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Dopo quanti mesi di lavoro si ha diritto alla Naspi

Vediamo in questo post dopo quanti mesi di lavoro si ha diritto alla Naspi. Qual è il minimo indispensabile e come funziona con il part time. Per quanto tempo si ha diritto all’indennità di disoccupazione e quali sono le categorie che non hanno diritto alla misura di sostegno.

di Redazione

Aprile 2024

Dopo quanti mesi di lavoro si ha diritto alla Naspi? Vediamo in questo post se sono sufficienti anche brevi periodi o bisogna aver raggiunto un limite minimo. Quali sono i requisiti e cosa dice la legge anche per i parti time, gli stagionali e gli apprendisti. (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Quando si può richiedere la Naspi: i requisiti

A partire dal 2022, la richiesta di Naspi non prevede più l’accumulo di un numero minimo di giornate lavorative nell’arco dell’anno. È invece fondamentale che il lavoratore abbia maturato almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti alla richiesta. Queste settimane devono essere indipendenti da qualsiasi precedente periodo di indennizzo di disoccupazione.

Esempio pratico

Consideriamo un lavoratore che ha accumulato 9 mesi di contributi, equivalenti a 39 settimane. Se 20 di queste settimane sono state già utilizzate per un precedente periodo di disoccupazione, allora solo le rimanenti 19 settimane saranno considerate valide ai fini della Naspi. Un caso particolare si verifica quando un lavoratore conclude il suo ultimo impiego dopo soli 3 mesi: saranno sufficienti a coprire il requisito delle 13 settimane di contribuzione richieste dalla legge, indipendentemente dalle settimane contributive accumulare nei quattro anni precedenti.

Condizioni per ottenere la Naspi

La Naspi è concessa solo sechi la richiede è disoccupato, il che significa che deve aver perso l’impiego involontariamente. È necessario inoltre che il lavoratore abbia presentato la DID (Dichiarazione d’Immediata Disponibilità) all’Inps, che può essere fatta online o tramite patronato, al centro per l’impiego o sul portale Anpal.

Dopo aver presentato la DID, il lavoratore è chiamato a stipulare un Patto di Servizio con il Centro per l’Impiego. Un documento che regola la partecipazione alle politiche attive di reimpiego. Inoltre, possono essere considerati disoccupati anche i lavoratori che percepiscono un reddito da lavoro dipendente o autonomo che non superi l’imposta lorda pari alle detrazioni spettanti, attualmente fissate a €8.500 annui per i lavoratori subordinati e €5.500 per quelli autonomi.

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Dopo quanti mesi di lavoro mi spetta la Naspi: gli stagionali

La perdita involontaria dell’impiego non è limitata ai soli casi di licenziamento. Anche i lavoratori a termine, in somministrazione o stagionali, possono ottenere la disoccupazione quando il loro rapporto di lavoro termina per scadenza del contratto e non per licenziamento. Questi lavoratori hanno diritto alla Naspi anche senza essere stati licenziati.

Situazioni particolari di diritto alla Naspi

Quanto dura la Naspi con pochi mesi di lavoro

Per chi ha lavorato solo per pochi mesi, la durata della Naspi, nella maggior parte dei casi, è pari alla metà del periodo contributivo. Una disposizione che vale indipendentemente dal tipo di contratto di lavoro, sia esso a termine o a tempo indeterminato.

Calcolo della durata della Naspi

La durata della Naspi si basa sul calcolo delle settimane di contributi nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione. Tutte le settimane retribuite sono considerate valide, purché ogni anno risulti un totale di retribuzione non inferiore ai minimali settimanali stabiliti. Questo criterio può penalizzare i lavoratori part-time, i cui redditi possono essere inferiori.

Elementi esclusi dal calcolo della durata

Alcuni periodi sono esclusi dal calcolo del diritto alla Naspi:

Come abbiamo visto è necessario anche sottrarre le settimane che hanno già dato luogo a una prestazione di disoccupazione negli ultimi quattro anni.

Chi non ha diritto alla Naspi in questi casi

Non tutti i lavoratori hanno diritto alla Naspi. Alcune categorie sono escluse dal sostegno a causa della natura del loro impiego o della legislazione specifica che li riguarda.

Categorie escluse dalla Naspi

Requisiti di contribuzione per la Naspi

Per stabilire il diritto alla Naspi, sono considerati validi questi contributi:

Periodi considerati “neutri” e non validi per il calcolo delle settimane necessarie:

Inoltre, è necessario escludere dal calcolo le settimane già utilizzate per ottenere prestazioni di disoccupazione negli ultimi quattro anni.

L’importo della Naspi dopo pochi mesi

La quantificazione dell’indennità di disoccupazione Naspi non dipende esclusivamente dalla durata del periodo di lavoro, ma è calcolata sulla base della retribuzione media percepita. È importante comprendere come viene determinato questo importo.

