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Naspi dopo maternità: funziona così

Come funziona la Naspi dopo la maternità? Vediamo quali sono i possibili scenari che possono dare diritto o meno alla Naspi dopo il congedo di maternità.

di Romina Cardia

Febbraio 2024

In questo approfondimento parliamo di Naspi dopo la maternità e anche prima e durante (scopri le ultime notizie su lavorodisoccupazioneofferte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsAppTelegram e Facebook).

Ho diritto alla Naspi dopo la maternità?

Durante la gravidanza, l’indennità di disoccupazione Naspi rimane invariata, ma viene temporaneamente sostituita da un sussidio diverso per i 5 mesi di astensione obbligatoria dal lavoro.

 In questo periodo, l’INPS interrompe il pagamento della Naspi e eroga un’indennità di maternità alla lavoratrice.

Al termine del “periodo protetto”, la Naspi dopo la maternità riprende a essere erogata.

Questa regola si applica soprattutto alle lavoratrici che hanno ottenuto il diritto all’indennità di disoccupazione prima dell’inizio dell’astensione obbligatoria prevista dalla legge.

Vediamo nel dettaglio in cosa consiste questo periodo protetto e quali sono i possibili scenari che si possono configurare.

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Periodo protetto e astensione obbligatoria dal lavoro

La Legge italiana garantisce alle lavoratrici dipendenti in stato di gravidanza un periodo di congedo di maternità, corrispondente a 5 mesi di astensione obbligatoria dal lavoro.

Questo periodo può iniziare due mesi prima della presunta data del parto o essere ritardato di un mese, prolungando il congedo a quattro mesi dopo il parto, secondo la flessibilità prevista dall’INPS.

Durante questo “periodo protetto,” inizia il divieto di licenziamento, che ha implicazioni importanti in caso di perdita del lavoro o dimissioni volontarie.

Non sempre è possibile per una madre lavorare fino al settimo mese di gravidanza. Ecco come richiedere la maternità anticipata.

Naspi in maternità per chi già percepisce la disoccupazione

Se una lavoratrice già percepisce la Naspi e si trova in gravidanza, la Legge n. 1204 del 1971 le assicura l’indennità di maternità.

Durante i 5 mesi del periodo protetto, la Naspi viene sospesa, e al suo posto viene corrisposta l’indennità di maternità, pari all’80% della retribuzione giornaliera basata sull’ultima busta paga prima dell’inizio del congedo. Alla fine del periodo, la Naspi riprende.

Divieto di licenziamento e Naspi per i papà in congedo: dura un anno, i chiarimenti dell’INPS. Estese anche ai padri lavoratori le stesse tutele garantite alla madre. Le disposizioni sono contenute nella legge che è stata approvata nell’agosto del 2022 sull’equilibrio tra vita professionale e familiare per i genitori.

Perdita del lavoro in gravidanza e il ruolo cruciale del periodo protetto

Se una lavoratrice perde il lavoro in gravidanza, il periodo protetto diventa decisivo. Secondo il Decreto Legislativo n. 151 del 2001, le lavoratrici sospese o disoccupate all’inizio del congedo di maternità possono accedere all’indennità di maternità in determinati casi.

È fondamentale che tra l’inizio della sospensione o della disoccupazione e il periodo protetto non passino più di 60 giorni.

In caso di insuccesso nella richiesta della Naspi, si può mantenere il diritto all’assegno di maternità se tra la fine del rapporto di lavoro e l’inizio dell’astensione obbligatoria sono trascorsi meno di 180 giorni.

Scopri se sono compatibili la Naspi e dimissioni per giusta causa e come funzionano secondo le normative italiane.

Dimissioni in gravidanza e accesso alla Naspi

Le dimissioni volontarie di solito non danno diritto all’indennità di disoccupazione, ma ci sono eccezioni legate alla gravidanza.

Se le dimissioni avvengono nel periodo tutelato di maternità, mantenendo il divieto di licenziamento, la lavoratrice può conservare il diritto alla Naspi, a condizione che la risoluzione del contratto passi per l’Ufficio Territoriale per il Lavoro.

