Oggi vi parliamo della Pasquetta in busta paga: cosa significa? Quanti soldi in più? (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Pasquetta in busta paga: quanti soldi in più?
La Pasqua è una festività minore per ciò che concerne le tutele lavorative che il nostro ordinamento riconosce alle giornate festive. Diversamente, il giorno di Pasquetta è considerato un festivo a tutti gli effetti.
Le tutele per il giorno festivo scattano e sono riconosciute non per la festa di Pasqua, ma per il lunedì dell’Angelo (a Pasquetta, che quest’anno cade il 1° aprile).
Come vengono pagate le festività in busta paga? Nei giorni festivi il lavoratore percepisce regolarmente la retribuzione, anche se non presta servizio. Il valore della festività in busta paga dipende dal giorno in cui ricade, durante la settimana.
Essendo Pasquetta una festività che ricade sempre di lunedì, questa viene riconosciuta nello stipendio del lavoratore se retribuito in misura fissa. Ai lavoratori pagati a ore, invece, spetta la retribuzione oraria moltiplicata per il numero di ore che avrebbero dovuto lavorare quel giorno.
Se il lavoratore presta servizio in un giorno festivo, ha diritto alla retribuzione relativa alla giornata di festività sommata la maggiorazione prevista dal contratto collettivo di riferimento.
Anche la maggiorazione dipende dalla tipologia di contratto sottoscritto: con una paga a a ore, la normale retribuzione viene ragguagliata a un sesto dell’orario settimanale o a un quinto in caso di settimana corta mentre il lavoratore ha diritto a riposi compensativi oppure alla maggiorazione per lavoro festivo.
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Giorni festivi: quali sono?
Essendo la Pasqua una festività che cade sempre di domenica, al lavoratore dipendente non spetta alcun bonus in busta paga, come invece è previsto per le festività nazionali, elencate dall’articolo 2 della legge numero 260 del 27 maggio 1949 e che comprende:
- il primo giorno dell’anno;
- l’Epifania;
- il 25 aprile;
- Pasquetta;
- il 1° maggio;
- il giorno dell’Assunzione della B. V. Maria;
- Ognissanti;
- la festa dell’Immacolata Concezione;
- il giorno di Natale;
- il 26 dicembre.
Nell’elenco rientravano altre cinque festività, poi eliminate con la legge numero 54 del 1977, ovvero:
- San Giuseppe;
- l’ascensione;
- la festa dell’Unità nazionale;
- il Corpus Domini;
- la festa di Santi Pietro e Paolo.
Giorni festivi: cosa sapere?
Nei giorni festivi, al lavoratore spetta la possibilità di astenersi dallo svolgere l’attività lavorativa godendo della retribuzione in misura piena.
Quando la festività cade di domenica e non risulta goduta, al lavoratore spetta un bonus in busta paga: una quota aggiuntiva giornaliera di retribuzione, che equivale a un giorno in più di stipendio.
Ma se il giorno festivo non goduto cade di sabato o in un altro giorno non lavorativo, buona parte dei contratti collettivi riconosce al lavoratore un giorno in più di permesso, da sfruttare in caso di necessità.
Giorni festivi: vale anche la Pasqua?
E la Pasqua? Pur essendo una festività religiosa, non è considerata come giorno festivo. Solo pochi contratti collettivi la considerano tale.
Significa che nel giorno di Pasqua (quest’anno è il 31 marzo), al lavoratore non spetta alcun bonus in busta paga, diversamente dalle altre festività nazionali che cadono di domenica.
Essendo una domenica, generalmente un giorno non lavorativo per la maggior parte dei lavoratori dipendenti, la giornata di astensione viene comunque riconosciuta in busta paga.
Ma per chi presterà servizio a Pasqua non ci sarà alcuna maggiorazione per lavoro festivo, se non quelle previste da contratto per il lavoro svolto di domenica. Vi consigliamo comunque di verificare il contratto collettivo del settore di appartenenza.

Faq su lavoro e busta paga
Cos’è la busta paga?
La busta paga è il documento che riporta i dettagli sulla retribuzione, sui rapporti che intercorrono tra il dipendente e il datore di lavoro e tra il lavoratore e lo Stato e gli enti previdenziali.
Come è composta la busta paga?
La busta paga si compone di tre parti:
- la prima parte contiene informazioni sul lavoratore o sulla lavoratrice;
- la seconda parte contiene informazioni sulla retribuzione percepita;
- la terza parte considera le trattenute fiscali (IRPEF), i contributi previdenziali e l’ammontare del TFR, il Trattamento di fine rapporto.
Quali sono le trattenute IRPEF in busta paga?
Ai fini di una corretta lettura della busta paga è necessario saper leggere e comprendere le trattenute IRPEF che influiscono sull’ammontare della retribuzione. Ricordiamo che l’IRPEF è l’imposta sul reddito delle persone fisiche e si calcola su 3 scaglioni in base al reddito.
Nel 2024 gli scaglioni sono i seguenti:
- 23% – per i redditi fino a 28.000 euro;
- 35% – per i redditi compresi tra 28.001 e 50.000 euro;
- 43% – per i redditi superiori a 50.001 euro.
Dove possono verificare la busta paga i dipendenti pubblici?
I dipendenti pubblici possono consultare la busta paga sul sito della Pubblica Amministrazione NoiPa e verificare se lo stipendio sia conforme con quanto stabilito dal contratto sottoscritto e dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, in base al numero di ore lavorate, alle ferie maturate e ad altri aspetti.
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