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La residenza incide sulla pensione di reversibilità?

In questo post verifichiamo se la residenza incide sulla pensione di reversibilità. Ovvero, se due coniugi non risiedono nella stessa abitazione ci potrebbero essere poi problemi per la concessione della pensione ai superstiti?

di Redazione

Maggio 2024

La residenza incide sulla pensione di reversibilità? O meglio, se due coniugi per un qualsiasi motivo decidono di risiedere in abitazioni diverse, la scelta potrebbe poi avere degli effetti negativi sulla pensione di reversibilità. Lo vediamo in questo post. (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

I coniugi devono avere la stessa residenza?

Nella normativa italiana, l’articolo 144 del Codice civile stabilisce l’obbligo di coabitazione per i coniugi, ma questo non implica necessariamente che debbano avere la stessa residenza anagrafica. Una distinzione importante è stata evidenziata dalla sentenza n. 209 del 2022 della Corte Costituzionale: ha specificato che i coniugi possono legalmente stabilire residenze anagrafiche separate senza che ciò pregiudichi l’affectio coniugalis, ossia il legame materiale e spirituale che caratterizza il matrimonio. Questa decisione può essere presa sia per comune accordo sia per giuste cause, come esigenze lavorative.

La giurisprudenza sulla residenza dei coniugi

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1.785 del 2021, conferma questa interpretazione, sottolineando che non esistono ostacoli legali che impediscono ai coniugi di scegliere residenze separate. La legge, quindi, supporta la possibilità di vivere separatamente senza che ciò influisca sui diritti e i doveri coniugali, inclusi quelli relativi alla reversibilità della pensione.

Questa interpretazione è rafforzato dall’articolo 144 del Codice civile, che non prevede specifiche restrizioni alle residenze separate, purché il matrimonio mantenga i suoi fondamentali valori coniugali.

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La residenza incide sulla pensione di reversibilità? No

Proprio per la possibilità legate dei i coniugi di mantenere residenze anagrafiche separate, la scelta non influenza il diritto alla pensione di reversibilità. La normativa, in particolare l’articolo 22 della legge n. 903 del 1965, chiarisce che non ci sono requisiti di residenza congiunta per il riconoscimento di questo diritto al coniuge superstite.

Questa norma sostituisce il precedente articolo 13, sub articolo 2, della legge n. 218 del 1952, stabilendo che al coniuge superstite “spetta una pensione” in caso di morte dell’assicurato, indipendentemente dalla condivisione della residenza anagrafica.

Implicazioni pratiche della legge

Ciò significa che, a prescindere dal fatto che i coniugi abbiano vissuto insieme o separatamente, il diritto alla pensione di reversibilità rimane inalterato. Una indicazione supportata anche dalla sentenza n. 1.785 del 2021 della Corte di Cassazione, che ribadisce come la separazione delle residenze non modifichi i diritti pensionistici del coniuge superstite.

In conclusione, la legge protegge il diritto alla pensione di reversibilità senza imporre la coabitazione come condizione necessaria.

Nessuna condizione oggettiva

Per consolidare ulteriormente questo principio, la Circolare Inps n. 185 del 18 novembre 2015 ribadisce che il diritto alla pensione di reversibilità per il coniuge superstite non è subordinato a nessuna condizione soggettiva. Ciò significa che, al momento del decesso del pensionato o dell’assicurato, il coniuge superstite ha diritto alla pensione indiretta o di reversibilità, a prescindere dalla residenza anagrafica comune o meno con il defunto.

Legittimità del mantenimento di residenze separate

Inoltre, il mantenimento di residenze anagrafiche distinte da parte dei coniugi non influisce neanche sul rispetto dell’obbligo civile di coabitazione, come stabilito dall’articolo 144 del Codice civile. Questo significa che, se la scelta di vivere separatamente è il risultato di un accordo congiunto o è motivata da esigenze valide come lavoro, studio o salute familiare, questa decisione non viola le normative matrimoniali.

La residenza incide sulla pensione di reversibilità?
Nell’immagine due abitazioni diverse dove risiedono due coniugi.

