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Licenziamento per superamento del comporto: nuova sentenza

Licenziamento per superamento del comporto: c'è natura discriminatoria quando connesso alla disabilità? Ecco cosa ha sentenziato la Cassazione.

di Carmine Roca

Giugno 2024

In questo approfondimento vi parleremo di licenziamento per superamento del comporto: una nuova sentenza definisce la natura discriminatoria quando connesso alla disabilità, ecco cosa sapere (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Licenziamento per superamento del comporto: la nuova sentenza della Cassazione

C’è sempre molta attenzione quando si parla di licenziamento per superamento del periodo di comporto, quando a essere licenziato è un lavoratore con disabilità.

La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 11731 del 2024, si è di nuovo pronunciata sulla natura discriminatoria del licenziamento per superamento di comporto, quando le assenze del lavoratore sono connesse con la sua condizione di disabilità.

La causa riguarda il licenziamento di un dipendente, assunto nel 2009 e inquadrato con mansioni di operaio, e licenziato nel 2019, dopo che nel 2010 gli era stata diagnosticata una patologia oncologica.

L’uomo era stato “messo alla porta” per superamento del periodo di comporto, a causa del deterioramento del suo stato di salute: nel 2015 la sua capacità lavorativa aveva subito una riduzione del 75% e le sue mansioni erano state ridotte fino al licenziamento.

In primo grado, il dipendente si era visto accogliere il ricorso: il licenziamento era stato giudicato nullo, in quanto discriminatorio. L’azienda era stata condannata a reintegrare il lavoratore e al pagamento di un’indennità risarcitoria, calcolata sulla base dell’ultima retribuzione globale percepita dal momento del licenziamento alla reintegrazione.

Inoltre, al dipendente andavano versati i contributi previdenziali e assistenziali per lo stesso periodo di riferimento.

La Corte d’Appello, successivamente, con la sentenza del 4 novembre 2021, ha respinto il reclamo dell’azienda, confermando la sentenza in primo grado e la natura discriminatoria del licenziamento, in quanto collegato non soltanto alla documentata patologia oncologica del lavoratore, ma anche all’incapacità dell’azienda di adottare strumenti adeguati di tutela per lavoratori svantaggiati.

L’azienda è stata condannata in quanto non ha valutato adeguatamente le assenze del dipendente, in relazione alla grave e cronica condizione di salute. Inoltre non si è adoperata neppure a verificare la riconducibilità delle stesse alla sua patologia oncologica.

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Licenziamento per superamento del comporto: le ragioni del dipendente

L’azienda ha comunque presentato ricorso in Cassazione, che a sua volta lo ha respinto, giudicando inadeguati i motivi dell’impugnazione della sentenza della Corte d’Appello.

Ma perché la Cassazione ha dato nuovamente ragione al dipendente?

Semplicemente perché il periodo di comporto rientra nell’ampia categoria dell’accomodamento ragionevole, un obbligo per il datore di lavoro, da valutare prima di procedere al licenziamento.

La Corte di Cassazione ha spiegato che, applicare il periodo di comporto ordinario a un dipendente malato oncologico è una forma di discriminazione indiretta.

In questi casi si applicherebbe un’attenuazione dell’onere probatorio, che grava sulle spalle del datore di lavoro e vale anche in riferimento alla consapevolezza, del datore di lavoro, della condizione di disabilità del proprio dipendente.

Il lavoratore, in questo caso, aveva fornito tutti gli elementi che rendono plausibile la discriminazione subita. Il datore di lavoro aveva l’obbligo di approfondire i motivi delle assenze per malattia del dipendete, soprattutto perché legate a una disabilità resa nota.

L’azienda, inoltre, essendo a conoscenza delle condizioni di salute del dipendente, aveva progressivamente abbassato il livello delle mansioni svolte dal lavoratore, incidendo negativamente sulla vita professionale dell’uomo.

La sentenza favorevole al dipendente ha fatto seguito a quelle già pronunciate in passato dalla Cassazione, sulla base della giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

C’è e ci sarà sempre discriminazione indiretta nel caso in cui verrà fissato un identico periodo di comporto per i lavoratori senza disabilità e quelli con disabilità.

Cos’è il periodo di comporto?

Il periodo di comporto è il periodo durante il quale il dipendente, assente a causa di una patologia, conserva il diritto al posto di lavoro.

L’articolo 2110 del codice civile prevede che l’azienda o il datore di lavoro possano recedere dal contratto, e quindi licenziare il lavoratore, se l’assenza per malattia supera il periodo di comporto, stabilito dalla legge, dai contratti collettivi, o in via residuale, dagli usi.

Per gli impiegati, il periodo di comporto è pari a 3 mesi, se l’anzianità di servizio è inferiore a 10 anni, e a 6 mesi se l’anzianità di servizio è superiore a 10 anni.

I contratti collettivi, invece, prevedono un periodo di comporto che cresce all’aumentare dell’anzianità di servizio e della qualifica.

Nel comporto si calcolano anche i giorni festivi, ma non i giorni di assenza per malattia determinata da gravidanza puerperio.

Licenziamento per superamento del comporto
Licenziamento per superamento del comporto: in foto il martello di un giudice.

Faq sul lavoro e disabilità

Ci sono riduzioni dell’orario di lavoro per dipendenti con disabilità?

No, attualmente non esistono norme specifiche che riducono le ore di lavoro svolto dalle persone con disabilità o in una situazione di disagio o svantaggio sociale. Possono sicuramente chiedere di lavorare meno ore, attraverso la stipula di un contratto di lavoro part-time, come la generalità dei lavoratori, ma non sono esonerati da turni di lavoro o dal lavoro notturno, tranne se non sia compatibile con le condizioni di salute.

È possibile rinunciare al lavoro notturno se si è lavoratori disabili?

Sì, quando è riconosciuta un’inidoneità al lavoro notturno o allo svolgimento di turni di lavoro da parte di organismi preposti al controllo delle condizioni di salute dei lavoratori, vale a dire l’Asl locale, le commissioni mediche di verifica o medici competenti nello svolgimento dei compiti di sorveglianza sanitaria, secondo quanto previsto dalla normativa sulla tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (articolo 41 del decreto legislativo numero 81 del 2008).

È possibile rinunciare al collocamento mirato?

Sì, è possibile fare rinuncia al collocamento mirato. Il collocamento mirato, infatti, non è un obbligo ma un’opportunità per il lavoratore disabile. Non essendo un obbligo, hai la possibilità di iscriverti e di cancellarti dal collocamento mirato in qualsiasi momento, senza alcun tipo di problema ma rinunciando, ovviamente, a tutti i diritti ad esso collegati.

Si può licenziare un lavoratore disabile?

Il rapporto di lavoro può essere risolto nel caso in cui, anche attuando i possibili adattamenti dell’organizzazione del lavoro, la commissione medica accerti la definitiva impossibilità di reinserire il disabile all’interno dell’azienda.

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