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I settori dove si guadagna meno

Vediamo in questo post i settori dove si guadagna meno. Li ha rilevati uno studio e il dato viene fuori anche dal Rapporto sui salari in Italia. Le soluzioni proposte da sindacati e industriali. La situazione è ritenuta insostenibile.

di Redazione

Dicembre 2023

I settori dove si guadagna meno, dove cioè le paga sono in media più basse che per altre occupazioni. I risultati di uno studio e le possibili soluzioni proposte da sindacati e industriali. Vediamo nel dettaglio. (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

I settori dove si guadagna meno: situazione insostenibile

In Italia, la questione dei bassi salari, soprattutto in alcuni settori lavorativi, sta diventando sempre più critica. Una situazione non solo mina la dignità dei lavoratori, ma solleva anche interrogativi sulla sostenibilità di questo modello economico nel lungo termine. Mettendo in risalto la disuguaglianza salariale, il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha sottolineato la necessità di un impegno congiunto tra sindacati e aziende per identificare e affrontare i settori più esposti.

L’appello di Confindustria per l’equità salariale

L’appello di Bonomi punta a promuovere un grande “patto di equità sociale”. L’obiettivo è chiaro: individuare quelle aziende che, in un contesto di inflazione alta e costi della vita in aumento, continuano a offrire salari che non permettono ai loro dipendenti di condurre una vita dignitosa.

Questa situazione è stata evidenziata anche dal Rapporto sui salari in Italia, che ha confermato un dato: le retribuzioni sono di fatto ferme da trent’anni. Il confronto con la media dei salari europei è spesso desolante per l’Italia.

I settori maggiormente colpiti

Alcuni settori sono particolarmente vulnerabili in questo scenario. Si tratta di ambiti in cui le paghe sono non solo inferiori alla media nazionale, ma anche inadeguate rispetto al crescente costo della vita. In particolare:

  1. Cooperative e consorzi agricoli: lavoratori che iniziano con una paga di circa 8,4 euro l’ora.
  2. Industria delle calzature: addetti che ricevono un salario medio di 7,9 euro l’ora.
  3. Settore del vetro: lavoratori con un salario di 7,1 euro l’ora.

Queste cifre, purtroppo, rappresentano solo la punta dell’iceberg di una questione ben più ampia e diffusa.

La sfida dei sindacati e delle aziende

Di fronte a questa situazione, il ruolo dei sindacati e delle aziende è ovviamente importante. I sindacati sono chiamati a negoziare condizioni di lavoro più eque, mentre le aziende devono riconoscere la necessità di un adeguamento salariale. La collaborazione tra questi due attori può portare a soluzioni condivise che garantiscano sia la sostenibilità economica delle aziende sia un miglioramento significativo delle condizioni di vita dei lavoratori.

Verso un modello più sostenibile

La soluzione a questa crisi dei salari bassi non è semplice, richiede infatti un cambiamento strutturale nel modo in cui le aziende valutano e compensano il lavoro. Un modello più sostenibile dovrebbe non solo aumentare i salari, ma anche garantire che questi siano in linea con il costo della vita e riflettano adeguatamente il valore del lavoro svolto. Questo richiederà un impegno congiunto non solo da parte delle aziende e dei sindacati, ma anche del governo e della società nel suo insieme.

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Contratti al di sotto dei 9 euro l’ora: una realtà diffusa

Molti settori offrono salari che non superano i 9 euro l’ora. Questa situazione, che coinvolge diverse categorie lavorative, mette in luce una problematica profonda nel sistema retributivo italiano.

La necessità di un’operazione verità

Per affrontare questa situazione, gli industriali e i sindacati italiani hanno sottolineato la necessità di un’operazione verità. Questa iniziativa punta a identificare chiaramente le aziende che offrono salari inadeguati e quelle che si discostano dalle regole del giusto compenso. L’obiettivo è di portare alla luce una realtà spesso nascosta e di incentivare un adeguamento salariale che rispecchi la dignità e il valore del lavoro.

Soluzioni proposte

Di fronte a questa situazione, è fondamentale non solo identificare i problemi, ma anche proporre soluzioni concrete. Ecco alcune proposte:

  1. Rinegoziare i contratti: sindacati e aziende dovrebbero collaborare per rinegoziare i contratti in questi settori, aumentando il salario minimo.
  2. Incentivi governativi: il governo potrebbe introdurre incentivi per le aziende che decidono di aumentare i salari.
  3. Maggior trasparenza: Richiedere alle aziende una maggiore trasparenza nelle politiche salariali.

I lavori con maggiore irregolarità

Ma c’è anche un’alta percentuale di lavoro irregolare. Una piaga che riguarda soprattutto alcuni settori. È un fenomeno che non solo riduce le entrate fiscali dello Stato, ma mette anche a rischio i diritti dei lavoratori. Analizziamo più da vicino quali sono i settori e come si manifesta questa irregolarità.

Settori con alta Incidenza di lavoro irregolare

Il Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso 2023-2025 ha offerto dati illuminanti sulla distribuzione del lavoro irregolare in Italia. I settori più interessati sono:

  1. Servizi domestici: oltre un quarto dei lavoratori irregolari si trova in questo settore.
  2. Commercio: rappresenta oltre l’11% del lavoro irregolare.
  3. Alloggio e ristorazione: incide per il 7,7% sul totale.
  4. Attività professionali: costituiscono l’8,7% del lavoro in nero.

