Quando spetta la disoccupazione per le badanti? Scopriamo insieme quali sono i requisiti da rispettare alla presentazione della candidatura per ricevere la NASPI (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Quando spetta la disoccupazione per le badanti?
La disoccupazione per le colf e le badanti spetta, come più volte chiarito dall’INPS, solo nel caso in cui le lavoratrici domestiche rispettano i vari requisiti obbligatori previsti dalla normativa. Si tratta degli stessi parametri che devono possedere gli altri disoccupati che fanno richiesta della NASPI e quindi:
- essere stati licenziati;
- aver versato almeno 13 settimane di contributi INPS negli ultimi 4 anni;
- aver lavorato per almeno 5 settimane negli ultimi 12 mesi prima del licenziamento. Bisogna aver raggiunto un minimo di ore lavorate per ogni settimana pari a 24.
NASPI e dimissioni per giusta causa
Il primo requisito per richiedere la NASPI è essere stati licenziati. Tuttavia, è prevista anche un’eccezione, rappresentata dalle dimissioni “per giusta causa” che sono riconosciute nel caso:
- del mancato pagamento dello stipendio;
- dell’aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro;
- delle modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative;
- del mobbing, cioè in caso di crollo dell’equilibrio psico-fisico del lavoratore per colpa dei comportamenti dei superiori gerarchici;
- delle variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell’azienda;
- dello spostamento del lavoratore da una sede a un’altra senza valide motivazioni definite dalla normativa come “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”;
- del comportamento ingiurioso attuato dal datore di lavoro nei confronti del dipendente.
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Come richiedere la NASPI per lavoratori domestici
È possibile presentare la domanda di indennità NASPI seguendo una delle tre possibilità messe a disposizione dalla Pubblica Amministrazione italiana:
- direttamente tramite il sito ufficiale dell’INPS, utilizzando l’apposito servizio telematico e autenticandosi all’interno del portale con una delle credenziali di accesso ai servizi telematici riconosciute come:
- il sistema pubblico di identità digitale (SPID);
- la carta nazionale dei servizi (CNS);
- la carta di identità elettronica (CIE);
- l’identità eIDas.
- rivolgendosi ai CAF e ai Patronati presenti sul tuo territorio;
- telefonando ai numeri verdi dell’INPS che offrono il servizio di Contact Center. I numeri a disposizione degli utenti sono due;
- 803 16 64, gratuito se si chiama dal fisso;
- 06 164 164 a pagamento se da cellulare. La tariffa varia a seconda del piano tariffario adottato.
Quanto dura la NASPI per badanti?
L‘indennità di disoccupazione ha una durata massima di 24 mesi. Il periodo di contribuzione viene stabilito attraverso un calcolo molto semplice: dividere a metà le settimane lavorate nei 4 anni precedenti e decorre da:
- ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro. Questi tempi così brevi vengono rispettati solo qualora la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno dal licenziamento o dalle dimissioni per giusta causa;
- dal giorno successivo a quello di presentazione della domanda, nel caso in cui la domanda Naspi sia stata presentata dopo l’ottavo giorno;
- in caso di periodi di malattia, maternità o infortunio, la disoccupazione lavoratori domestici decorre:
- dall’ottavo giorno successivo al termine dell’evento se la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno;
- dal giorno successivo alla presentazione della domanda Naspi se presentata successivamente all’ottavo giorno.
Chi non può ricevere la NASPI?
Sul sito ufficiale dell’INPS vengono illustrati i profili dei lavoratori e delle lavoratrici che non possono ricevere l’indennità NASPI. È il caso de:
- i dipendenti a tempo indeterminato delle Pubbliche Amministrazioni;
- gli operai agricoli a tempo determinato;
- i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale, per i quali resta confermata la specifica normativa;
- i lavoratori che hanno maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
- i lavoratori titolari di assegno ordinario di invalidità, qualora non optino per la NASPI.
Chi riceve la NASPI?
Se da un lato esiste una lista di non beneficiari dell’indennità, sulla pagina del sito inps.it dedicata alla misura si evincono anche i potenziali percettori dell’assegno. Oltre a colf e badanti, possono richiedere la NASPI:
- gli apprendisti;
- i soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le medesime cooperative;
- il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato;
- i dipendenti a tempo determinato delle PA;
- gli operai agricoli a tempo indeterminato dipendenti dalle cooperative e loro consorzi che trasformano, manipolano e commercializzano prodotti agricoli e zootecnici prevalentemente propri o conferiti dai loro soci.

FAQ sull’indennità NASPI
Cos’è l’indennità NASpI?
L’indennità NASPI, conosciuta anche come Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, è un sostegno economico fornito dall’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) ai lavoratori dipendenti che si trovano in stato di disoccupazione involontaria.
Questo beneficio mira a garantire una protezione economica transitoria mentre il lavoratore cerca una nuova occupazione.
A chi è rivolta l’indennità NASpI?
L’indennità NASPI è destinata a diverse categorie di lavoratori subordinati che perdono involontariamente il loro impiego.
Questi includono apprendisti, soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, personale artistico con rapporto di lavoro subordinato, dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni e, a partire dal 1° gennaio 2022, anche operai agricoli a tempo indeterminato dipendenti dalle cooperative e loro consorzi che trasformano, manipolano e commercializzano prodotti agricoli e zootecnici prevalentemente propri o conferiti dai loro soci.
Qual è l’importo dell’indennità NASPI?
L’importo dell’indennità NASPI è calcolato come il 75% della retribuzione media mensile imponibile degli ultimi quattro anni lavorativi del richiedente.
Tuttavia, esistono delle riduzioni progressive dell’importo in base alla durata della fruizione e all’età del beneficiario. Inoltre, sono previste delle disposizioni per il calcolo dell’importo nei casi in cui la retribuzione media sia superiore a determinati limiti stabiliti dalla legge.
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