Pensione anticipata per pochi: nel 2023 è diminuito in modo drastico il numero di lavoratori che ha usufruito di una uscita anticipata. Cerchiamo di capire quali sono i motivi e se sarà possibile invertire la tendenza. (scopri le ultimissime notizie sulle pensioni sempre aggiornate. Ricevi su WhatsApp e sul canale Telegram la rassegna stampa con le ultime novità sui concorsi e sul mondo del lavoro. Resta sempre aggiornato sulla nostra pagina Facebook e Prova il nostro tool online per la ricerca di lavoro in ogni parte d’Italia. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).
Indice
Pensione anticipata per pochi: i numeri
I dati sul calo significativo delle pensioni anticipate nel 2023 è stato fornito dalle tabelle dell’Osservatorio INPS sui flussi di pensionamento.
Nei primi sei mesi del 2023 l’istituto di previdenza ha erogato 42.995 nuove pensioni anticipate per i dipendenti pubblici, nello stesso periodo del 2022 erano state 63.630, una riduzione del 36.01%.
Il calo riguarda anche i lavoratori del settore privato: nei primi sei mesi del 2022 le pensioni anticipate erano state 71.987, nello stesso periodo del 2023, se ne sono registrate 56.801. Un calo del 21,1%.
Ma il dato potrebbe essere anche peggiore: infatti nei primi mesi del 2023 hanno utilizzato l’uscita anticipata migliaia di lavoratori che hanno raggiunto l’anno precedente i requisiti previsti da Quota 102, una misura che è stata soppressa il 31 dicembre del 2022 (e può essere fruita solo da chi ha raggiunto i requisiti necessari, anagrafici e contributivi entro, appunto, il 2022).
Vediamo meglio con questa tabella:
| Anno | Dipendenti Pubblici | Dipendenti Privati |
|---|---|---|
| Primo semestre 2022 | 63.630 | 71.987 |
| Primo semestre 2023 | 42.955 (-36,01%) | 56.801 (-21,1%) |
I motivi
Le cause di questa riduzione del numero di lavoratori che ha avuto accesso alla pensione anticipata è da ricercare indubbiamente nelle scelte del governo.
Quota 103 ha sostituito Quota 102: la nuova misura prevede requisiti più stringenti (a partire dai 41 anni di contribuzione) ed è anche meno conveniente rispetto alla misura precedente (è stato imposto un limite all’importo).
Il che significa che oltre a essere più complessa da perfezionare è anche meno vantaggiosa per i lavoratori.
Un altro colpo significativo per il calo del pensionamento anticipato è arrivato dalla nuova Opzione donna, che prevede dei criteri molto severi per accedere al trattamento:
- aver compiuto 60 anni (il requisito viene ridotto di un anno per ogni figlio fino a un massimo di due);
appartenere a una di queste tre categorie:
- lavoratrici licenziate o dipendenti di aziende nelle quali è stata aperta la procedura di crisi;
- avere una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 74%;
- assistere da almeno sei mesi un familiare in condizione di disabilità grave certificata dalla legge 104, comma 3.
Nella precedente versione l’accesso a Opzione donna è stato consentito alle lavoratrici con questi requisiti:
- età anagrafica: 58 anni (59 per le autonome);
- contributi: 35 anni.
- In entrambi i casi il calcolo dell’importo è stato determinato con un calcolo contributivo (escludendo quindi la parte retributiva, più conveniente per il lavoratore).
Opzione donna 2023, il crollo
Ebbene questi criteri hanno provocato un crollo verticale delle domande:
- nei primi sei mesi del 2023 sono state 7.536;
- nel 2022 (tutto l’anno): sono state 24.559.
C’è anche un altro dato da ricordare: la netta maggioranza (4.210) delle lavoratrici che sono andate in pensione con Opzione donna nel 2023, riceve un importo di pensione inferiore ai 1.000 euro.
Davvero poco se si considerano gli almeno 35 anni di contribuzione necessari per accedere alla misura.
Vediamo la tabella:
| Anno | Domande Pensione Anticipata (Opzione Donna) | Pensioni meno €1000 |
|---|---|---|
| 2022 (intero anno) | 24.559 | / |
| Primi 6 mesi 2023 | 7.536 | 4.210 |
Flessibilità negata
Se uno degli obiettivi della riforma delle pensioni è quello di consentire una maggiore flessibilità in uscita dei lavoratori, si può dire che siamo davvero molto lontani. O meglio: stiamo peggio di prima. Non è un’opinione, ma la fredda analisi dei numeri forniti dall’Osservatorio INPS.
Il risultato era comunque largamente prevedibile: non era difficile immaginare che Quota 103 e la nuova Opzione donna fossero trattamenti molto meno alla portata (e poco convenienti) rispetto alle misure che hanno sostituito.
