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La reperibilità è considerata lavoro?

La reperibilità è considerata lavoro o riposo? Ovvero, deve essere pagata o no? Vediamo cosa dice la legge e cosa ha stabilito la Cassazione dopo aver adottato le conclusioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

di Redazione

Dicembre 2023

La reperibilità è considerata lavoro? Ovvero, quando si è a disposizione per eventuali chiamate del datore di lavoro si ha diritto a un’indennità? O invece la reperibilità è considerata come riposo? Sul punto c’è una sentenza della Cassazione, i giudici hanno chiarito quando la reperibilità può essere considerata lavoro e quando riposo. Vediamo. (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Cos’è la reperibilità in ambito lavorativo?

Durante la reperibilità un dipendente rimane a disposizione per eventuali chiamate o esigenze dell’azienda al di fuori dall’orario di lavoro. Questo significa che, sebbene il lavoratore non sia fisicamente sul posto di lavoro, deve essere pronto a intervenire se necessario. La reperibilità è spesso associata a professioni come medici, vigili del fuoco o tecnici di manutenzione, ma può riguardare diversi settori.

Normative europee e nazionali sulla reperibilità

Il punto di vista dell’Unione Europea

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito una distinzione netta tra orario di lavoro e periodo di riposo. Secondo la sentenza n. 107 del 09.09.2021, il tempo di reperibilità può essere classificato come orario di lavoro, se durante questo periodo i vincoli imposti al lavoratore pregiudicano in modo significativo la sua libertà di gestire il tempo libero. La direttiva 2003/88/CE gioca un ruolo chiave in questa interpretazione.

La situazione in Italia

In Italia, il tema della reperibilità è stato affrontato anche dalla Corte di Cassazione. Recentemente, con la sentenza n. 32418/2023 del 22 novembre 2023, la Corte ha chiarito che la reperibilità, quando impone limitazioni significative alla libertà personale del lavoratore, deve essere considerata orario di lavoro e quindi indennizzata. Questo principio è stato applicato in modo specifico nel caso dei vigili del fuoco, che hanno richiesto il riconoscimento dei pernottamenti in sede di lavoro come ore lavorative.

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La reperibilità è considerata lavoro o riposo?

Quando la reperibilità diventa lavoro

La reperibilità è considerata lavoro quando:

  1. Il lavoratore ha vincoli significativi che limitano la sua libertà personale.
  2. Deve essere pronto a intervenire con breve preavviso.
  3. Il periodo di reperibilità pregiudica in modo oggettivo la gestione del suo tempo libero.

Quando la reperibilità è considerata riposo

Al contrario, la reperibilità è considerata periodo di riposo quando:

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Cosa stabilisce la Cassazione sulla reperibilità

La Cassazione, con la sentenza n. 32418/2023 del 22 novembre 2023, sottolinea dunque che la reperibilità può essere considerata come orario di lavoro effettivo solo quando impone limitazioni significative alla libertà personale del lavoratore.

Limitazioni alla libertà personale

Un esempio di limitazione significativa alla libertà personale è dato dalla necessità per il lavoratore di rimanere entro un raggio limitato dalla sede di lavoro. Questo requisito impedisce al lavoratore di svolgere attività personali come viaggiare o trascorrere tempo con la famiglia.

Implicazioni della sentenza

Questa interpretazione della Cassazione ha importanti implicazioni per i lavoratori in reperibilità:

Con la reperibilità quale retribuzione è prevista?

La Cassazione ha chiarito che la reperibilità, qualora comporti una limitazione significativa nella gestione del tempo libero del lavoratore, deve essere adeguatamente retribuita. Questo principio è fondamentale per garantire che i diritti dei lavoratori siano rispettati anche al di fuori delle ore lavorative tradizionali.

Modalità di retribuzione per la reperibilità

La modalità di retribuzione per la reperibilità può variare a seconda degli accordi collettivi aziendali. In generale, la retribuzione può assumere diverse forme, tra cui:

  1. Pagamento extra: un supplemento alla retribuzione regolare per le ore passate in reperibilità.
  2. Riduzione dell’orario lavorativo: compensazione delle ore di reperibilità con una riduzione delle ore lavorative effettive.
  3. Giorni di riposo aggiuntivi: concessione di giorni liberi extra come compensazione per il tempo trascorso in reperibilità.

Quando la reperibilità è eccessiva

Secondo la Cassazione, è illegittimo richiedere prestazioni di pronta disponibilità in quantità eccessive, soprattutto se queste superano quanto stabilito dalla contrattazione collettiva. La reperibilità eccessiva può avere ripercussioni negative sulla vita privata del lavoratore e sulla sua salute morale e fisica.

