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Pensione con la RITA a 61 anni: cosa sapere

Pensione con la RITA: come funziona, chi può richiederla, è possibile andarci a 61 anni di età? Ecco cosa sapere.

di Carmine Roca

Maggio 2024

Oggi vi parleremo di pensione con la RITA: chi può richiederla e come andarci a 61 anni? (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Pensione con la RITA: chi può iscriversi?

La RITA è l’acronimo di Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, ovvero l’erogazione del montante accumulato, in parte o in un’unica soluzione, per l’arco di tempo che va dall’accettazione della domanda fino all’età pensionabile (67 anni, nel 2024).

Introdotta dalla Legge di bilancio del 2017 assieme all’Ape Sociale, la RITA può essere richiesta dai:

Non possono richiedere la RITA i lavoratori iscritti ai fondi pensione in regime di prestazione definita.

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Pensione con la RITA: come funziona?

Ma cos’è la RITA? Parliamo di una possibilità, per chi è vicino al raggiungimento del diritto alla pensione, di sostegno finanziario, tramite forme pensionistiche complementari in regime di contribuzione definita.

I requisiti per l’accesso alla RITA sono:

Di conseguenza, a 61 anni di età non sarà possibile godere della RITA, ma si dovrà attendere il compimento del 62° anno di età (5 in meno dei 67 anni per la pensione di vecchiaia).

Chi, invece, è inoccupato da più di 2 anni (24 mesi) può accedere alla RITA anche 10 anni prima della maturazione dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia (quindi, 57 anni di età).

Pensione con la RITA: capitale e rendita, cosa sapere?

La RITA consiste, dunque, nell’erogazione frazionata del montante accumulato, per il periodo considerato.

Sarà l’iscritto a valutare quanto montante accumulato impegnare a titolo di rendita, potendo la stessa gravare sull’intero importo della posizione individuale o su una sua porzione.

Nel caso in cui non venisse utilizzata l’intera posizione individuale a titolo di rendita, l’iscritto di una forma pensionistica complementare conserverà il diritto di usufruire delle ordinarie prestazioni in capitale e rendita a valere sulla porzione residua di montante individuale, che continua ad essere gestita dalla forma pensionistica complementare.

Nel corso di erogazione della RITA, la porzione di montante di cui si chiede il frazionamento continua ad essere mantenuta in gestione, così da poter beneficiare anche dei relativi rendimenti.

In caso di decesso dell’iscritto in corso di percezione della RITA, il residuo montante corrispondente alle rate non erogate, ancora in fase di accumulo, sarà riscattato secondo le regole relative alla premorienza previste dalla normativa dei fondi pensione.

Pensione con la RITA: regime fiscale, cosa sapere?

Per la RITA è previsto un regime fiscale agevolato, così disposto:

L’aliquota del 15% viene ridotta dello 0,30% per ogni anno di partecipazione successivo al 15°. La riduzione non potrà mai eccedere il 6%, con un’imposta sostitutiva che dunque non potrà mai essere inferiore al 9%.

In sede di dichiarazione dei redditi l’iscritto può non avvalersi della tassazione sostitutiva, optando per la tassazione ordinaria.

Per imponibile si intende il montante maturato fino al 31 dicembre 2000 al netto dei contributi del lavoratore inferiori al 4% della retribuzione e della franchigia sul TFR, oppure il montante maturato dal 1° gennaio 2001 fino al 31 dicembre 2006 (o 31 dicembre 2017 per i dipendenti pubblici) al netto dei redditi già assoggettati a tassazione (rendimenti e contributi non dedotti).

O ancora il montante maturato dal 1° gennaio 2007 (1° gennaio 2018 per i dipendenti pubblici) al netto dei redditi già assoggettati a tassazione (rendimenti e contributi non dedotti) e dei contributi sostitutivi del premio di risultato.

Pensione con la RITA
Pensione con la RITA: in foto un uomo e una donna sorridenti.

Faq sulla pensione complementare

Cosa comprende la pensione complementare?

La pensione complementare è un sistema di previdenza facoltativo che si affianca alla previdenza obbligatoria, come quella gestita dall’INPS o dalle varie casse professionali. Essa permette ai lavoratori di integrare l’assegno pensionistico standard attraverso contributi volontari in fondi pensione, gestiti da soggetti privati o aziendali.

Perché è necessaria la pensione complementare?

La pensione complementare diventa essenziale in un contesto in cui il calcolo contributivo penalizza l’assegno finale a causa di carriere lavorative non lineari e stipendi bassi.

Quali vantaggi offre la pensione complementare?

I vantaggi della pensione complementare includono la possibilità di aumentare l’ammontare della pensione futura grazie ai rendimenti degli investimenti fatti con i contributi versati. I contributi stessi sono deducibili dal reddito imponibile, offrendo vantaggi fiscali significativi. Inoltre, la pensione complementare consente al lavoratore di scegliere la forma di prestazione pensionistica più adatta alle proprie esigenze, come pagamenti mensili vitalizi, per un periodo determinato, o un capitale in unica soluzione.

Quali rischi comporta la pensione complementare?

I rischi associati alla pensione complementare includono il rischio di investimento, dove il valore del fondo può variare a seconda dell’andamento dei mercati finanziari, e il rischio di longevità, che considera la possibilità che il capitale si esaurisca se il pensionato vive più a lungo del previsto. Tuttavia, esistono meccanismi di protezione come la reversibilità, che permette agli eredi di riscattare la rendita in caso di morte anticipata del titolare del fondo.

Come si investono i fondi della pensione complementare?

I fondi della pensione complementare vengono investiti in diversi strumenti finanziari come azioni, obbligazioni, e titoli di stato. Ogni lavoratore ha la facoltà di decidere come il proprio risparmio previdenziale sia investito, con la possibilità di modificare questa scelta nel tempo.

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