Calcolo dell’importo della Naspi

Per determinare l’importo della Naspi, si seguono questi passaggi:

  1. Somma degli imponibili previdenziali: vengono sommati gli imponibili previdenziali indicati nelle buste paga degli ultimi quattro anni, compresi elementi continuativi e non continuativi, oltre alle mensilità aggiuntive.
  2. Divisione per le settimane di contribuzione: il totale ottenuto viene poi diviso per il numero totale di settimane di contribuzione, senza la necessità di verificare i minimi settimanali.
  3. Moltiplicazione del risultato: il risultato della divisione viene moltiplicato per 4,33 per determinare l’importo mensile.

Se l’importo calcolato è pari o inferiore a 1.425,21 euro, l’indennità sarà pari al 75% di questo importo. Se l’importo supera 1.425,21 euro, si aggiunge il 25% della differenza tra l’imponibile e 1.425,21 euro. Tuttavia, l’importo massimo della Naspi non può eccedere 1.550,42 euro mensili.

Variazioni in base all’età e alla durata della fruizione

Dopo il 1° gennaio 2022, la Naspi subisce una riduzione del 3% ogni mese a partire dal sesto mese di fruizione. Per i beneficiari che hanno compiuto 55 anni al momento della domanda, la riduzione inizia dall’ottavo mese.

E chi lavora pochi mesi con il part time?

Per i lavoratori che hanno avuto un contratto di lavoro a tempo parziale, il calcolo della Naspi segue le stesse linee guida generali, ma considera la particolarità della retribuzione ridotta dovuta al part-time.

Principi di calcolo per part-time

Il calcolo della Naspi per i lavoratori part-time si basa sulla retribuzione utile degli ultimi 4 anni, che può includere periodi con retribuzione ridotta:

La Naspi per i collaboratori con pochi mesi di lavoro

Se il lavoro svolto non rientra in un rapporto di subordinazione classico ma in una forma di parasubordinazione, come una collaborazione o un contratto co.co.co., il lavoratore ha diritto a un’indennità di disoccupazione, ma non alla Naspi. In questo caso, si parla di Dis-Coll.

Requisiti e durata della Dis-Coll

La Dis-Coll è disponibile per:

La Dis-Coll è riconosciuta ai lavoratori che:

La durata della Dis-Coll è pari ai mesi di contribuzione accreditati, con un massimo di 12 mesi, e non considera utili i periodi che hanno già dato luogo a una prestazione di disoccupazione.

Dopo quanti mesi di lavoro si ha diritto alla Naspi
Nell’immagine un lavoratore calcola quante settimane ha lavorato per sapere se ha diritto alla Naspi.

FAQ (domande e risposte)

Dopo quanti mesi di lavoro si ha diritto alla Naspi?

Per ottenere il diritto alla Naspi non è necessario aver completato un numero specifico di mesi di lavoro consecutivi. È sufficiente che il lavoratore abbia accumulato almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti la richiesta di disoccupazione, senza considerare quelle settimane che hanno già generato un precedente indennizzo. Pertanto, anche un impiego di breve durata, come tre mesi, può essere sufficiente se durante quel periodo si raggiungono le 13 settimane di contributi richieste.

Quali requisiti sono necessari per ottenere la Naspi?

I requisiti principali per accedere alla Naspi includono:

  1. Aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti la domanda.
  2. Trovarsi in stato di disoccupazione involontaria.
  3. Aver presentato la Dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID) a lavorare e agli interventi di politiche attive del lavoro.

La Naspi è disponibile per i lavoratori part-time?

Sì, la Naspi è disponibile anche per i lavoratori part-time. I criteri di eleggibilità in termini di settimane di contribuzione e stato di disoccupazione sono gli stessi sia per i lavoratori a tempo pieno sia per quelli a tempo parziale. Tuttavia, l’importo dell’indennità potrebbe essere influenzato dalla retribuzione ridotta tipica dei contratti part-time.

Come influenzano i contributi precedenti il diritto alla Naspi?

I contributi precedenti sono fondamentali per determinare il diritto alla Naspi. Solo le settimane di contribuzione non legate a precedenti indennità di disoccupazione contano ai fini del raggiungimento delle 13 settimane richieste. Se un lavoratore ha utilizzato settimane di contribuzione per un precedente periodo di indennizzo, queste non verranno contate per una nuova richiesta di Naspi.

Che impatto hanno i contratti a termine sul diritto alla Naspi?

I lavoratori con contratti a termine, stagionali o in somministrazione possono ottenere la Naspi anche se il rapporto di lavoro termina per scadenza del termine e non per licenziamento. Anche dimissioni per giusta causa o durante periodi tutelati, come la maternità, o la risoluzione consensuale nell’ambito di una procedura di conciliazione, sono situazioni che consentono l’accesso alla Naspi senza la necessità di un licenziamento formale.

Qual è la durata della Naspi con pochi mesi di lavoro?

La durata della Naspi generalmente corrisponde alla metà del totale delle settimane contributive accumulate dal lavoratore, con una durata minima che può essere influenzata dalla quantità complessiva dei contributi. Per esempio, se un lavoratore ha contribuito per sei mesi, potrebbe ricevere una Naspi per circa tre mesi, a seconda del calcolo specifico basato sulle settimane di contribuzione effettive e sulla retribuzione media degli ultimi quattro anni.

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