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Disabilità durante il tirocinio: diritti del lavoratore

Disabilità durante il tirocinio: cosa dice la Corte di Giustizia Europea in merito? Ne parliamo in questo approfondimento.

di Carmine Roca

Giugno 2024

In questo approfondimento vi parleremo di disabilità durante il tirocinio: cosa sapere? (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Disabilità durante il tirocinio: cosa succede?

Cosa succede se un lavoratore che svolge un tirocinio post-assunzione viene dichiarato inidoneo ad esercitare le funzioni essenziali del posto da lui occupato?

L’articolo 5 della direttiva 2000/78/CE del Consiglio dell’Unione Europea, del 27 novembre 2000, dispone l’obbligo di adottare soluzioni ragionevoli negli ambienti di lavoro, stabilendo che un “lavoratore, compreso quello che svolge un tirocinio post-assunzione (…) sia destinato a un altro posto per il quale dispone delle competenze, delle capacità e delle disponibilità richieste”.

L’unico impedimento, ai sensi dell’articolo in questione, riguarda i costi di lavoro da affrontare da parte del datore di lavoro: infatti, la soluzione decade se tale misura imponga al datore di lavoro “un onere sproporzionato”.

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Disabilità durante il tirocinio: la sentenza della Corte di Giustizia Europea

L’interpretazione dell’articolo 5 della direttiva 2000/78/CE è stata tenuta in considerazione in una sentenza della Corte di Giustizia Europea (la pronuncia del 10 febbraio 2022), riguardante una controversia tra un soggetto divenuto portatore di handicap e una società ferroviaria pubblica del Belgio.

La società in questione aveva licenziato l’uomo, assunto come agente di manutenzione specializzato delle linee ferroviarie, proprio a causa della sua condizione di salute.

Il ricorrente, infatti, era stato sottoposto all’impianto di un pacemaker per una patologia cardiaca. Ma poiché il dispositivo medico è incompatibile con l’esposizione ripetuta ai campi elettromagnetici, era stato riconosciuto disabile dal servizio pubblico federale per la previdenza sociale e inidoneo alle funzioni per le quali era stato assunto.

L’uomo, quindi, era stato riassegnato a un posto di magazziniere presso la stessa società, che dopo qualche tempo decideva di interrompere il periodo di tirocinio, con la seguente motivazione: l’impossibilità per l’uomo di proseguire le mansioni per le quali era stato assunto.

Il ricorrente ha presentato ricorso di annullamento avanti al Consiglio di Stato belga, che ha sospeso il procedimento, sottoponendo il caso alla Corte di Giustizia Europea, con la seguente questione pregiudiziale: “Se l’articolo 5 della direttiva [2000/78] debba essere interpretato nel senso che un datore di lavoro ha l’obbligo, nei confronti di una persona che, a causa della sua disabilità, non sia più in grado di svolgere le funzioni essenziali del lavoro al quale era assegnata, di destinarla ad un altro posto per il quale essa possieda le competenze, le capacità e le disponibilità richieste, quando una tale misura non imponga al datore di lavoro un onere sproporzionato”.

Disabilità durante il tirocinio: cosa significa soluzione ragionevole?

La Corte di Giustizia Europea ha stabilito che, come riportato dall’articolo 5 della direttiva 2000/78/CE, devono essere previste soluzioni ragionevoli al fine di garantire il rispetto del principio della parità di trattamento delle persone con disabilità.

Quando un lavoratore, a causa di una patologia o di una menomazione, diventa definitivamente inidoneo a ricoprire il posto di lavoro, la sua assegnazione a un diverso posto di lavoro rappresenta una misura appropriata in riferimento delle “soluzioni ragionevoli” previste dalla direttiva.

In ogni caso, la possibilità di assegnazione di una persona con disabilità a un altro posto di lavoro esiste solo in presenza di almeno un posto vacante da occupare.

È “ragionevole” qualsiasi provvedimento che consenta di preservare il posto di lavoro della persona con disabilità, in un’attività che sia proficua per l’organizzazione e, allo stesso tempo, che non imponga al datore un sacrificio eccedente le risorse dell’impresa.

La ricollocazione del lavoratore in mansioni conciliabili con la sua residua capacità al lavoro, non dovesse comportare un onere sproporzionato, rappresenterebbe una misura ragionevolmente necessaria per assicurare il diritto al lavoro di tutti.

Il principio di diritto affermato dalla Corte di Giustizia Europea è coerente con quanto previsto dalla normativa italiana in materia di ricollocazione del lavoratore con disabilità e si pone come tutela per il lavoratore, il cui datore di lavoro dovrà vagliare ogni misura utile al reimpiego, compresa l’assegnazione a mansioni diverse, anche inferiori, prima di procedere al licenziamento per sopravvenuta inidoneità.

Disabilità durante il tirocinio
Disabilità durante il tirocinio: in foto un lavoratore disperato dopo il licenziamento.

Faq su lavoro e disabilità

Il datore di lavoro può rifiutarsi di concedere il congedo straordinario al dipendente?

No, non può rifiutarsi di concedere il congedo straordinario al suo dipendente e non è neppure un caso che la procedura che consente al lavoratore di ottenere questa agevolazione non coinvolga direttamente il datore di lavoro.

La domanda, infatti, va presentata all’INPS, in modalità telematica, via web (sul sito dell’istituto accedendo con una delle credenziali in proprio possesso, SPIDCIE o CNS), oppure tramite contact center, telefonando al numero 803164 (gratuito da rete fissa) o al numero 06 164164 (a pagamento da rete mobile).

Un dipendente malato di tumore può essere licenziato?

Sì, se le sue assenze superano il periodo di comporto? In questo caso, il datore di lavoro potrebbe decidere di licenziarlo, senza dover dare altre spiegazioni.

Il datore di lavoro può licenziare un dipendente con disabilità?

Non è possibile per un datore di lavoro licenziare un lavoratore con disabilità solo sulla base del parere di un medico che non ritiene più il dipendente adatto al lavoro. Quella infatti è una decisione che può spettare solo alla commissione medica.

Come difendersi da un licenziamento ritenuto ingiusto?

Quando un dipendente crede di essere stato licenziato ingiustamente, il primo passo è inviare una comunicazione formale al proprio datore di lavoro. La comunicazione deve essere trasmessa tramite raccomandata A/R o Posta Elettronica Certificata (PEC). In questa fase iniziale, il lavoratore può solo esprimere la propria opposizione al licenziamento senza dover fornire dettagliate motivazioni sull’illegittimità dell’atto.

Dopo aver inviato la comunicazione, il lavoratore ha un termine massimo di 180 giorni per procedere legalmente, evitando così la decadenza dei propri diritti. Le azioni che può intraprendere sono queste:

Basta un abuso dei permessi con Legge 104 per essere licenziati?

Per la Cassazione, basta un abuso dei permessi con la Legge 104 per il licenziamento. Con la sentenza numero 17102 del 2021 ha stabilito che un solo comportamento sbagliato, commesso dal lavoratore in permesso con la 104, giustifica l’interruzione di un rapporto lavorativo.

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