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Pensione con totalizzazione estera

Pensione con totalizzazione estera: come funziona? Quali sono i vantaggi di poter cumulare i contributi versati all'estero per la pensione in Italia? Ne parliamo in questo articolo.

di Carmine Roca

Gennaio 2024

In questo approfondimento vi parleremo di pensione con totalizzazione estera: come funziona? (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Pensione con totalizzazione estera: cos’è?

Grazie alla totalizzazione estera (o totalizzazione internazionale), i lavoratori che hanno svolto mesi o anni di lavoro nei Paesi della Comunità Europea o nei Paesi con i quali l’Italia ha stipulato convenzioni di sicurezza sociale, possono valorizzare i contributi accreditati.

Vale per i periodi di lavoro di natura subordinata, ma anche di lavoro autonomo svolto nei Paesi dell’Unione Europea, comprese Svizzera, Islanda, Norvegia e Liechtenstein.

Il lavoratore può sommare ai contributi versati in Italia, quelli maturati nei Paesi esteri, per poter ricevere una pensione pagata pro quota da ciascuno degli Stati presso cui ha prestato servizio e versato contributi.

Attenzione, però: la totalizzazione estera può essere applicata soltanto se i contributi sono stati versati in periodi non coincidenti dal punto di vista temporale e se i contributi accreditati siano superiori a un anno.

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Pensione con totalizzazione estera: quali vantaggi?

Il vantaggio per il lavoratore è la possibilità di maturare una pensione anche se non ha raggiunto, in nessuno dei Paesi in cui ha lavorato, il requisito contributivo minimo per poterla richiedere.

Ad esempio, se prendessimo un lavoratore italiano, che ha versato 15 anni di contributi in Italia e altri 5 anni in Germania, senza la totalizzazione esterna non arriverebbe al requisito contributivo minimo previsto dalla normativa italiana (20 anni di contributi) e non potrebbe andare in pensione.

Invece, grazie alla totalizzazione estera, potrà sommare i 5 anni di contributi versati in Germania ai 15 anni di contributi versati in Italia, raggiungendo il limite minimo contributivo di 20 anni: compiuti 67 anni, avrà diritto alla pensione di vecchiaia.

Lo stesso vale per le forme di pensione anticipata o per i limiti di importo previsti per poter accedere alla pensione di vecchiaia con 20 anni di contributi (dal 2024, il limite per i contributivi puri è abrogato) o alla pensione anticipata contributiva (64 anni di età e 20 anni di contributi, con un assegno 3 volte superiore all’importo del trattamento minimo; fino al 2023 è stato di 2,8 volte).

I periodi esteri si conteggiano, inoltre, nella determinazione dell’anzianità contributiva sia per il diritto che per conteggiare l’anzianità contributiva maturata al dicembre 1992 e al dicembre 1995. 

Con quale sistema si calcola la pensione con totalizzazione estera?

Ma con quale sistema verrebbe calcolata la pensione maturata (anche) grazie ai contributi esteri?

Per determinare il sistema di calcolo è necessario tenere conto anche dei periodi di assicurazione maturati negli altri Stati membri.

In quale Stato va presentata la domanda di pensione con totalizzazione estera? La domanda di pensione va presentata nello Stato in cui il lavoratore ha prestato servizio per ultimo.

Ciascun ente di previdenziale liquiderà al lavoratore un assegno calcolato in base agli anni di contributi maturati, secondo le regole di quell’ordinamento.

L’importo maturato è virtuale, poiché l’ente metterà in pagamento solo quello corrispondente ai contributi versati in ciascun Paese applicando una percentuale di riduzione determinata dal rapporto tra i periodi contributivi complessivi e quelli riferiti al singolo Stato

Esempio di calcolo di pensione con totalizzazione estera

Prendiamo come esempio un lavoratore con 35 anni di contributi, 5 di questi maturati all’estero.

L’importo è determinato tenendo conto del PAL virtuale, calcolato sui 35 anni di contributi. Diciamo che l’importo della pensione è di 20.000 euro annui. Per determinare l’importo spettante è necessario sottrarre i periodi maturati all’estero.

