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Licenziamento per giusta causa: cosa dice la legge

Vediamo cos’è il licenziamento per giusta causa, quando è motivato e come può opporsi il lavoratore. Una guida per comprendere quali sono i diritti e i doveri del dipendente e del datore di lavoro e come funziona la procedura.

di Redazione

Aprile 2024

Vediamo in questo post cos’è il licenziamento per giusta causa, quando è motivato e come può opporsi il lavoratore. Una guida utile anche per comprendere quali sono i diritti e i doveri del dipendente e del datore di lavoro. (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Cos’è il licenziamento per giusta causa

Il licenziamento per giusta causa si verifica quando ci sono circostanze che rendono impossibile continuare il rapporto di lavoro. È regolato dall’articolo 2119 del codice civile, che fornisce una definizione precisa:

Articolo 2119 del codice civile

Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto.

Condizioni di non-applicabilità

La normativa esclude alcune situazioni come giuste cause di risoluzione del contratto:

Il licenziamento per giusta causa, come vedremo nel paragrafo successivo, si configura come la forma più grave di licenziamento e avviene dopo un grave inadempimento del lavoratore che compromette irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro.

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La forma più grave di licenziamento

Il licenziamento per giusta causa si impone dunque quando il comportamento del lavoratore altera il rapporto di fiducia con l’azienda. In questa circostanza, la legge prevede che il datore di lavoro possa procedere con un licenziamento immediato, senza necessità di preavviso.

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Elementi costitutivi

Un elemento chiave non menzionato nella legge, ma riconosciuto dalla giurisprudenza, è l’immediatezza dell’azione disciplinare (conosciuta come “licenziamento in tronco”). È compatibile con un periodo adeguato per verificare i fatti contestati, ma sottolinea la necessità di un’azione rapida una volta confermati i comportamenti scorretti.

Esempi di giusta causa

Esempi di comportamenti che possono giustificare un licenziamento per giusta causa:

Questi comportamenti, per la loro gravità, rompono il legame di fiducia e giustificano il licenziamento senza indennità di preavviso, dopo l’accertamento e la valutazione giudiziale della proporzionalità tra la mancanza e la sanzione applicata.

Giusta causa e giustificato motivo soggettivo: differenze

Il licenziamento per giusta causa si distingue nettamente dal licenziamento per giustificato motivo soggettivo, che si basa su un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del lavoratore, ma con conseguenze e processi differenti.

Giustificato motivo soggettivo

Questo tipo di licenziamento si verifica quando il lavoratore mostra una condotta rilevante dal punto di vista disciplinare, come:

Questi comportamenti, pur gravi, non estinguono immediatamente il rapporto di lavoro, permettendo al dipendente di usufruire di un periodo di preavviso.

Procedura applicabile

Per entrambe le tipologie di licenziamento, la procedura da seguire è quella prevista dall’articolo 7 dello Statuto dei lavoratori. Questa normativa obbliga il datore di lavoro a:

  1. Effettuare una precisa contestazione delle accuse al lavoratore.
  2. Consentire al lavoratore di difendersi dalle accuse presentate.

Inoltre, una differenza significativa tra le due tipologie di licenziamento risiede nel grado di gravità del comportamento e nelle ripercussioni sul rapporto fiduciario:

Licenziamento per giusta causa: la normativa

Il quadro normativo offre diverse tutele ai lavoratori in caso di licenziamento per giusta causa. Queste norme sono pensate per proteggere i lavoratori da licenziamenti non giustificati e per regolare le condizioni di un licenziamento legittimo.

Le principali leggi italiane sul licenziamento

Le normative chiave includono:

Tutele specifiche basate sulle dimensioni dell’impresa

Il licenziamento e le relative tutele variano a seconda delle dimensioni dell’impresa:

Procedura di impugnazione e tutele post licenziamento

Il D.Lgs. n. 23/2015 stabilisce anche che:

Come opporsi al licenziamento per giusta causa

Quando un lavoratore ritiene che il suo licenziamento per giusta causa non sia giustificato, ha specifiche opzioni legali per opporsi. Il D.Lgs. n. 23/2015 fornisce un quadro per la contestazione di questi licenziamenti.

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Processo di impugnazione del licenziamento

Per contestare un licenziamento per giusta causa, il lavoratore deve seguire questi passi:

  1. Notifica di impugnazione: invio di una comunicazione scritta all’azienda entro 60 giorni dalla ricezione del licenziamento.
  2. Deposito dell’atto di ricorso: presentazione di un ricorso presso la cancelleria del tribunale ordinario del lavoro entro 180 giorni dalla notifica di impugnazione.

Opzioni di conciliazione

Prima di procedere con azioni legali più formali, esistono possibilità di conciliazione:

Onere della prova

Nelle dispute legate al licenziamento, il lavoratore ha l’onere di dimostrare:

Tutela economica versus reintegrazione

In base alla normativa vigente, particolarmente con le disposizioni del Jobs Act per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, spesso si predilige una tutela economica rispetto alla reintegrazione nel posto di lavoro, soprattutto in contesti aziendali più grandi o in situazioni in cui il licenziamento viene giudicato ingiustificato.