Impatti della reperibilità eccessiva

Le richieste eccessive di reperibilità possono:

Protezioni legali contro la reperibilità eccessiva

Per proteggere i lavoratori da una reperibilità eccessiva, esistono diverse misure legali, tra cui:

Dormire in sede è considerato orario di lavoro?

Una questione importante riguarda il dormire in sede durante il periodo di reperibilità. La Cassazione ha affrontato questo tema specificamente nel contesto dei vigili del fuoco. I magistrati hanno stabilito che se il pernottamento in azienda limita significativamente le attività personali e sociali del lavoratore, allora deve essere considerato come orario di lavoro effettivo e non semplicemente un disagio.

Implicazioni di questa decisione

Questa sentenza ha importanti implicazioni:

Alternative alla retribuzione straordinaria per la reperibilità

La Cassazione ha inoltre riconosciuto che esistono diverse modalità per compensare il periodo di reperibilità. Possono essere concordate tramite accordi collettivi.

Forme di compensazione alternative

Le alternative alla retribuzione straordinaria possono includere:

  1. Compensazione in tempo: ore di lavoro in meno o giorni liberi in cambio delle ore di reperibilità.
  2. Benefici aggiuntivi: come piani di assicurazione o contributi pensionistici.
  3. Bonus o pagamenti una tantum: invece di un supplemento orario, una somma fissa per periodi di reperibilità.

Considerazioni per datori di lavoro e lavoratori

Queste alternative richiedono un’attenta valutazione sia da parte dei datori di lavoro sia dei lavoratori:

Conclusioni

In conclusione, il tema della reperibilità nel lavoro è variegato e richiede una comprensione chiara dei diritti e delle responsabilità di entrambe le parti. La reperibilità può essere considerata lavoro, soprattutto quando impone limitazioni significative alle attività personali e sociali, come nel caso del dormire in sede. Le alternative alla retribuzione straordinaria offrono opzioni flessibili per compensare equamente i lavoratori per il loro tempo e disponibilità.

La reperibilità è considerata lavoro?
Nell’immagine un uomo fissa il telefono durante il suo turno di reperibilità.

FAQ (domande e risposte)

La reperibilità è considerata lavoro secondo la Cassazione?

Sì, secondo la Cassazione, la reperibilità è considerata lavoro quando impone limitazioni significative alla libertà personale del lavoratore. Questo è stato stabilito nella sentenza n. 32418/2023 del 22 novembre 2023. Ad esempio, nel caso dei vigili del fuoco, il loro pernottamento in sede di lavoro è stato riconosciuto come orario di lavoro effettivo.

Qual è la normativa UE sulla reperibilità lavorativa?

La normativa UE, in particolare la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, tratta la reperibilità in modo rigoroso. Secondo la sentenza n. 107 del 09.09.2021, il tempo di reperibilità può essere qualificato come “lavoro” o “riposo”, senza vie di mezzo. Una pausa durante l’orario di lavoro, in cui il lavoratore deve essere pronto ad intervenire rapidamente, è considerata orario di lavoro se i vincoli imposti impediscono al lavoratore di gestire liberamente il proprio tempo.

Come viene indennizzata la reperibilità con limitazioni personali?

La reperibilità con limitazioni personali deve essere retribuita. La Cassazione chiarisce che se la reperibilità restringe significativamente la gestione del tempo libero del lavoratore, questa deve essere indennizzata. La modalità di retribuzione può variare a seconda degli accordi collettivi aziendali, ma il principio di compensazione rimane fondamentale.

Quando è eccessiva la richiesta di reperibilità?

Una richiesta di reperibilità è considerata eccessiva quando supera i limiti stabiliti dalla contrattazione collettiva e compromette il diritto al riposo del lavoratore. La Cassazione, con la sentenza n. 21934/2023, ha sottolineato che richiedere prestazioni di pronta disponibilità in quantità eccessiva può influire negativamente sulla vita privata del lavoratore e sulla sua salute morale.

È il dormire in sede riconosciuto come orario di lavoro?

Sì, nel caso specifico dei vigili del fuoco, la Cassazione ha stabilito che il dormire in sede, limitando le attività personali e sociali, deve essere considerato come orario di lavoro. Questa decisione riconosce che il tempo trascorso in sede per reperibilità è parte integrante dell’orario lavorativo.

Quali sono le alternative alla retribuzione straordinaria per la reperibilità?

Le alternative alla retribuzione straordinaria per la reperibilità possono includere diverse forme di compensazione. Queste possono essere concordate attraverso accordi collettivi specifici e possono variare da pagamenti extra, riduzione dell’orario lavorativo, a giorni di riposo aggiuntivi. La flessibilità nella definizione di queste alternative consente di adattare la compensazione alle esigenze specifiche dei lavoratori e del contesto lavorativo.

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