Anche dimissioni entro il primo anno di età del bambino, con i requisiti contributivi, garantiscono l’accesso alla Naspi.

Il congedo con Legge 104 ai disoccupati è possibile? Scopriamo di più a riguardo della compatibilità con la Naspi.

Quanto viene pagata la Naspi dopo la maternità

L’indennità di maternità in disoccupazione è pari all’80% dello stipendio precedente all’entrata in disoccupazione.

Ad esempio, se lo stipendio era di 1.500 euro, l’assegno di maternità sarà di 1.200 euro.

L’INPS effettuerà il pagamento direttamente, e la Naspi riprenderà dopo i 5 mesi di maternità.

Superato il comporto c’è la Naspi? Scopri se il lavoratore che ha superato il limite massimo dei giorni di malattia ed è stato licenziato ha il diritto a ricevere l’indennità di disoccupazione.

Naspi dopo la maternità
Naspi dopo la maternità. Nella foto: una mamma culla il suo bambino.

Come fare domanda per la Naspi dopo la maternità

La domanda per la Naspi deve essere inviata all’INPS nella sezione dedicata. È importante inviare anche una comunicazione per l’interruzione della Naspi in gravidanza, e in questo processo, l’assistenza di un Patronato può essere utile.

Naspi, Dis-coll, cassa integrazione: l’INPS ha comunicato l’aggiornamento delle indennità di disoccupazione. Sono state adeguate all’inflazione, che è al 5,7%. Si arriva a percepire fino a 1000 euro in più ogni anno. Vediamo nel dettaglio.

Gravidanza a rischio e malattia

In caso di gravidanza a rischio, la Naspi può essere interrotta anche prima del settimo mese (maternità anticipata), e l’assegno rimane pari all’80% dell’ultimo stipendio.

 In caso di malattia grave che impedisce il lavoro, è necessario informare l’INPS per la sospensione della Naspi.

FAQ sulla Naspi dopo la maternità

Come richiedere l’indennità Naspi?

Per richiedere l’indennità Naspi, è necessario presentare una domanda all’INPS. È possibile farlo online attraverso il portale INPS o recandosi personalmente presso un patronato o un centro di assistenza. È fondamentale fornire tutta la documentazione richiesta e seguire scrupolosamente le istruzioni per garantire una pratica corretta e veloce.

Dopo quanto tempo dall’invio della domanda ricevo risposta dall’INPS?

tempi di lavorazione della domanda di incentivo possono variare dai singoli casi. Di norma, come riporta il sito ufficiale dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, entro trenta giorni l’ente scioglie le riserve. Per monitorare lo stato della tua richiesta, controlla online il tuo fascicolo previdenziale INPS. In caso di risultato favorevole ti comparirà una voce simile a “domanda accettata”, in alternativa “domanda respinta”.

I percettori di Naspi hanno diritto all’ex Bonus Renzi?

Sì, tra i beneficiari dell’ex Bonus Renzi ci sono anche i percettori dell’indennità di disoccupazione Naspi. Tuttavia, per ricevere la totalità dell’importo (1200 euro all’anno diviso in dodici mensilità ndr) è necessario possedere un reddito inferiore ai 15mila euro.

Spettano i contributi figurativi durante l’erogazione della Naspi?

Durante la disoccupazione, la legge prevede che l’INPS versi i contributi figurativi nel periodo in cui il lavoratore percepisce l’indennità di disoccupazione (la Naspi)

Quando si accreditano i contributi figurativi al disoccupato percettore di Naspi, si attribuisce un numero di contributi pari al periodo da riconoscere e per un determinato importo a seconda della modalità di calcolo.     

Il valore dei contributi da accreditare al lavoratore deriva dalla media delle retribuzioni percepite nello stesso anno solare in cui si collocano i periodi di interruzione o riduzione dell’attività. Se nell’anno solare non risultano retribuzioni, il valore da attribuire ai contributi figurativi è calcolato sulle retribuzioni dell’anno precedente.  

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