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Quando c’è il divieto di trasferimento con la 104, sentenze

Quando c’è il divieto di trasferimento con la 104? Ecco quando il datore di lavoro può rifiutare il trasferimento del dipendente caregiver.

di Carmine Roca

Giugno 2024

Quando c’è il divieto di trasferimento con la 104? Ne parliamo in questo approfondimento (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Trasferimento di sede con Legge 104: cosa sapere?

L’articolo 33, comma 5, della Legge 104 del 1992 consente al lavoratore dipendente di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito, senza consenso, presso un’altra sede.

Il trasferimento tramite Legge 104 è possibile soltanto previo consenso del dipendente interessato o se, anche senza aver trovato un accordo, sussistono ragioni tecniche o organizzative di produzioni, eccezionali, al punto tale da rendere indispensabile il trasferimento.

Ecco, perché, la proposizione “ove possibile” nell’articolo 33, comma 5 della Legge 104, mette un freno al diritto di trasferimento del lavoratore con la 104.

Non parliamo, dunque, di un diritto assoluto per il lavoratore, anzi. Come stabilito dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la sentenza numero 26603 del 18 ottobre 2019, ai fini del riconoscimento del diritto al trasferimento è necessario constatate la presenza di alcuni indici rivelatori della reale esigenza dell’interessato.

In parole povere, il caregiver che assiste un familiare con disabilità ha il diritto, concesso dalla Legge 104, di chiedere il trasferimento in una sede di lavoro più vicina, ma dovrà dimostrare la reale esigenza di assistenza.

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Quando c’è il divieto di trasferimento con la 104?

L’azienda, se il trasferimento non dovesse rappresentare un danno economico o comportare conseguenze spiacevoli per l’organizzazione del lavoro, non può negare il diritto al trasferimento.

Ma con la sentenza numero 704 del 18 gennaio 2021 emessa dalla Corte di Cassazione, si chiarisce che dovrà sempre e comunque esserci un bilanciamento tra il diritto del lavoratore caregiver e le esigenze del datore di lavoro, entrambi aventi rilievo costituzionale.

Occorre, quindi, salvaguardare e valorizzare sia le esigenze di cura e l’assistenza del familiare con disabilità, che attraverso il trasferimento del caregiver potrebbero essere compromesse o danneggiate. Ma anche le esigenze tecniche, organizzative e produttive dell’azienda presso cui si presta servizio.

Quando c’è il divieto di trasferimento con la 104: cosa può fare il datore di lavoro?

La giurisprudenza ammette la possibilità per il datore di lavoro di dimostrare, in giudizio, l’esistenza di queste esigenze, tali da legittimare il provvedimento di rifiuto o la necessità di spostare il lavoratore presso altra sede.

Il datore di lavoro, quindi, dovrà dimostrare che il trasferimento del lavoratore con Legge 104 sia uno strumento idoneo, se non l’unico, volto a soddisfare le ragioni tecniche organizzative o produttive dell’azienda.

Quando è possibile negare il trasferimento con la Legge 104?

Quando è possibile negare il trasferimento? Il Consiglio di Stato, con la sentenza numero 2226 del 2 aprile 2020 ha stabilito che per negare il trasferimento con Legge 104, le esigenze di servizio non possono essere fondate su valutazione generiche in ordine alle scoperture di organico.

Le necessità di servizio da fronteggiare devono risultare da una indicazione concreta di elementi ostativi, riferiti alla sede di servizio in atto, anche rispetto alla sede di servizio richiesta, e dalla considerazione del grado e/o della posizione di ruolo e specialità propri del richiedente.

Quando c’è il divieto di trasferimento con la 104
Quando c’è il divieto di trasferimento con la 104: in foto un giovane uomo in partenza con l’auto.

Faq su Legge 104 e trasferimento

Cosa fare per poter usufruire del trasferimento di sede con Legge 104?

Per poter usufruire del trasferimento di sede con Legge 104 è necessario presentare il certificato che attesti l’handicap proprio o del familiare assistito, all’ente di riferimento. Inoltre va presentata l’attestazione di invalidità civile di almeno due terzi e l’eventuale iscrizione alle categorie protette.

Il diritto al trasferimento di sede con Legge 104 è sempre obbligatorio?

No, il diritto alla sede migliore non è assoluto e insindacabile. Ovvero, il dipendente ha sì diritto alla scelta, ma soltanto se questa sia possibile ed è compatibile con gli interessi economici e organizzativi dell’azienda per cui lavora.

In quali circostanze può essere negato il trasferimento di sede al lavoratore?

Il trasferimento di sede può essere negato per ragioni di organico, gestione e organizzazione del lavoro. Tuttavia, non è possibile negare il trasferimento citando generiche esigenze di servizio o valutazioni sull’eventuale scopertura dell’organico. Devono essere forniti dettagli specifici riguardanti la sede attuale, la sede richiesta e la posizione del ruolo del dipendente.

Come funziona il diritto di precedenza per i lavoratori con invalidità superiore ai 2/3?

Se sei una persona con un grado di invalidità superiore ai 2/3, o con minorazioni elencate nelle categorie prima, seconda e terza della Tab.A annessa alla legge n. 648 del 10 Agosto 1950, e lavori presso enti pubblici, hai diritto di scelta prioritaria tra le sedi disponibili. Questo diritto si chiama “diritto di precedenza”. Puoi attivarlo quando è stato raggiunto un grado di invalidità pari o superiore ai 2/3, il 67%.

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