Cause dell’irregolarità

Le cause di questo fenomeno sono variegate e includono:

Conseguenze per i lavoratori

I lavoratori in questi settori spesso non godono dei diritti e delle protezioni tipiche del lavoro regolare, come:

Soluzioni possibili

Per combattere l’irregolarità lavorativa, è necessario un approccio diversificato:

  1. Miglioramento dei controlli: rafforzare i meccanismi di ispezione e controllo.
  2. Incentivi per la regolarizzazione: proporre incentivi per le aziende che scelgono di regolarizzare i loro dipendenti.
  3. Educazione e sensibilizzazione: informare i lavoratori sui loro diritti e i datori di lavoro sui vantaggi della regolarità.

I settori dove si paga poco o in nero

Analizziamo i settori più colpiti da questa problematica:

  1. Servizi domestici: qui, il tasso di irregolarità supera il 50%. Questo settore include una vasta gamma di professioni, dalla pulizia domestica all’assistenza agli anziani.
  2. Agricoltura: anche in questo settore, la percentuale di lavoro irregolare è alta. I lavoratori spesso ricevono salari molto bassi e lavorano in condizioni difficili.
  3. Settore delle costruzioni: qui, l’occupazione irregolare varia tra il 7% e l’8%. Il lavoro in nero in questo settore può avere gravi conseguenze sulla sicurezza dei lavoratori.
  4. Alloggio e ristorazione: questi settori sono noti per l’alta percentuale di lavoro non regolarizzato, specialmente nei piccoli esercizi commerciali.
  5. Attività artistiche e di divertimento: anche in queste aree si riscontrano alti livelli di lavoro in nero, spesso dovuti a contratti atipici e stagionalità del lavoro.

Cause e conseguenze

Le cause di questo fenomeno sono molteplici:

La situazione delle Partite IVA

In Italia, la situazione delle Partite IVA, ovvero dei lavoratori autonomi, rivela un quadro complesso, segnato da un’alta incidenza di irregolarità. Questa categoria di lavoratori, che costituisce una parte significativa dell’economia italiana, affronta sfide uniche nel contesto lavorativo.

Settori principali e impatti

Tra i lavoratori autonomi, alcuni settori mostrano un tasso di irregolarità particolarmente elevato:

Questa situazione ha diverse conseguenze:

Soluzioni e interventi necessari

Per affrontare l’irregolarità tra le Partite IVA, è fondamentale un approccio che includa:

I settori dove si guadagna meno
Nell’immagina un lavoratore triste e alle sue spalle altri lavoratori di settori dove si guadagna di meno.

FAQ (domande e risposte)

Quali sono i settori con le retribuzioni più basse in Italia?

In Italia, i settori con le retribuzioni più basse includono principalmente cooperative e consorzi agricoli, l’industria delle calzature e il settore del vetro. Questi settori presentano salari orari al di sotto dei 9 euro, con cifre che variano tra 7,1 e 8,4 euro l’ora. Questa situazione è particolarmente allarmante perché questi salari sono significativamente inferiori alla media nazionale e non consentono di sostenere adeguatamente i costi della vita.

Come affrontano sindacati e industriali la questione dei bassi salari?

Sindacati e industriali stanno cercando di affrontare il problema dei bassi salari attraverso la proposta di un “patto di equità sociale”. L’obiettivo è identificare le aziende che pagano poco i loro dipendenti e stimolare un dialogo costruttivo per migliorare le condizioni salariali. Questa iniziativa, sostenuta da figure come il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, mira a riflettere sui salari in Italia e a trovare soluzioni condivise per garantire retribuzioni più eque.

Qual è il salario orario medio nei settori meno remunerativi?

Nel contesto dei settori meno remunerativi in Italia, il salario orario medio è al di sotto dei 9 euro. Per esempio, nel settore delle cooperative agricole, i salari partono da 8,4 euro l’ora, mentre nell’industria delle calzature e nel settore del vetro, i salari si attestano rispettivamente a 7,9 e 7,1 euro l’ora. Questi dati evidenziano una netta discrepanza rispetto alla media salariale e sottolineano la necessità di interventi mirati per incrementare i salari in questi settori.

In quali settori si concentra maggiormente il lavoro irregolare in Italia?

In Italia, il lavoro irregolare si concentra principalmente nei servizi, in particolare nel lavoro domestico, che da solo rappresenta oltre un quarto di tutti i lavoratori in nero. Altri settori significativi includono il commercio, l’alloggio e la ristorazione, e le attività professionali. Questi settori, insieme all’agricoltura e alle costruzioni, costituiscono i principali ambiti dove si verifica il fenomeno del lavoro sommerso.

Qual è l’incidenza dell’occupazione irregolare nei servizi domestici?

Nei servizi domestici, il tasso di irregolarità supera il 50%, rendendo questo settore il più colpito dal lavoro in nero in Italia. Questa alta incidenza di occupazione irregolare nei servizi domestici pone serie questioni relative alla tutela dei diritti dei lavoratori e alla perdita di entrate fiscali per lo Stato.

Come influisce l’irregolarità sulle Partite IVA in Italia?

L’irregolarità ha un impatto significativo sulle Partite IVA in Italia, con i lavoratori autonomi che mostrano un tasso di irregolarità superiore di 2,5 punti percentuali rispetto agli altri lavoratori. Questo gruppo, particolarmente presente nel commercio, nelle attività finanziarie e assicurative, e nei settori artistici, professionali e dell’informazione, costituisce oltre un quarto degli occupati irregolari in Italia. L’irregolarità in queste categorie porta a una mancanza di sicurezza economica per i lavoratori e una minore contribuzione al sistema fiscale e previdenziale, creando inoltre condizioni di competizione sleale nel mercato.

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