Pensione anticipata, cosa accadrà nel 2024
Il governo è impegnato in questi giorni a disegnare, con un costante confronto con le parti sociali, la riforma del sistema previdenziale. Al momento, però, non sono state formulate ipotesi credibili rispetto a uscite anticipate a vantaggio dei lavoratori.
Si è ipotizzata quota 41 (in pensione a qualsiasi età, con 41 anni di contribuzione), ma è stata scartata: troppo costosa. Si pensa di riproporre Quota 103 (ma come abbiamo visto non è stata molto apprezzata).
Vediamo su thewam.net come dovrebbe funzionare Quota 41
Piuttosto che Quota 41 potrebbe convenire la pensione ai precoci.
Mentre il futuro di Opzione donna è ancora incerto: si pensa tra l’altro di trasformarla in un trattamento di accompagnamento alla pensione, come l’Ape sociale. Ma diventerebbe anche meno conveniente (12 mensilità).
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Diminuisce anche il numero delle pensioni
In calo c’è anche il numero complessivo delle pensioni (non solo quelle anticipate).
Nei primi 6 mesi del 2023, l’INPS ne ha erogate 370.136, rispetto alle 444.118 dello stesso periodo del 2022. Una riduzione del 16,6%, consistente, ma meno clamorosa rispetto al dato delle pensioni anticipate.
Scende anche l’importo medio di queste prestazioni:
- nel 2022 per i neo pensionati l’assegno pensionistico è stato in media di 1.180 euro;
- nel 2023 l’assegno pensionistico è stato in media di 1.168 euro.
Una riduzione che si spiega con l’incremento costante della parte contributiva rispetto a quella retributiva (cioè diminuiscono inevitabilmente gli anni lavorati fino al 1995).
Un dato che dovrebbe crescere negli anni che verranno, comportando un calo ancora più marcato degli importi pensionistici.
Vediamo la tabella:
| Periodo | Pensioni erogate | Riduzione % | Importo medio pensione |
|---|---|---|---|
| Primi 6 mesi 2022 | 444.118 | N/A | €1.180 |
| Primi 6 mesi 2023 | 370.136 | 16,6% | €1.168 |
Non ci sono risorse sufficienti
Non solo gli importi medi delle pensioni sono in calo, bisogna anche fare i conti con l’aumento del costo della vita. Che ha una inevitabile conseguenze: gli adeguamenti all’inflazione hanno un costo notevole per le casse della previdenza.
Quest’anno si prevede che gli importi da gennaio dovranno essere incrementati del 6%.
Pochi soldi, spesa in aumento: due aspetti che non fanno ben sperare sull’introduzione di misure che rendano più agevole l’accesso a una forma di pensionamento anticipato.
La pensione complementare
In risposta a tutte queste incertezze, il governo si sta concentrando in maniera decisa sul potenziamento del sistema di previdenza complementare.
L’intento dell’esecutivo è quello di far diventare le pensioni integrative una base di partenza per assicurare un’adeguata “copertura previdenziale” ai giovani con carriere discontinue.
L’implementazione delle nuove misure è prevista attraverso la delega fiscale e la prossima manovra finanziaria. Tra le opzioni in considerazione ci sono sgravi fiscali, incentivi mirati principalmente ai giovani under 35, l’aumento della soglia attuale di deducibilità e, forse, anche l’introduzione di una nuova fase di “silenzio-assenso” per indirizzare il Tfr verso i fondi pensione.
Da un’ultima analisi della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) risulta che, a seguito della contrazione del 2022, nei primi tre mesi del 2023 i rendimenti di tutte le forme di previdenza complementare hanno ripreso a salire. Il numero di iscritti ha raggiunto i 9.350 milioni, segnando un aumento dell’1,2% rispetto all’anno precedente.

Faq (domande e risposte)
Perché è diminuito il numero delle pensioni anticipate nel 2023?
Le principali cause sono le politiche governative come Quota 103 e la nuova Opzione donna, che hanno reso l’accesso alla pensione anticipata più difficile e meno vantaggioso.
Che effetto hanno avuto le scelte del governo sulle pensioni anticipate?
Politiche come Quota 103 e la nuova Opzione donna, con i loro requisiti più rigidi, hanno reso l’accesso alla pensione anticipata più complicato e meno vantaggioso.
Nonostante il governo stia lavorando sulla riforma del sistema previdenziale, le prospettive per le pensioni anticipate nel 2024 non sembrano incoraggianti.
La previdenza complementare può essere una soluzione?
Il governo sta puntando sulla previdenza complementare come soluzione, con incentivi fiscali e altri benefici per i giovani sotto i 35 anni, al fine di garantire una copertura pensionistica adeguata per chi ha una carriera discontinua.
Che cosa sono Quota 103 e l’Opzione donna?
Sono politiche governative che mirano a regolamentare le pensioni anticipate. Entrambe hanno requisiti più rigidi e sono meno convenienti rispetto alle precedenti misure (Quota 102 e la vecchia versione di Opzione donna).
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