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Pensione ai giovani: tutti gli aiuti

La pensione ai giovani sarà il tema centrale della prossima riforma delle pensioni, più del superamento della Legge Fornero, della flessibilità in uscita e dell’aumento delle minime. Lo ha ribadito la stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Vediamo cosa ha intenzione di fare l’esecutivo e quali sono le misure che potrebbero essere adottate.

di Redazione

Settembre 2023

La pensione ai giovani sarà il centro della riforma del sistema previdenziale. Lo ha ribadito in modo chiaro la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dando così impulso e direzione diversa al dibattito che negli ultimi mesi si è concentrato soprattutto sull’aumento delle minime e la flessibilità in uscita (tra Quota 41, Quota 103 o Opzione donna). Ovvero argomenti che interessano chi è già in pensione o è prossimo a farlo. (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Pensione ai giovani: una priorità

La pensione ai giovani è stata inserita tra le priorità inderogabili dal governo. La questione sarà uno dei capisaldi della prossima Legge di Bilancio, insieme a:

Sull’argomento c’è forte preoccupazione. Che nasce dalla consapevolezza dei dati, quelli forniti da una serie di istituti, tutti concordi su un punto: se non si interviene subito, tra qualche anno sarà inevitabile una emergenza sociale.

Per chi oggi ha 35 anni, infatti, gli importi dei trattamenti pensionistici potrebbero essere in futuro, nonostante gli anni di lavoro e di versamenti contributivi, al di sotto della soglia di sopravvivenza.

Ma non solo: l’uscita dal lavoro potrebbe arrivare a 74/75 anni. Con questi numeri sembra ovvio che possano passare in secondo piano le esigenze di chi ora si appresta ad uscire dal lavoro. In secondo piano, ma non certo dimenticati.

Pensione ai giovani, i dati impietosi

Il mese scorso il Consiglio nazionale dei giovani, insieme a Eures, ha pubblicato una ricerca dal titolo: «Situazione contributiva e futuro pensionistico dei giovani». 

I numeri lasciano poco spazio all’ottimismo:

Già oggi ci sono pensioni pagate solo in base ai contributi versati. Questo sistema, noto come “regime contributivo puro”, ha risultati preoccupanti:

Gli ostacoli principali

Molteplici sono le sfide che i giovani lavoratori affrontano:

  1. Discontinuità lavorativa: periodi senza lavoro o con contratti a termine.
  2. Basse retribuzioni: stipendi che non garantiscono una vita dignitosa.
  3. Mancanza di garanzie sociali: assenza di sicurezze e ammortizzatori sociali.
  4. Questione demografica: l’equilibrio tra popolazione attiva e pensionata.
  5. Sistema contributivo puro: un modello che può penalizzare chi ha carriere discontinue.

Le emergenze di oggi

Non bisogna dimenticare, comunque, anche le difficoltà del momento, legate tra l’altro alla rivoluzione digitale che ha reso precocemente “superati” molti lavoratori e che impone una serie di misure per facilitare la staffetta generazionale.

Ma torniamo alla pensione ai giovani.

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Le misure per la pensione ai giovani

Il sistema contributivo presenta come abbiamo visto delle criticità. Ad esempio, non vi è una pensione minima garantita. Ciò potrebbe tradursi in assegni molto bassi per i giovani quando usciranno dal mondo del lavoro. Per risolvere queste problematiche, il governo sta esplorando diverse soluzioni:

Facilitare il riscatto dei periodi di studio

Per aumentare i periodi di contribuzione, si sta valutando la possibilità di riscattare i periodi di studio. Corsi come la scuola per interpreti, recentemente riconosciuti come laurea, potrebbero beneficiare di questa opzione anche altri corsi di formazione. Ci sono proposte per ridurre i costi di riscatto, rendendolo più accessibile a tutti. In pratica si passerebbe dagli attuali 5.776 euro per ogni anno riscattato a 600/650 euro.

I vuoti contributivi dei giovani lavoratori

Uno dei principali ostacoli per garantire una pensione per i giovani lavoratori è rappresentato dai vuoti contributivi. Molti lavoratori hanno periodi senza contributi a causa di studi, tirocini non retribuiti o periodi di disoccupazione. Quei vuoti, nella situazione attuale, hanno una incidenza molto negativa sull’importo della futura pensione.

