lavoratori scelgono volontariamente di abbandonare i loro impieghi, spesso per motivi che vanno oltre le semplici questioni economiche, riflettendo un desiderio di maggiore soddisfazione lavorativa e personale.
Quali sono le principali motivazioni delle dimissioni in Italia?
Le principali motivazioni dietro le dimissioni in Italia, secondo la ricerca della Cisl Lombardia, includono:
- Eccessivo stress lavorativo: 36% dei lavoratori.
- Ambiente aziendale tossico: 34,9%.
- Ricerca di un miglioramento economico: 29,5%.
- Migliore conciliazione tra vita e lavoro: 26,2%.
Questi dati mostrano che le dimissioni non sono solo una reazione alle condizioni economiche, ma anche il risultato di una ricerca di maggiore benessere e equilibrio nella vita lavorativa.
Quale percentuale di lavoratori italiani preferisce la disoccupazione a un lavoro infelice?
In Italia, una percentuale notevole di lavoratori preferisce la disoccupazione a rimanere in un lavoro che li rende infelici. Il 23% dei dipendenti sceglierebbe di essere disoccupato piuttosto che infelice sul lavoro, con un incremento al 34% tra i lavoratori di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Questo dato riflette un cambio di prospettiva e priorità, dove la qualità della vita e la felicità personale sono diventate più importanti della sicurezza di un impiego.
Come sfida il rapporto della Cisl Lombardia la visione della Banca d’Italia sulle dimissioni?
Il rapporto della Cisl Lombardia sfida le conclusioni precedenti della Banca d’Italia riguardo le dimissioni. Mentre la Banca d’Italia sosteneva che la maggior parte delle dimissioni fossero legate alla prospettiva di un nuovo impiego, la Cisl ha rilevato che solo il 64,5% delle persone aveva effettivamente prospettive di un nuovo lavoro al momento della dimissione. Inoltre, contrariamente all’affermazione della Banca d’Italia, i dati mostrano che solo il 52% dei dimissionari dal settore commercio in Lombardia è rimasto all’interno dello stesso comparto, mentre il restante 48% si è spostato verso settori differenti.
Che cos’è il “Great Regret” e chi lo sperimenta di più in Italia?
Il “Great Regret” è un fenomeno che si verifica in seguito alla “Great Resignation”, dove i lavoratori che hanno lasciato il loro lavoro si pentono della loro decisione. In Italia, secondo l’Osservatorio HR PoliMi, il 41% dei lavoratori che hanno dato le dimissioni nell’ultimo anno, in particolare giovani e persone oltre i cinquant’anni, vorrebbe tornare indietro. Le principali motivazioni di questo pentimento includono la difficoltà nel ricollocarsi e una rivalutazione positiva del vecchio lavoro. Questo fenomeno indica che, nonostante il desiderio di cambiamento, alcuni lavoratori si trovano a confrontarsi con sfide impreviste nel nuovo.
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