La pensione di reversibilità fa reddito? In tanti si chiedono se questa prestazione faccia o meno reddito e in quali casi viene decurtata. Facciamo chiarezza (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
La pensione di reversibilità fa reddito
Partiamo da un concetto molto semplice e chiariamolo: la pensione di reversibilità fa reddito.
L’Agenzia delle Entrate infatti, riconosce questa misura come un reddito da lavoro dipendente. Questo vuol dire che le somme percepite ogni mese si vanno ad aggiungere all’eventuale reddito che già percepisci.
Se da un lato ricevere la pensione di reversibilità per molte famiglie è una salvezza dal punto di vista economico, per altre potrebbe causare delle problematiche dal punto di vista fiscale. Aumentando il reddito percepito, in questo caso, a carico di un singolo per la morte del coniuge, si potrebbe andare incontro a una tassazione più alta.
Come si riduce la pensione di reversibilità
Come dicevamo, la pensione di reversibilità fa reddito. Questo vuol dire che l’incentivo subisce delle riduzioni in percentuale alla ricchezza posseduta secondo questo schema:
| REDDITO | PERCENTUALE DI PENSIONE |
| inferiore a 20.429,37 euro | 100 % |
| da 20.429,38 a 27.239,16 euro | 75 % |
| da 27.239,17 a 34.084,95 euro | 60 % |
| superiore a 34.084,96 euro | 50 % |
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Cos’è la pensione di reversibilità?
La pensione di reversibilità è il termine più comune per indicare i trattamenti previdenziali ai superstiti. Gli accrediti pensionistici vengono riconosciuti in caso di decesso:
- del pensionato (pensione di reversibilità), è pari ad una quota percentuale della pensione del dante causa;
- dell’assicurato (pensione indiretta), è riconosciuta nel caso in cui l’assicurato abbia perfezionato 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva ovvero 5 anni di anzianità assicurativa e contributiva di cui almeno 3 anni nel quinquennio precedente la data del decesso.
Chi ha diritto alla pensione ai superstiti?
I beneficiari della pensione di reversibilità o indiretta sono principalmente i coniugi dei defunti. In caso di loro mancanza il trattamento viene erogato ai parenti più vicini: dai figli, ai genitori o ai fratelli e sorelle.
Ne hanno diritto quindi:
- il coniuge o l’unito civilmente. Il coniuge che passa a nuove nozze perde il diritto alla pensione ai superstiti. Lo stesso ha diritto a un assegno per una volta pari a due annualità (art. 3 del decreto legislativo lgt. 18 gennaio 1945, n. 39) della quota di pensione in pagamento, compresa la tredicesima mensilità, nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio (c.d. doppia annualità);
- il coniuge separato;
- il coniuge divorziato a condizione che sia titolare dell’assegno divorzile, che non sia passato a nuove nozze e che la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto sia anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.
- I figli ed equiparati:
- i figli minorenni alla data del decesso del dante causa;
- i figli inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso, indipendentemente dall’età;
- i figli maggiorenni studenti, a carico del genitore al momento del decesso, che non prestino attività lavorativa, che frequentano scuole o corsi di formazione professionale equiparabili ai corsi scolastici, nei limiti del 21° anno di età;
- i figli maggiorenni studenti, a carico del genitore al momento del decesso, che non prestino attività lavorativa, che frequentano l’università, nei limiti della durata legale del corso di studi e non oltre il 26 anno di età.
- in assenza del coniuge e dei figli o se, pur esistendo essi non abbiano diritto alla pensione ai superstiti, i genitori dell’assicurato o pensionato che al momento della morte di quest’ultimo abbiano compiuto il 65° anno di età, non siano titolari di pensione diretta o indiretta e risultino a carico del lavoratore deceduto;
- in assenza del coniuge, dei figli o del genitore o se, pur esistendo essi non abbiano diritto alla pensione ai superstiti, i fratelli celibi e sorelle nubili dell’assicurato o pensionato che al momento della morte di quest’ultimo siano inabili al lavoro, non siano titolari di pensione diretta o indiretta, siano a carico del lavoratore deceduto.
Nel caso in cui il defunto abbia contratto nuovo matrimonio dopo il divorzio, le quote spettanti al coniuge superstite e al coniuge divorziato sono stabilite con una apposita sentenza del Tribunale.

FAQ sulla pensione di reversibilità
Come si richiede la pensione di reversibilità?
Per richiedere la pensione di reversibilità è necessario presentare una domanda all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS). La richiesta va inoltrata entro un anno dalla data del decesso del pensionato.
Il richiedente deve compilare un modulo specifico, disponibile sul sito dell’INPS o presso gli uffici territoriali. Oltre al modulo, è necessario allegare una serie di documenti, tra cui il certificato di morte del pensionato, lo stato di famiglia, e i documenti di identità dei richiedenti.
È possibile presentare la domanda online, tramite il servizio dedicato sul sito dell’INPS, oppure di persona, recandosi presso un patronato o un ufficio INPS.
Quali documenti servono per la pensione di reversibilità?
Per ottenere la pensione di reversibilità, è necessario presentare una serie di documenti che attestano il diritto a questo beneficio. I documenti principali includono il certificato di morte del pensionato, che attesta ufficialmente il decesso.
Serve anche lo stato di famiglia, che documenta la composizione del nucleo familiare del defunto. Inoltre, è necessario fornire i documenti di identità dei richiedenti, come la carta d’identità o il passaporto. In alcuni casi, può essere richiesta anche la dichiarazione dei redditi, per verificare la situazione economica del beneficiario.
Altri documenti possono essere richiesti dall’INPS in base alla specifica situazione familiare e reddituale.
Quanto tempo ci vuole per ottenere la pensione di reversibilità?
Il tempo necessario per ottenere la pensione di reversibilità può variare a seconda dei casi e della complessità della pratica. Generalmente, l’INPS impiega alcuni mesi per esaminare la domanda e verificare la documentazione presentata.
Una volta completata la verifica, l’INPS comunica l’esito della domanda e, se approvata, inizia a erogare la pensione di reversibilità. In alcuni casi, possono essere richiesti ulteriori documenti o informazioni, che potrebbero allungare i tempi di lavorazione. È importante presentare una domanda completa e corretta per evitare ritardi.
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