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In pensione si può lavorare: come fare

In pensione si può lavorare? Ci sono dei limiti o delle eccezioni a riguardo? Ecco una pratica guida per saperne di più.

di Carmine Roca

Agosto 2023

Oggi risponderemo a questa domanda: in pensione si può lavorare? Vediamo insieme quando è possibile (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

In pensione si può lavorare?

La normativa di riferimento (legge Amato del 1992 e legge Dini del 1995) impone la sospensione di qualsiasi attività da lavoratore dipendente al momento del pensionamento.

Significa che quando si va in pensione, è obbligatorio smettere di lavorare, fino alla decorrenza del trattamento pensionistico, rispettando le varie finestre mobili esistenti.

Ma, a sua volta, la normativa non vieta al pensionato di riprendere a lavorare e di cumulare il reddito da pensione con il reddito da lavoro.

Il decreto legge numero 112 del 2008 ha, infatti, sancito la totale cumulabilità con i redditi da lavoro di tutte le pensioni di vecchiaia, di anzianità o anticipate.

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In pensione si può lavorare: le eccezioni

Esistono, però, delle eccezioni. Le prime riguardano le pensioni calcolate interamente con il sistema contributivo.

Il sistema contributivo

Per legge, chi anticipa la pensione prima dei 63 anni di età perde il diritto all’assegno previdenziale, se dovesse riprendere a lavorare come dipendente.

Invece, se dovesse essere avviata un’attività lavorativa da autonomo, la legge prevede la perdita del diritto al 50% della pensione che eccede l’importo massimo della pensione minima: 563,74 euro nel 2023.

Quota 103 (Quota 102 e Quota 100)

Se con la pensione di vecchiaia è sempre possibile riprendere a lavorare, senza incorrere in penalizzazioni di importo o in sanzioni, la stessa regola non vale per alcune formule anticipate: è necessario rispettare alcuni vincoli e dei paletti ben definiti.

L’esempio più lampante è dato da Quota 103 (e dalle precedenti Quota 100 e Quota 102). La normativa ha introdotto il divieto di cumulo dei redditi dalla decorrenza della pensione al compimento dell’età pensionabile (67 anni).

Significa che il pensionato con Quota 103 (62 anni di età e 41 anni di contributi versati) dovrà attendere almeno 5 anni prima di poter riprendere a lavorare (reddito da lavoro dipendente).

La condizione cambia se il pensionato avvia una prestazione di lavoro occasionale: in questo caso può riprendere a lavorare sin da subito, a patto che i redditi da lavoro non superino i 5.000 euro lordi l’anno.

Quota 41 precoci

Anche chi accede alla pensione con Quota 41 per lavoratori precoci deve sapere che non potrà riprendere subito a lavorare.

Con questa soluzione, chi ha maturato almeno un anno di contributi prima dei 19 anni di età e ha un’anzianità contributiva di 41 anni, può anticipare l’uscita dal mondo del lavoro se appartenente a determinate categorie tutelate (disoccupati, caregiver, invalidi civili dal 74% in poi, impiegati in mansioni gravose o usuranti).

La normativa impone di attendere la maturazione del requisito contributivo minimo della pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne), prima di riprendere qualsiasi attività lavorativa.

Significa che sarà obbligatorio aspettare un anno e 10 mesi (se uomini) o 10 mesi (se donne) prima di avviare una nuova attività lavorativa.

Ape Sociale

Per l’Ape Sociale (anticipo pensionistico a 63 anni per determinate categorie tutelate) è necessario ricordare che riprendere a lavorare mentre si attende il primo assegno metterebbe a rischio il diritto alla prestazione.

Con l’Ape Sociale si può riprendere a lavorare, a patto che il reddito da lavoro dipendente rimanga inferiore agli 8.000 euro annui e che il reddito da lavoro autonomo rimanga inferiore ai 4.800 euro annui.