Vediamo su Thewam.net com’è possibile oggi riempire i buchi contributivi

Staffetta Generazionale

Un’altra proposta in discussione è quella della staffetta generazionale. Questa soluzione prevede che i lavoratori anziani possano passare dal tempo pieno al part-time negli ultimi anni di lavoro, mantenendo gli stessi contributi. Ciò favorirebbe l’ingresso di giovani nel mercato del lavoro.

Pensione complementare

Il fondo pensione per giovani è uno strumento fondamentale per garantire un futuro previdenziale sicuro. Nonostante la sua importanza, una quota troppo bassa di giovani vi aderisce. Il governo, pertanto, punta a rendere i fondi pensione più attrattivi e convenienti rispetto al Tfr.

Pensione di garanzia

La “pensione di garanzia” è un altro pilastro della strategia del governo. Questa misura avrebbe l’obiettivo di assicurare una pensione minima a chi è nel sistema contributivo, anche in presenza di carriere lavorative discontinue o con bassi salari. La sua attuazione, tuttavia, è ancora in fase di studio.

Il futuro e la pensione ai giovani

Il panorama pensionistico italiano è in continua evoluzione. Con l’attenzione sempre più rivolta verso il futuro dei giovani, il governo sta lavorando per creare soluzioni concrete e sostenibili. Solo il tempo dirà se queste misure avranno l’effetto desiderato e se garantiranno almeno una pensione di garanzia ai giovani.

Pensione ai giovani: tutti gli aiuti
Nella foto una giovane perplessa riflette sulla sua futura pensione.

FAQ (domande e risposte)

Perché la pensione ai giovani è diventata una priorità del governo?

La pensione per i giovani è diventata una priorità inderogabile per il governo a causa della crescente preoccupazione riguardo al futuro pensionistico dei giovani. I dati forniti da vari istituti mostrano che, senza un intervento immediato, si potrebbe affrontare un’emergenza sociale nei prossimi anni. Per chi ha oggi 35 anni, gli importi delle pensioni potrebbero, in futuro, risultare inferiori alla soglia di sopravvivenza, nonostante gli anni di lavoro e i versamenti contributivi. Inoltre, l’età prevista per la pensione potrebbe raggiungere i 75 anni.

Con la situazione attuale, a che età andranno in pensione le persone che oggi hanno meno di 35 anni?

Sulla base delle ricerche, chi ha meno di 35 anni rischia di dover attendere fino a 74 anni per andare in pensione. Inoltre, i dati evidenziano che l’età media di pensionamento per coloro che ricevono pensioni attraverso il regime contributivo puro è di 71,2 anni. Per i lavoratori parasubordinati, ovvero i precari, l’età media di pensionamento è di 75 anni.

Su cosa punta il governo per migliorare la situazione previdenziale di chi oggi è giovane?

Il governo sta lavorando su diverse misure per affrontare questa sfida. Una delle soluzioni è coprire i “buchi” contributivi causati da carriere lavorative discontinue. Lo Stato potrebbe intervenire coprendo questi gap con contributi a proprio carico. Una proposta prevede che, per ogni anno di lavoro, venga riconosciuto 1,5 anni di contribuzione. Inoltre, il governo intende facilitare il riscatto dei periodi di studio e ridurre gli oneri associati. Un’altra proposta chiave è la “pensione di garanzia”, che funziona come un adeguamento al minimo per coloro che sono nel sistema contributivo. Infine, il governo punta a promuovere la pensione complementare, cercando di rendere i fondi pensione più attraenti per i giovani rispetto al TFR.

Come dovrebbe cambiare il riscatto dei periodi di studio?

Il governo vuole facilitare il riscatto dei periodi di studio, specialmente per corsi che sono stati riconosciuti come lauree solo recentemente, come la scuola per interpreti. L’idea è di offrire la possibilità di riscattare questi periodi di studio anche a chi ha frequentato tali corsi prima del loro riconoscimento formale come percorso universitario. Attualmente, gli oneri previsti per il riscatto di un titolo di studio sono di 5.776 euro per ogni anno accademico. Tuttavia, le sigle sindacali chiedono una riduzione significativa di questi oneri, arrivando a una cifra di 600-650 euro all’anno.

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