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In pensione d’ufficio

In pensione d'ufficio: quando è obbligatorio andare in pensione per un dipendente pubblico? Ecco età ed eccezioni.

di Carmine Roca

Novembre 2023

In questo approfondimento vi diremo quando si va in pensione d’ufficio e cosa significa (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

In pensione d’ufficio: cosa significa?

Per pensionamento d’ufficio si intende la possibilità, per le pubbliche amministrazioni, di collocare in pensione i propri dipendenti, al compimento dell’età ordinamentale per la permanenza in servizio, ovvero a 65 anni.

Attenzione, però: l’obbligo è imposto soltanto a quei dipendenti che hanno maturato il diritto alla pensione, dunque coloro che hanno raggiunto la massima anzianità contributiva prevista dalla legge: 42 anni e 10 mesi per gli uomini; 41 anni e 10 mesi per le donne, senza dimenticare la finestra mobile di 3 mesi.

Chi ha maturato i requisiti per Quota 100, Quota 102 o Quota 103 può essere messo in pensionamento d’ufficio? No, in questi casi il dipendente non può essere obbligato ad andare in pensione, essendo queste tutte misure previdenziali che prevedono una perdita economica rispetto all’uscita con la pensione di vecchiaia.

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In pensione d’ufficio senza requisiti: è possibile?

Ma se il lavoratore o la lavoratrice dipendente pubblica non ha maturato i requisiti per la pensione anticipata a 65 anni, cosa succede?

Semplicemente la pubblica amministrazione non potrà risolvere il contratto col suo dipendente e il rapporto di lavoro proseguirà fino a quando il lavoratore o la lavoratrice non avrà maturato il requisito anagrafico per accedere alla pensione di vecchiaia (67 anni).

E se il dipendente non ha maturato l’anzianità contributiva minima per la pensione? In questo caso, se gli anni di contributi versati sono meno di 20, è prevista, in via eccezionale, la possibilità di proseguimento dell’impiego fino a 71 anni, se il prolungamento dovesse consentire al lavoratore o alla lavoratrice di perfezionare il requisito contributivo minimo per la pensione di vecchiaia (20 anni di contributi, oppure 5 anni per i lavoratori privi di contributi versati prima del 1996).

In pensione d’ufficio per avvocati e magistrati: quale età?

La risoluzione d’ufficio, invece, può essere esercitata al compimento del 70° anno di età per i magistrati, gli avvocati e i procuratori dello Stato, nonché per i professori universitari, in quanto il limite di permanenza in servizio è maggiore di 5 anni rispetto agli altri dipendenti pubblici.

In pensione d’ufficio: il decreto legge 90 del 2014

A cambiare le regole per la risoluzione unilaterale (pensione d’ufficio) del rapporto di lavoro da parte delle pubbliche amministrazioni, è stato il decreto legge numero 90, del 2014, sulla Pubblica Amministrazione.

Il decreto si è posto l’obiettivo di limitare la possibilità di proseguire il rapporto di lavoro dopo il compimento dell’eta’ pensionabile, abolendo il trattenimento in servizio, che consentiva, al lavoratore dipendente pubblico, di restare in servizio per altri due anni, dopo il compimento dell’età pensionabile.

Inoltre, è stata resa possibile la facoltà di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro di quei lavoratori che hanno raggiunto la massima anzianità contributiva.

Tra l’altro, queste limitazioni, vanno in contrasto con le regole previdenziali apportate dalla legge Fornero, che, invece, incentivava la prosecuzione del rapporto lavorativo oltre il compimento dell’età pensionabile, con la possibilità di percepire un assegno pensionistico più corposo. Le regole sono state cristallizzate nella Circolare della Funzione Pubblica 2/2015

In pensione d'ufficio
In pensione d’ufficio: in foto una donna e un uomo in età pensionabile, sorridono.

Faq sulla pensione d’ufficio

Pensionamento d’ufficio: cosa cambia per i dipendenti privati?

dipendenti privati non sono obbligati ad andare in pensione una volta compiuti i 67 anni di età. A loro la normativa previdenziale dà la possibilità di continuare a lavorare oltre il limite previsto dalla legge fino a quanto non viene raggiunto l’età che prevede un pensionamento forzato. Attualmente il limite anagrafico fissato dalla legge Fornero è a 71 anni. Raggiunta questa età scatta il licenziamento ad nutum (senza obbligo di motivazione).

La Cassazione ha specificato che il licenziamento è legittimo quando la prestazione venga erogata immediatamente al momento della cessazione del rapporto lavorativo. Il datore di lavoro, invece, non può licenziare un lavoratore che ha raggiunto il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia o contributivo per la pensione anticipata ordinaria. Spetta al dipendente decidere se andare in pensione o continuare a lavorare.

Quando scatta il collocamento a riposo d’ufficio di un docente?

Il collocamento a riposo d’ufficio scatta:

Il trattenimento in servizio oltre il compimento dei limiti dell’età per il collocamento a riposo d’ufficio non è più previsto dalla legge. Sono trattenuti in servizio fino al compimento dei 71 anni di età soltanto coloro che non hanno ancora maturato i requisiti contributivi minimi richiesti per il pensionamento di vecchiaia.

Quando spetta la pensione a 71 anni di età?

La pensione di vecchiaia contributiva spetta a 71 anni di età, con un minimo di 5 anni di contributi, ma solo a chi ha tutti i propri contributi versati nel sistema contributivo puro.

Questo avviene in due casi:

I dipendenti pubblici possono aprire una Partita Iva e svolgere un’altra professione?

Di norma i dipendenti pubblici non potrebbero aprire una partita IVA e svolgere un’attività in proprio, neppure durante i periodi di aspettativa o se è stato sottoscritto un contratto a tempo determinato. Ci sono, però, delle eccezioni. Per alcune categorie di lavoratori è possibile svolgere una seconda attività, magari con partita IVA, a condizione che sia comunque priorità all’occupazione principale.

Parliamo di due categorie:

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