In questo approfondimento vi parleremo di pensione anticipata per problemi alla schiena: quando è possibile richiederla? (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Pensione anticipata per problemi alla schiena: è possibile?
Se si è affetti da gravi problemi alla schiena è possibile richiedere la pensione anticipata?
L’accesso a una delle misure di pensionamento anticipato previste dall’ordinamento previdenziale italiano è comunque legato al riconoscimento di una percentuale di invalidità che sia pari o superiore al 74%.
I criteri di valutazione adottati dall’INPS per la determinazione del mal di schiena, o meglio delle diverse patologie che causano questa sintomatologia, si basano su accertamenti strumentali (radiografie, ecografie, risonanza magnetica, tac, elettromiografia, scintigrafia).
Connesse al mal di schiena ci sono diverse patologie inserite nelle tabelle INPS per la valutazione della malattia che riguardano l’apparato osteoarticolare e locomotore.
Essendo il mal di schiena una “malattia” temporanea, anche se debilitante, non fa parte dell’elenco di patologie che danno diritto a una percentuale di invalidità tale da rendere possibile il pensionamento anticipato.
La lombalgia può diventare invalidante se la sua durata supera i trenta giorni, a causa di una contrattura muscolare, ad esempio, o da alterazioni anatomiche. Ma la sola lombalgia non dà diritto alla pensione anticipata.
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Pensione anticipata per problemi alla schiena: percentuali di invalidità
Ad esempio, l’anchilosi lombare o artrodesi lombare in funzione del numero di metameri interessati è riconosciuta dall’INPS con un’invalidità dal 15 al 25%. L’anchilosi lombare o artrodesi lombare con interessamento radicolare accertato prevede una riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 26 e il 35%.
La scoliosi a una curva superiore a 40°, invece, prevede il riconoscimento di un’invalidità del 21-30%. Infine l’anchilosi del rachide in toto arriva fino al 70% di invalidità riconosciuta.
Quali sono le patologie dell’apparato osteoarticolare più conosciute?
Tra le patologie più frequenti dell’apparato osteoarticolare troviamo:
- la lombalgia non complicata/aspecifica: è in assoluto la più diffusa, spesso non riconducibile una causa ben definita);
- sciatalgia o “sciatica” è l’infiammazione del nervo sciatico, parte dalla regione lombare della colonna vertebrale e scorre lungo la parte posteriore della gamba fino all’incavo del ginocchio, fino al piede;
- l’artrosi delle vertebre lombari, dorsali o cervicali: provocano l’infiammazione dei tessuti molli del tratto vertebrale, può essere associata o meno a discopatie (ernia del disco, ernie cervicali ecc.) e a sofferenza del midollo spinale;
- il “colpo della frusta”: si tratta di una contrattura violenta, improvvisa ed estremamente dolorosa dei muscoli lombari durante l’esecuzione di un movimento brusco della schiena;
- le fratture vertebrali da “compressione”: sono provocate da traumi o spontanee (in particolare per chi soffre di osteoporosi severa).
Quali patologie dell’apparato osteoarticolare danno diritto alla pensione anticipata?
Ma solo alcune delle patologie che colpiscono l’apparato osteoarticolare e locomotore danno diritto a una percentuale di invalidità tale da poter ambire al pensionamento anticipato.
Parliamo di:
- agenesia completa bilaterale degli arti superiori (100% di invalidità);
- amputazione o perdita delle due mani non protesizzabile (100% di invalidità);
- amputazione o perdita delle due mani con protesi funzionali (90% di invalidità);
- amputazione bilaterale di coscia o di gamba non protesizzabile (100% di invalidità);
- amputazione bilaterale di coscia, a prescindere dal livello, protesizzabile (80% di invalidità);
- disarticolazione coxo-femorale non protesizzabile (75% di invalidità).
Pensione anticipata per problemi alla schiena: quali possibilità?
Esistono tre opzioni previdenziali che consentono di anticipare l’accesso alla pensione, in possesso di una percentuale di riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%.
Parliamo di:
- Ape Sociale (l’anticipo pensionistico che accompagna il lavoratore o la lavoratrice dai 63 anni e 5 mesi di età fino all’età pensionabile, tramite l’erogazione di un assegno mensile di importo pari alla pensione maturata al momento della domanda, ma mai superiore a 1.500 euro lordi. Gli invalidi civili al 74% possono accedervi con 30 anni di contributi versati);
- Quota 41 per lavoratori precoci (occorrono 41 anni di contributi, di cui uno versato prima di compiere 19 anni, a prescindere dall’età anagrafica);
- Opzione Donna (occorre aver compiuto almeno 61 anni di età, con 35 anni di contributi versati. Sono previsti sconti anagrafici di un anno o due anni a seconda dei figli avuti).
Invece, con una percentuale di invalidità dell’80%, è possibile anticipare l’accesso alla pensione già a 56 anni di età (donne) o a 61 anni di età (uomini), se dipendenti privati, con almeno 20 anni di contributi versati.

Faq sulla pensione anticipata
Quali sono le date da ricordare per presentare domanda per l’Ape Sociale nel 2024?
I termini per inoltrare la domanda per il riconoscimento delle condizioni di accesso per avere diritto all’Ape Sociale scadranno il 31 marzo 2024, per chi ha maturato i requisiti nel 2023 e per chi li ha soddisfatti negli anni precedenti.
Chi non ha presentato domanda entro il 31 marzo, avrà modo di recuperare entro il 15 luglio 2024: l’istituto comunicherà l’esito dell’istruttoria entro il 15 ottobre. Infine, per i ritardatari è prevista l’ultima finestra con scadenza il 30 novembre 2024: l’INPS informerà dell’esito dell’istruttoria entro il 31 dicembre 2024, ma le domande verranno prese in considerazione soltanto se rimangono a disposizione le risorse economiche per coprire la spesa.
Quando va presentata domanda per Quota 41 precoci?
La domanda va presentata entro il 1° marzo di ogni anno. Eventuali domande presentate dopo il 1° marzo e non oltre il 30 novembre, saranno prese in considerazione dall’INPS soltanto se sono disponibili risorse finanziarie.
Con Quota 41 precoci si può lavorare?
L’INPS spiega che: “la pensione anticipata con requisito ridotto per i lavoratori cd. precoci, a far data dalla sua decorrenza, non è cumulabile con redditi da lavoro subordinato o autonomo prodotti in Italia o all’estero per il periodo di anticipo rispetto ai requisiti vigenti per la generalità dei lavoratori“.Cosa significa? Che chi va in pensione con Quota 41 non può esercitare un’attività lavorativa fino a quando non si maturano i requisiti per l’accesso alla pensione anticipata ordinaria.
Chi sceglie opzione donna può continuare a lavorare?
Sì, si può continuare a percepire la pensione di Opzione donna e continuare a svolgere un lavoro di tipo libero e autonomo. Qualora sceglierai di continuare a eseguire mansioni lavorative, sarai obbligata a versare i contributi obbligatori previsti per i liberi professionisti.
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