Cosa prevede la normativa per il militare riformato in pensione? Scopriamo quali sono le possibilità per chi mira al collocamento a riposo dal lavoro e rientra nella categoria dei dipendenti delle Forze Armate riformati (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Militare riformato in pensione: come funziona
Per il militare riformato che va in pensione sono previste una serie di tutele dall’ordinamento giuridico italiano.
Tra queste c’è il diritto alla maggiorazione (noto anche come “moltiplicatore” ndr) della pensione in ragione dell’applicazione dell’articolo 3, comma 7 del Decreto legislativo numero 165 del 1997.
A confermare questo benefit è stata anche la Corte dei Conti che, con la sentenza numero 285 del 21 giugno del 2023, ha chiarito che “il personale dell’arma riformato collocato in quiescenza per riforma ha diritto al beneficio compensativo”.
Tuttavia, proprio attorno a questa sentenza, sono sorte diverse discussioni. La Corte dei Conti ha infatti chiarito alcuni punti sul funzionamento del moltiplicatore.
Corte dei Conti e militari riformati: la sentenza 285 del 2023
Con la sentenza 285, l’organo giurisdizionale ha specificato che il diritto alla maggiorazione spetta solo a due categorie di lavoratori del settore militare:
- coloro che, pur avendo raggiunto l’età prevista per il transito in ausiliaria, non possano accedervi per inidoneità psicofisica;
- coloro che, nonostante già siano transitati in ausiliaria, siano divenuti successivamente fisicamente inidonei.
Il Collegio incaricato ha poi sottolineato che:
- il montante individuale dei contributi è determinato con l’incremento di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio moltiplicata per l’aliquota di computo della pensione per il personale militare:
- delle Forze armate;
- della Guardia di Finanza;
- delle Forze di polizia;
- dei vigili del fuoco:
- che è escluso dall’applicazione dell’ausiliaria;
- che cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età previsti;
- il collocamento in ausiliaria del personale militare avviene esclusivamente a seguito di cessazione dal servizio per raggiungimento del limite di età previsto per il grado rivestito;
- il militare che sia stato riformato per motivi di salute prima del raggiungimento dell’età pensionabile prevista per il grado di appartenenza, non può transitare in ausiliaria perché privo della condizione essenziale e imprescindibile e occorrente per l’accesso a tale posizione;
- occorre che l’interessato abbia titolo al collocamento in ausiliaria e, quindi, che sia cessato dal servizio esclusivamente per limiti d’età, quali previsti per il grado rivestito;
- la cessazione anticipata dal servizio, ovvero prima del compimento del limite d’età previsto in base al grado ricoperto, qualunque ne sia la causa, impedisce l’accesso all’ausiliaria;
- l’incremento del montante contributivo previsto dall’art. 3, comma 7, del d.lgs. n.165/1997 in favore del personale militare opera, quindi, in favore di coloro che, pur avendo raggiunto l’età prevista per il grado di appartenenza per il transito in ausiliaria, non possano accedervi per inidoneità psicofisica, nonché in favore di coloro i quali, già transitati in ausiliaria, siano divenuti successivamente fisicamente inidonei.
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Pensione forze armate e lavoratori pubblici
Il sistema previdenziale riservato ai lavoratori e alle lavoratrici delle forze armate è differente rispetto a quello previsto per i dipendenti del settore pubblico.
Chi appartiene al comparto Difesa, Sicurezza e Soccorso deve rispettare una serie di requisiti diversi e di più agevole accesso come, per esempio, i parametri legati all’età minima per l’accesso alla previdenza.
I parametri anagrafici e di servizio
I militari riformati possono accedere alle prestazioni pensionistiche di anzianità se rispettano uno dei seguenti requisiti di tipo anagrafico e di servizio:
- avere 58 anni di età e 35 anni di anzianità contributiva, più una finestra di attesa di un anno;
- avere 41 anni di anzianità contributiva più una finestra di 15 mesi;
- avere 54 anni di età, nel caso in cui il militare abbia raggiunto un’anzianità sufficiente a maturare un’aliquota di rendimento almeno pari all’80% (Questo requisito deve essere stato raggiunto entro il 31 dicembre 2011 ndr).
Chi non rientra in nessuno dei tre casi precedenti, può andare in pensione solo se ha raggiunto almeno 35 anni di servizio e ha 65 anni di anzianità. Bisogna però fare una specifica. Questo requisito vale per i militari che occupano incarichi dirigenziali.
Per gli impiegati in qualifiche inferiori, l’anzianità anagrafica da raggiungere è pari a 60 anni e, inoltre, viene applicata una finestra mobile pari a 12 mesi.
Cosa succede se non ho ancora raggiunto i 35 anni di servizio? In questo caso, per andare in pensione, bisogna rispettare i seguenti parametri:
- aver versato contributi lavorativi obbligatori per almeno 20 anni;
- aver raggiunto l’età di 66 anni.
Anche in questo caso, l’età anagrafica scende di cinque anni (arrivando a 61 ndr) per coloro che occupano qualifiche inferiori a quelle dirigenziali come il ruolo di:
- maresciallo;
- colonnello;
- sergente;
- vicequestore;
- vigile;
- caporeparto;
- ispettore;
- sovrintendente.

FAQ sul militare riformato
Quali benefici possono ottenere i militari riformati?
I militari riformati possono avere accesso a una serie di benefici che dipendono dalle leggi e dalle politiche del paese in cui prestavano servizio.
Questi benefici possono includere assistenza sanitaria gratuita o a tariffe agevolate presso strutture militari o civili, pensione militare, supporto finanziario per la riabilitazione e il reinserimento nella vita civile, accesso prioritario ai servizi pubblici e programmi di formazione professionale.
Inoltre, in alcuni casi, possono essere previste agevolazioni fiscali o altri vantaggi per loro e per le loro famiglie.
Cos’è un militare riformato?
Un militare riformato è un individuo che ha prestato servizio nell’esercito ma che, a causa di varie circostanze come malattie, infortuni o altre condizioni che limitano la loro capacità fisica o mentale, non è più in grado di svolgere pienamente le sue mansioni militari.
La riforma può essere temporanea o permanente, a seconda della gravità della condizione. È importante sottolineare che essere riformati non significa necessariamente essere invalidi, ma semplicemente non essere in grado di continuare il servizio militare attivo.
Quali sono i requisiti per essere considerati militari riformati?
I requisiti per essere considerati militari riformati possono variare a seconda del paese e delle leggi locali. Tuttavia, solitamente si tratta di individui che hanno subito ferite o malattie che li rendono incapaci di continuare a servire nell’esercito in modo efficace.
Queste condizioni devono essere valutate e confermate da un’apposita commissione medica militare o da un’autorità sanitaria competente. In alcuni casi, la riforma può essere anche una decisione presa volontariamente dall’individuo, ad esempio per motivi personali o familiari.
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