Quindi oltre alla pensione effettiva erogata dallo Stato italiano, si avrà diritto a una quota di pensione pagata dallo Stato estero in cui si è prestato servizio. Se la pensione erogata in Italia risultasse economicamente più favorevole rispetto a quella maturata con il pro-rata verrà messo in pagamento l’importo della prima.

L’interessato ha diritto a percepire l’importo più elevato tra quello che deriva dal calcolo effettuato sulla base della sola legislazione nazionale (pensione autonoma) e quello risultante dal calcolo effettuato secondo le regole del pro-rata.  

Pensione con totalizzazione estera: Stati extra europei

Se l’accredito della pensione è avvenuto in un Paese extra europeo è necessario sapere se è stata stipulata o meno una convenzione tra quel Paese e l’Italia.

Se esiste una convenzione bilaterale sulla sicurezza sociale e previdenziale, il lavoratore potrà totalizzare i contributi maturati nella gestione estera secondo le modalità indicate nella convenzione stessa. 

Gli Stati convenzionati con l’Italia sono: Argentina, Australia, Bosnia Erzegovina, Brasile, Canada/Quebec, ex Jugoslavia, Israele, Jersey e Isole del Canale, Macedonia, Messico, Principato di Monaco, Capo Verde, Repubblica di Corea, Croazia, San Marino, Santa sede, Tunisia, Turchia, USA, Uruguay, Venezuela. 

Invece, se non è stata firmata alcuna convenzione tra l’Italia e il Paese extra europeo, il lavoratore avrà diritto alla pensione solo in base alle regole vigenti nello Stato estero. Eventualmente, potrà chiedere il riscatto oneroso di quei contributi, per far valere i periodi ai fini del diritto alla pensione in Italia.

Pensione con totalizzazione estera
Pensione con totalizzazione estera: in foto il disegno di una cartina geografica con tutti i continenti.

Faq sulla pensione all’estero

Cosa succede alla mia pensione all’estero se cambio Paese di residenza?

Se decidi di cambiare il tuo Paese di residenza dopo aver iniziato a ricevere una pensione all’estero, dovresti informare l’ente previdenziale del tuo Paese di origine e quello del tuo nuovo Paese di residenza.

Potrebbero essere modificate nelle impostazioni di pagamento e nella tassazione, quindi è fondamentale mantenere tutte le informazioni aggiornate per evitare problemi futuri.

Cosa è una pensione all’estero?

La pensione all’estero è un beneficio economico che una persona può ricevere quando decide di ritirarsi in un Paese diverso da quello in cui ha lavorato e versato i contributi previdenziali.

In sostanza rappresenta un sostegno finanziario per gli individui che hanno contribuito al sistema previdenziale in un Paese e poi si trasferiscono in un altro Paese per godersi la pensione.

Come posso richiedere una pensione all’estero?

Per richiedere una pensione all’estero, è necessario contattare l’ente previdenziale del Paese in cui si è lavorato e contribuito.

Sarà importante compilare i moduli richiesti e fornire la documentazione necessaria, come certificati di lavoro e dichiarazioni dei contributi previdenziali versati. In molti casi, è possibile avviare il processo di richiesta prima del trasferimento all’estero.

Come vengono erogate le pensioni all’estero?

Le modalità di erogazione delle pensioni all’estero variano a seconda dei paesi e degli accordi in vigore con l’Italia.

Alcuni paesi possono depositare direttamente la pensione sul tuo conto bancario locale, mentre in altri casi potresti dover presentare una richiesta periodica.

Ricorda che, nella maggior parte dei paesi stranieri, le pensioni possono essere riscosse presso gli uffici Western Union. In alcuni paesi invece i gestori sono diversi:

Cosa succede alle tasse sulla pensione all’estero?

Le tasse sulla pensione all’estero dipendono dalla legislazione fiscale del paese in cui risiedi. Alcuni paesi applicano una tassazione locale sulle pensioni, ma potrebbero esserci accordi per evitare la doppia imposizione.

Il nostro consiglio è quello di affidarsi a un esperto fiscale per capire le implicazioni fiscali specifiche che fanno al caso tuo. Ricorda che puoi sempre rivolgerti agli uffici territoriali dell’INPS, l’Istituto nazionale di previdenza sociale.

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