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Il lavoro part time penalizza la carriera?

Il lavoro part time penalizza la carriera? E questa discriminazione può essere definita di genere dal momento che sono soprattutto le donne ad avere un lavoro a tempo ridotto? Una sentenza della Cassazione è entrata nel vivo della questione e chiarito aspetti importanti. Vediamo insieme.

di Redazione

Aprile 2024

Il lavoro part time penalizza la carriera? O meglio: chi lavora a tempo ridotto, e spesso si tratta di donne, subisce conseguenze negative e discriminazioni? Ebbene sì, è così. O meglio, era così. Una recente sentenza della Cassazione ha infatti sancito la fine delle penalizzazioni sul lavoro per chi è impegnato part time. Vediamo nel dettaglio. (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Lavoro part time e carriera: questione di donna

Il lavoro a tempo parziale è molto diffuso soprattutto tra le lavoratrici. Molte lo adottano per bilanciare meglio vita professionale e impegni familiari. Una sentenza della Corte di Cassazione si è espressa in modo netto contro le penalizzazioni di carriera legate a questa forma di impiego. L’Alta Corte ha messo in evidenza come possa incidere negativamente sul percorso professionale delle donne (in particolare).

Pronuncia della Cassazione

La Cassazione ha evidenziato due aspetti fondamentali:

In pratica i magistrati hanno stabilito che bisogna valutare le prestazioni e le competenze in modo oggettivo, indipendentemente dalle ore lavorate.

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Il part time in Italia

La diffusione del lavoro part time in Italia è aumentata a partire dagli anni ’90. È diventata una soluzione ideale per molte donne che hanno la necessità di conciliare le esigenze lavorative con quelle familiari. La scelta del part time, soprattutto per questo motivo, è più frequente tra il personale femminile.

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Come funziona il part time

Questo tipo di impiego permette dunque di gestire meglio il tempo, ma ha sollevato numerose questioni rispetto le prospettive di carriera per chi lo sceglie.

Impatto sulle carriere femminili

C’è la percezione che il part time possa limitare le opportunità di avanzamento professionale. Questo modello di lavoro, infatti, è spesso associato a un impegno minore o a una ridotta ambizione professionale. Eppure non c’è una correlazione diretta tra le ore lavorate e il valore o le competenze del dipendente.

Vediamo alcuni esempi di pensione con un lavoro part time.

La storia

La questione delle penalizzazioni di carriera legate al part time è stata sollevata da un caso che riguarda un’impiegata presso l’Agenzia delle Entrate. La lavoratrice ha presentato un ricorso al Tribunale di Genova, sostenendo di essere stata svantaggiata in una selezione interna per un avanzamento di carriera. E la causa sarebbe stata proprio il suo orario di lavoro ridotto.

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Il caso all’attenzione della giustizia

L’impiegata ha evidenziato come, nonostante lavorasse meno ore rispetto ai colleghi a tempo pieno, la sua anzianità di servizio e il suo impegno non fossero stati valutati equamente, causando una penalizzazione nella valutazione per la promozione. Cosa contraria sia al decreto legislativo numero 61 del 2000, che disciplina il part time, sia al decreto legislativo 198 del 2006, sul divieto di discriminazione di genere.

La decisione dei tribunali

Sia il Tribunale che la Corte di appello di Genova hanno riconosciuto il fondamento delle sue contestazioni, condannando l’Agenzia delle Entrate a eliminare ogni forma di discriminazione legata al modello di lavoro part time e a riconoscere le stesse possibilità di avanzamento economico a tutti i lavoratori, indipendentemente dalle ore lavorate.

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Cosa ha deciso la Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha poi depositato, il 19 febbraio 2024, una sentenza che ha definito due principi chiave riguardo al lavoro part time e alle progressioni di carriera, offrendo così una chiara direttiva su come questi casi debbano essere gestiti in futuro.

Principi stabiliti dalla Cassazione

  1. Nessuna riduzione automatica dell’anzianità: la Cassazione ha chiarito che la riduzione dell’orario di lavoro non deve automaticamente tradursi in una diminuzione dell’anzianità di servizio valutata per le progressioni economiche. Questo principio mira a garantire che le valutazioni siano basate su criteri equi e non discriminanti.
  2. Trattamento equo e proporzionato: la sentenza ha inoltre sottolineato che il trattamento dei lavoratori part time deve essere ricalibrato in base alla ridotta entità della prestazione lavorativa, ma ciò riguarda esclusivamente la retribuzione. Pertanto, la normativa intende che i lavoratori part time debbano avere accesso alle progressioni economiche nella stessa misura dei colleghi a tempo pieno, purché la valutazione sia basata su meriti e competenze reali.

