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La maternità va riconosciuta durante il congedo 104

Scopri la sentenza della Consulta che ha stabilito che la maternità va riconosciuta durante il congedo con la legge 104.

di Antonio Dello Iaco

Aprile 2024

La maternità va riconosciuta durante il congedo con la legge 104. A chiarirlo, diversi anni fa, è stata la Corte Costituzionale con un’apposita sentenza. Scopriamo insieme i dettagli di questa importante decisione della Consulta (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

La maternità va riconosciuta durante il congedo con la legge 104

Con la sentenza numero 158 del 13 luglio 2018 la Corte Costituzionale prova a fare ordine e chiarezza tra il tema dei congedi straordinari e quello della maternità. L’indirizzo del provvedimento si può riassumere con una frase semplice e chiara: la maternità va tutelata sempre, anche in presenza di periodi di congedo straordinario.

Con questo incipit è facile dedurre quindi, che la Consulta romana ha stabilito la piena compatibilità tra la maternità e i congedi straordinari richiesti con la legge 104. Le due misure di astensione dall’attività lavorativa possono quindi essere adottate entrambe.

La vicenda giudiziaria

Il caso è stato sollevato grazie a una vicenda specifica che ha visto protagonista una lavoratrice, che si era messa in congedo straordinario per gravi complicanze nella gestazione e aveva fatto ricorso all’INPS poiché non le veniva riconosciuto il trattamento economico di maternità per l’intera durata del congedo di maternità.

Il motivo dell’Istituto previdenziale era chiaro: l’astensione anticipata del lavoro per motivi di gravidanza a rischio era «avvenuta senza effettiva ripresa dell’attività lavorativa da parte della ricorrente».

Il tribunale competente, esaminato il fatto, si è rivolto alla Consulta sollevando la questione di legittimità costituzionale del decreto legislativo numero 151 del 2001. Il giudice in carica infatti aveva il dubbio che i commi 2 e successivi dell’articolo 24 non rispettassero i principi della Carta repubblicana.

La contestazione infatti si articolava in merito al provvedimento normativo «nella parte in cui non prevede che il trattamento di maternità sia erogato anche alla lavoratrice che abbia fruito di congedo ex art. 42, comma 5, d.lgs. 151/2001 e che al momento della richiesta non abbia ripreso a lavorare da più di 60 giorni».

In sostanza, secondo la vecchia normativa, se la donna non aveva ripreso l’attività lavorativa da almeno 60 giorni da quando era terminato il periodo di assenza straordinaria, non poteva usufruire della maternità.

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Maternità e congedo straordinario 104: il messaggio dell’INPS

Dopo la vicenda giudiziaria ci ha pensato anche l’INPS a fare chiarezza. Con il messaggio numero 4074 del 2 novembre 2018, l’Istituto ha chiarito che:

«A seguito della decisione della Corte Costituzionale pertanto, i periodi di congedo straordinario di cui all’articolo 42, comma 5, del D.Lgs n. 151/2001, fruiti dalle lavoratrici gestanti per assistere il coniuge convivente o un figlio, con disabilità in situazione di gravità (accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 104 del 1992) devono essere esclusi dal computo dei sessanta giorni di cui all’articolo 24, comma 2, del citato decreto legislativo».

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Compatibilità sì ma non sempre

Leggendo con attenzione la sentenza della Consulta si evince un dettaglio fondamentale, che emerge anche dalla comunicazione dell’INPS.

La Corte costituzionale non esclude dal computo dei sessanta giorni tutti i periodi di congedo straordinario. Sono solo quelli fruiti per l’assistenza al coniuge convivente o a un figlio con disabilità di tipo grave a dover seguire questa specifica.

In poche parole quindi, se una lavoratrice beneficia della straordinaria assenza dall’impiego per assistere il coniuge convivente o un figlio con disabilità grave certificata, non dovrà attendere i sessanta giorni previsti dalla normativa per accedere all’astensione lavorativa di maternità. Negli altri casi sì.

Per chiarezza e completezza è giusto sottolineare il caso delle unioni civili. Anche in questa situazione, in caso di assistenza del convivente, con cui si è contratta regolare unione civile, che si trova in situazione di disabilità grave non vanno attesi i sessanta giorni prima del congedo di maternità.

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Il calcolo dei sessanta giorni: di cosa non si tiene conto?

Il comma 3 del decreto legislativo 151 del 2001 disciplina il conteggio dei sessanta giorni che una lavoratrice deve attendere tra il congedo straordinario (non ai fini 104) e la maternità. Nel testo ufficiale si legge che nelle procedure di calcolo non si tiene conto:

La maternità va riconosciuta durante il congedo 104
L’immagine rappresenta il tema dell’articolo che riguarda il fatto che la maternità va riconosciuta durante il congedo 104

FAQ sul congedo di maternità

Cos’è il congedo di maternità?

Il congedo di maternità è un periodo di assenza dal lavoro garantito per legge alle donne incinte. Questo permette di riposarsi prima del parto e di prendersi cura del neonato dopo la nascita.

Durante il congedo, la lavoratrice riceve una retribuzione, che viene pagata direttamente dal datore di lavoro o tramite un fondo di previdenza sociale, a seconda del tipo di contratto e delle normative locali.

Chi ha diritto al congedo di maternità?

Il diritto al congedo di maternità spetta a tutte le lavoratrici dipendenti che sono in stato di gravidanza. Anche le donne che lavorano con contratti atipici, come contratti a tempo determinato o part-time, hanno diritto a questo periodo di assenza.

Non importa da quanto tempo lavorano per l’azienda, ma devono essere regolarmente assunte per poter beneficiare delle tutele previste dalla legge.

Quando si può iniziare il congedo di maternità?

La legge permette di iniziare il congedo di maternità generalmente due mesi prima della data prevista del parto. Tuttavia, in base alle esigenze personali o a condizioni mediche specifiche, questo periodo può essere modificato.

La lavoratrice deve presentare un certificato medico che attesti la data presunta del parto, così da pianificare il periodo di assenza in accordo con il datore di lavoro.

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