FAQ (domande e risposte)

La residenza incide sulla pensione di reversibilità?

La questione della residenza dei coniugi rappresenta un aspetto cruciale nella valutazione della pensione di reversibilità. Tradizionalmente, l’idea di coniugi che vivono sotto lo stesso tetto è stata associata alla solidità e alla stabilità del matrimonio, alimentando l’idea che la residenza comune fosse un prerequisito per il riconoscimento dei benefici pensionistici. Tuttavia, le recenti sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione hanno chiarito che la residenza anagrafica dei coniugi non costituisce un ostacolo al riconoscimento della pensione di reversibilità. Questo significa che, anche se i coniugi dovessero vivere in abitazioni separate per motivi vari, ciò non impatterebbe direttamente sull’ottenimento della pensione di reversibilità.

I coniugi devono avere la stessa residenza anagrafica?

La questione della residenza anagrafica dei coniugi è stata spesso oggetto di dibattito, specialmente in relazione alla percezione sociale dell’unità familiare. Tuttavia, la legge italiana, pur imponendo l’obbligo di coabitazione ai coniugi, non specifica esplicitamente che debbano necessariamente risiedere nella stessa abitazione. Le sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione hanno confermato che i coniugi hanno il diritto di stabilire residenze anagrafiche separate, purché tale decisione sia il frutto di un accordo congiunto o sia giustificata da valide ragioni, come necessità lavorative o esigenze personali.

Il ruolo dell’affectio coniugalis nella residenza dei coniugi

L’affectio coniugalis, concetto che sottolinea la comunione materiale e spirituale tra i coniugi, ha un ruolo centrale nella comprensione della dinamica della residenza dei coniugi. Secondo la Corte Costituzionale, tale legame non viene compromesso dalla scelta dei coniugi di vivere in residenze anagrafiche diverse, a condizione che vi sia un accordo tra le parti o che la decisione sia motivata da valide ragioni. In altre parole, la solidità del legame matrimoniale non è determinata dalla residenza comune, ma piuttosto dalla volontà e dall’impegno reciproco dei coniugi.

Cosa dice la legge n. 903 del 1965 sulla residenza e la pensione di reversibilità?

La legge n. 903 del 1965, nel suo articolo 22, fornisce disposizioni chiare in merito al riconoscimento dei benefici pensionistici ai familiari superstiti dei lavoratori deceduti. Questa legge non impone alcun requisito riguardante la residenza anagrafica dei coniugi per il riconoscimento della pensione di reversibilità. Pertanto, anche se i coniugi dovessero vivere in residenze separate, il coniuge superstite avrebbe comunque diritto alla pensione indiretta o di reversibilità in caso di decesso del partner.

La diversa residenza anagrafica può influenzare la pensione di reversibilità?

In base alle normative vigenti, la diversa residenza anagrafica dei coniugi non ha alcuna incidenza sul riconoscimento della pensione di reversibilità. Come chiarito dalla Circolare Inps n. 185 del 18 novembre 2015, il diritto alla pensione di reversibilità per il coniuge superstite non è subordinato a nessuna condizione soggettiva, compresa la residenza anagrafica. Questo principio si basa sul presupposto che il diritto alla pensione di reversibilità sia determinato principalmente dalle condizioni di assicurazione e contribuzione dell’assicurato o del pensionato deceduto, e non dalla residenza comune dei coniugi.

Quali sentenze chiariscono l’impatto della residenza sulla pensione di reversibilità?

Le sentenze della Corte Costituzionale (n. 209 del 2022) e della Corte di Cassazione (n. 1.785 del 2021) hanno giocato un ruolo fondamentale nel chiarire l’impatto della residenza sulla pensione di reversibilità. Entrambe le corti hanno confermato che la residenza anagrafica dei coniugi non costituisce un requisito per il riconoscimento dei benefici pensionistici al coniuge superstite. Queste sentenze hanno stabilito che la residenza separata non pregiudica la solidità del legame matrimoniale né il diritto alla pensione di reversibilità, purché tale decisione sia il risultato di un accordo congiunto o sia motivata da valide ragioni.

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