Opzione Donna

Anche per quanto riguarda Opzione Donna, il cumulo dei redditi, nonostante alcune difficoltà interpretative (dovute al ricalcolo dell’assegno col metodo interamente contributivo), è consentito dalla legge al pari di qualsiasi altra pensione calcolata col sistema retributivo o misto.

Dunque, nessuno vieta alle donne in pensione con Opzione Donna di riprendere a lavorare e di cumulare redditi da lavoro col reddito della pensione.

Assegno ordinario di invalidità

L’Assegno ordinario di invalidità è una prestazione previdenziale, erogata dall’INPS, a quei lavoratori a cui è stata riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa superiore a due terzi (oltre il 67%).

Per avere diritto a questa prestazione è necessario versare almeno 5 anni di contributi, di cui almeno 3 anni nel quinquennio precedente alla domanda di pensione.

Chi, una volta in pensione con l’AOI, volesse riprendere a lavorare, deve sapere che l’assegno subirà un taglio dell’importo qualora il reddito complessivo superasse:

Se l’importo dell’Assegno ordinario di invalidità dovesse essere superiore al trattamento minimo INPS, il rateo di assegno eccedente il trattamento minimo può subire una nuova decurtazione, qualora l’anzianità contributiva fosse inferiore ai 40 anni.

In questo caso, la decurtazione è pari:

Pensione di reversibilità

Per finire, anche chi percepisce la pensione di reversibilità può tranquillamente continuare a lavorare.

Però, sono previsti dei vincoli reddituali da rispettare, oltre i quali l’importo della prestazione ai superstiti subisce delle decurtazioni:

La riduzione non si applica se la pensione di reversibilità spetta a più persone in un nucleo familiare, composto anche da minori, studenti entro i limiti di età previsti dalle legge o inabili anche se maggiorenni.  

Cos’è il supplemento di pensione?

Chiaramente, chi riprende a lavorare da pensionato ha l’obbligo dichiarare il reddito da lavoro e di versare i “nuovi” contributi, costituendo un supplemento di pensione.

Parliamo di un incremento della pensione liquidato solo su domanda diretta dell’interessato.

Il supplemento di pensione può essere richiesto dopo 5 anni dalla decorrenza della pensione o da un precedente supplemento, oppure, per chi ha compiuto l’età pensionabile (67 anni), dopo soli 2 anni dalla decorrenza della pensione o di un precedente supplemento.

Un eventuale supplemento successivo potrà essere richiesto solo a distanza di 5 anni dal precedente.

In pensione si può lavorare
In pensione si può lavorare: in foto un uomo al lavoro, davanti a un computer.

Faq sul supplemento di pensione

Chi può richiedere il supplemento di pensione?

Possono richiedere il supplemento di pensione i titolari di pensione diretta, pensione supplementare o assegno ordinario di invalidità. Tuttavia, è necessario essere iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (Ago) dei lavoratori dipendenti o autonomi, alla Gestione separata, o alla gestione dei lavoratori dello spettacolo e sport (ex Enpals). Anche i lavoratori che hanno ottenuto il trattamento pensionistico con il cumulo dei periodi assicurativi possono richiedere il supplemento.

Come si calcola l’importo del supplemento di pensione?

Ci sono tre metodi diversi per il calcolo del supplemento di pensione, a seconda delle anzianità contributive acquisite: se queste sono state acquisite dal primo gennaio 2012, il calcolo si effettua con il sistema contributivo; se sono state acquisite entro il 31 dicembre 2011, il calcolo si effettua con lo stesso criterio utilizzato per la liquidazione della pensione; per i pensionati con periodi di lavoro in stati extra – UE convenzionati con l’Italia, il calcolo del supplemento segue i criteri definiti dalla convenzione internazionale.

Ci sono limitazioni al supplemento di pensione?

Sì, esistono delle limitazioni per il supplemento di pensione. Devono essere trascorsi almeno cinque anni dall’accesso alla pensione (o dalla precedente integrazione contributiva) per poter chiedere il supplemento. In via eccezionale, questo tempo può essere ridotto a due anni, ma solo una volta.

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