Indennizzo in caso di licenziamento ingiustificato

Il lavoratore può ottenere un’indennità calcolata in base agli anni di servizio:

Le conseguenze del licenziamento illegittimo

Quando un licenziamento per giusta causa viene giudicato illegittimo, il lavoratore ha diritto a specifiche forme di risarcimento o reintegrazione, a seconda delle circostanze del caso e della legislazione applicabile.

Opzioni di risarcimento per il lavoratore

In caso di licenziamento ritenuto illegittimo, il lavoratore può beneficiare di:

  1. Reintegrazione nel posto di lavoro: questa opzione è spesso riservata ai casi in cui il licenziamento è stato chiaramente ingiustificato e il rapporto di lavoro può essere ripristinato.
  2. Indennità sostitutiva: se la reintegrazione non è possibile o desiderabile, il lavoratore può ricevere una compensazione economica. Questa indennità è calcolata sulla base della retribuzione globale di fatto e può variare in base alla durata del servizio e alle specifiche del licenziamento.

Processo di impugnazione e termini legali

Il lavoratore deve agire entro specifici termini per impugnare il licenziamento:

Tutele crescenti post-Jobs Act

Per i contratti stipulati dopo il 7 marzo 2015, le tutele si basano più sull’indennizzo che sulla reintegrazione, riflettendo una tendenza verso la compensazione economica piuttosto che il ripristino del posto di lavoro. L’indennizzo varia da un minimo di 6 a un massimo di 36 mensilità, a seconda dell’anzianità di servizio e della situazione specifica del licenziamento.

licenziamento per giusta causa
Nell’immagine il dipendente di una azienda che subisce un licenziamento per giusta causa.

FAQ (domande e risposte)

Cos’è il licenziamento per giusta causa?

Il licenziamento per giusta causa avviene quando un lavoratore commette un grave inadempimento che infrange il rapporto fiduciario con il datore di lavoro. Tale licenziamento è regolamentato dall’articolo 2119 del codice civile, il quale stabilisce che può avvenire senza preavviso se persiste una causa che impedisce la prosecuzione, anche temporanea, del rapporto di lavoro. Esempi includono furti, minacce, gravi violazioni contrattuali e comportamenti che danneggiano gravemente l’integrità professionale e personale nel contesto lavorativo.

Quando scatta il licenziamento per giusta causa?

Il licenziamento per giusta causa scatta quando il comportamento del lavoratore è così grave da non permettere la prosecuzione del rapporto lavorativo, neanche in modo temporaneo. Ciò include azioni che compromettono severamente il legame di fiducia essenziale per la collaborazione tra dipendente e datore di lavoro, come insubordinazione significativa, danneggiamento di proprietà aziendale, o comportamenti che mettono a rischio la sicurezza sul lavoro.

Come può un lavoratore opporsi al licenziamento per giusta causa?

Un lavoratore può opporsi a un licenziamento per giusta causa attraverso la contestazione legale del licenziamento. Questo implica inviare una comunicazione scritta di impugnazione al datore di lavoro entro 60 giorni dalla notifica del licenziamento e depositare un ricorso presso la cancelleria del tribunale ordinario entro 180 giorni. È possibile anche richiedere un tentativo di conciliazione tramite l’Ispettorato Territoriale del Lavoro come passo preliminare.

Quali sono le conseguenze di un licenziamento illegittimo?

Se un licenziamento per giusta causa viene giudicato illegittimo, il lavoratore può essere reintegrato nel proprio posto di lavoro o ricevere un’indennità sostitutiva. Le conseguenze specifiche dipendono dalla legislazione applicabile e dalle dimensioni dell’azienda. In generale, se il licenziamento viene annullato, il lavoratore ha diritto a compensazioni che possono includere il risarcimento dei danni e il pagamento delle retribuzioni perdute.

Come si differenziano giusta causa e giustificato motivo soggettivo?

La giusta causa si riferisce a comportamenti così gravi da rendere immediatamente impossibile il proseguimento del rapporto di lavoro. Al contrario, il giustificato motivo soggettivo, pur rappresentando un inadempimento significativo del lavoratore, non interrompe necessariamente il rapporto di lavoro in modo immediato e consente un periodo di preavviso. Questo tipo di licenziamento si basa su una condotta meno grave, che tuttavia viola gli obblighi contrattuali in modo rilevante.

Quali indennità spettano dopo un licenziamento per giusta causa?

Se il licenziamento per giusta causa è legittimo, generalmente non sono previste indennità di preavviso per il lavoratore, a causa della gravità del suo comportamento. Tuttavia, se il licenziamento viene poi giudicato illegittimo, il lavoratore può avere diritto a indennizzi che includono il pagamento di mensilità basate sull’anzianità di servizio, un risarcimento per il danno subito, e potenzialmente la reintegrazione nel posto di lavoro o un’indennità sostitutiva.

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