Implicazioni della sentenza

Questa decisione della Cassazione rappresenta un passo avanti significativo nel riconoscimento dei diritti dei lavoratori part time e mette in evidenza l’importanza di una valutazione equa delle loro prestazioni. In particolare, si riconosce che le modalità di lavoro flessibili non dovrebbero limitare le opportunità di crescita professionale e di accesso a benefici economici.

Discriminazione di genere legata al part time

La sentenza della Cassazione ha affrontato anche la questione della discriminazione indiretta di genere legata al lavoro part time, rilevando come questa pratica lavorativa, sebbene in apparenza neutra, possa avere effetti discriminatori, soprattutto perché riguarda in larga misura le donne.

Riconoscimento della discriminazione indiretta

La Corte ha riconosciuto che, dato il maggior ricorso al part time da parte delle lavoratrici, qualsiasi penalizzazione legata a questa modalità di impiego si traduce in una discriminazione di genere. Perché le donne, come abbiamo accennato, cercando di bilanciare le responsabilità lavorative con quelle familiari, scelgono più frequentemente per il part time e, di conseguenza, rischiano di essere penalizzate nelle progressioni di carriera.

Impatto della sentenza

Questa sentenza sottolinea come sia importante adottare valutazioni aziendali che non perpetuino disparità di trattamento basate sul genere. La sentenza è quindi un punto di riferimento per promuovere l’uguaglianza di trattamento nel mondo del lavoro. In pratica, le norme e le pratiche devono evolvere per riflettere i principi di equità e non discriminazione.

Con questa decisione, la Cassazione ha posto le basi per un cambiamento significativo nel modo in cui le aziende valutano e promuovono i loro dipendenti, a prescindere dal tipo di contratto di lavoro. È un passo avanti importante per le lavoratrici part time (ovviamente anche per i lavoratori a tempo parziale): avranno maggiori opportunità di crescita professionale e di accesso alle progressioni economiche.

Il lavoro part time penalizza la carriera?
Nell’immagine una lavoratrice part time impegnata in un ufficio.

FAQ (domande e risposte)

Il lavoro part time penalizza la carriera delle donne?

Il lavoro part time, spesso scelto per bilanciare responsabilità lavorative e familiari, ha mostrato implicazioni negative sulle carriere, in particolare per le donne. La modalità part time, percepite da alcuni come meno impegnata, può limitare le opportunità di avanzamento professionale e sviluppo economico. Tuttavia, la recente sentenza della Cassazione mira a eliminare queste penalizzazioni, garantendo pari opportunità di carriera a chi lavora a tempo parziale.

Cosa ha deciso la Cassazione sul part time e la carriera?

La Cassazione ha stabilito che non deve esserci una correlazione automatica tra il numero di ore lavorate e l’anzianità di servizio valutata per le progressioni economiche. Inoltre, ha chiarito che il trattamento dei lavoratori part time deve essere equo e proporzionato, sottolineando che le riduzioni orarie non dovrebbero influire sulle possibilità di accesso a promozioni e progressioni economiche.

Il part time in Italia è prevalentemente femminile?

Sì, il lavoro part time in Italia è principalmente una realtà femminile. Le donne ricorrono spesso a questa modalità di impiego per gestire meglio il delicato equilibrio tra lavoro e responsabilità domestiche, rendendole maggiormente soggette alle implicazioni di questa scelta sulle loro carriere.

Come influisce il part time sulle progressioni economiche?

Il lavoro part time ha storicamente influenzato negativamente le progressioni economiche, soprattutto per le donne. La percezione di un minore impegno associato a questa modalità lavorativa ha portato a una valutazione iniqua in termini di avanzamento di carriera e accesso a opportunità economiche. La sentenza della Cassazione si propone di cambiare questa realtà, promuovendo una valutazione basata sul merito piuttosto che sulle ore lavorate.

Cosa stabilisce il d.lgs 61/2000 sul lavoro part time?

Il d.lgs 61/2000 stabilisce che il trattamento del lavoratore part time deve essere proporzionato in base alla ridotta entità della prestazione lavorativa, ma ciò si riferisce esclusivamente alla retribuzione. Questo significa che, sebbene la paga possa essere proporzionata alle ore di lavoro, l’accesso a progressioni economiche e promozioni non dovrebbe essere limitato per i lavoratori a tempo parziale.

Come la Cassazione contrasta la discriminazione di genere nel lavoro?

La Cassazione contrasta la discriminazione di genere nel lavoro riconoscendo che le penalizzazioni legate al part time rappresentano una forma di discriminazione indiretta di genere, poiché questa modalità di lavoro è prevalentemente scelta dalle donne. La sentenza mira a eliminare gli automatismi che penalizzano il part time nelle progressioni economiche, sottolineando come queste pratiche non solo limitino le opportunità per le donne ma aggravino anche le sfide nell’accesso al mondo del lavoro e nei ruoli di leadership.

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