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Legge 104 trasferimento militari: cosa sapere

Legge 104 e trasferimento dei militari: chi usufruisce dei benefici della 104 ha diritto al trasferimento presso altra sede? Ecco cosa dice la legge e la sentenza del Tar.

di Carmine Roca

Giugno 2024

In questo approfondimento vi parleremo di Legge 104 e trasferimento dei militari: ecco cosa sapere (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Legge 104 e trasferimento dei militari: cosa sapere?

I dipendenti pubblici, tra cui i militari, che usufruiscono dei benefici della Legge 104 hanno diritto, tra le altre cose (permessi e congedi straordinari) a scegliere la sede di lavoro, in caso di vincita di un concorso pubblico e alla preferenza nella richiesta di un trasferimento di sede.

Cosa significa? Che se dovessero esserci due militari in procinto di trasferirsi presso un altro reparto, chi usufruisce dei benefici della Legge 104 avrà la precedenza sull’altro.

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Legge 104 e trasferimento dei militari: chi ne ha diritto?

Quando far valere questo diritto? Ad esempio quando il militare deve prestare assistenza al coniuge, a un genitore o a un familiare, entro il 2° grado di parentela, affetto da disabilità grave.

La presenza di altri congiunti non può essere motivo di rigetto della domanda di trasferimento presso altra sede.

Legge 104 e trasferimento dei militari: la sentenza del Tar

Lo ha stabilito una sentenza del Tar di Salerno, sezione 2 (la numero 1058 del 12 giugno 2017), accogliendo il ricorso presentato da un Carabiniere, che si era visto respingere la domanda di trasferimento in un reparto del Comando Legione Carabinieri Puglia.

La richiesta dell’uomo, caregiver del genitore portatore di handicap, era stata respinta poiché questi poteva essere assistito da altri familiari presenti nel luogo di residenza.

Un altro motivo della mancata concessione del trasferimento, era la necessità, per l’Arma dei Carabinieri, di mantenere lo stesso numero di impiegati nel reparto e di preservare l’efficienza del reparto di appartenenza.

Nel ricorso presentato dal Carabiniere, si fa leva sull’insufficienza della motivazione del rigetto formulate dall’amministrazione militare, non corroborata, secondo il ricorrente, da valutazioni certe e riferimenti numerici chiari.

Inoltre, la motivazione cozzava con il superamento dei requisiti di esclusività e continuità ormai superati dalla legge e con l’impossibilità, per gli altri familiari, di prendersi realmente cura del familiare con disabilità.

Infine, il Carabiniere contestava la disparità di trattamento subita, in quanto c’erano state promozioni e assegnazioni di altri militari.

Legge 104 e trasferimento dei militari: cosa dice l’articolo 33, comma 5?

L’articolo 33, comma 5, della legge 104/92 prevede che il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità (coniuge, parente o affine entro il secondo grado, oppure entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età, siano anch’essi affetti da patologie invalidanti oppure siano deceduti o mancanti) ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere.

Inoltre, non può essere trasferito in altra sede senza il suo consenso.

La norma in questione può essere applicata anche al personale militare, compatibilmente con il proprio stato e nel limite – per il personale di Esercito italiano, Marina militare, Aeronautica militare e Arma dei Carabinieri – delle posizioni organiche previste per il ruolo e il grado, vacanti nella sede di richiesta destinazione.

Il trasferimento in altra sede, previsto dall’articolo 33, comma 5 della Legge 104, non è un diritto assoluto, ma se c’è disponibilità di posti nella sede richiesta, come detto in precedenza, il diritto alla Legge 104 e l’assistenza alla persona in condizione di handicap prevale ed è prioritaria rispetto agli altri trasferimenti.

Inoltre, la presenza di altri familiari non può essere motivo di rigetto della domanda dal momento che, con il decreto legislativo numero 105 del 30 giugno 2022, è stata abrogata la figura del referente unico.

Legge 104 e trasferimento dei militari
Legge 104 e trasferimento dei militari: in foto un militare in penombra.

Faq su Legge 104 e trasferimento di sede

Cosa fare per poter usufruire del trasferimento di sede con Legge 104?

Per poter usufruire del trasferimento di sede con Legge 104 è necessario presentare il certificato che attesti l’handicap proprio o del familiare assistito, all’ente di riferimento. Inoltre va presentata l’attestazione di invalidità civile di almeno due terzi e l’eventuale iscrizione alle categorie protette.

Il diritto al trasferimento di sede con Legge 104 è sempre obbligatorio?

No, il diritto alla sede migliore non è assoluto e insindacabile. Ovvero, il dipendente ha sì diritto alla scelta, ma soltanto se questa sia possibile ed è compatibile con gli interessi economici e organizzativi dell’azienda per cui lavora.

In quali circostanze può essere negato il trasferimento di sede al lavoratore?

Il trasferimento di sede può essere negato per ragioni di organico, gestione e organizzazione del lavoro. Tuttavia, non è possibile negare il trasferimento citando generiche esigenze di servizio o valutazioni sull’eventuale scopertura dell’organico. Devono essere forniti dettagli specifici riguardanti la sede attuale, la sede richiesta e la posizione del ruolo del dipendente.

Come funziona il diritto di precedenza per i lavoratori con invalidità superiore ai 2/3?

Se sei una persona con un grado di invalidità superiore ai 2/3, o con minorazioni elencate nelle categorie prima, seconda e terza della Tab.A annessa alla legge n. 648 del 10 Agosto 1950, e lavori presso enti pubblici, hai diritto di scelta prioritaria tra le sedi disponibili. Questo diritto si chiama “diritto di precedenza”. Puoi attivarlo quando è stato raggiunto un grado di invalidità pari o superiore ai 2/3, il 67%.

Con quali misure il caregiver può anticipare l’accesso alla pensione?

Lo Stato italiano tutela la figura del caregiver attraverso alcune misure previdenziali anticipate a cui accedere.

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