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Pensione di reversibilità separazione dei beni

Pensione di reversibilità in separazione dei beni: se si optasse per questo regime patrimoniale si perderebbe il diritto alla pensione? Ne parliamo in questo articolo.

di Carmine Roca

Febbraio 2024

In questo articolo parleremo di pensione di reversibilità in separazione dei beni: cosa cambia? (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Separazione di beni: cosa si intende?

Cosa si intende per separazione dei beni? Come riportato dall’articolo 215 del codice civile, con questo regime patrimoniale, i coniugi rimangono titolari esclusivi di quanto acquistato dopo il matrimonio, dei crediti maturati, ma anche dei debiti contratti.

In pratica marito e moglie sposati con rito religioso o uniti civilmente scelgono di mantenere separati i propri patrimoni, comunicandolo (è obbligatorio) prima del matrimonio oppure in qualsiasi momento successivo.

Infatti, a partire dal 1975, il regime patrimoniale legale è quello della comunione dei beni. Significa che senza un’opportuna comunicazione della volontà di separare i rispettivi patrimoni, verrà applicata automaticamente la comunione dei beni.

È consigliata la comunicazione immediata, più rapida ed economica, direttamente al momento del matrimonio e in forma gratuita. Cambiare regime patrimoniale durante il matrimonio è una procedura più articolata.

In primo luogo bisogna affidarsi a un notaio, che annoterà la scelta fatta dai coniugi a margine dell’atto di nozze. Il costo si aggira tra i 500 e i 1.000 euro.

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Separazione di beni: quali vantaggi?

Chiaramente, optare per la separazione dei beni non esonera i coniugi dagli obblighi verso i bisogni familiari. Entrambi i coniugi sono tenuti a partecipare economicamente alle necessità della propria famiglia.

Chi preferisce la separazione dei beni deve sapere che, in caso di pignoramento ai danni di uno dei coniugi, l’altro non avrà nulla da temere.

Diversamente, se si scegliesse la comunione dei beni, il coniuge non debitore potrebbe vedersi sottrarre il 50% della proprietà dell’immobile o del bene pignorato. Lo stesso vale in caso di fallimento.

La separazione dei beni, comunque, non esclude la correlazione tra coniugi, come stabilito dall’ordinanza numero 8733 dell’11 maggio 2020 pubblicata dalla Corte di Cassazione, che ha affermato che, in caso di accertamento sintetico del reddito, il regime patrimoniale non comporta alcuna presunzione assoluta che le somme utilizzate per gli acquisti controllati non possano provenire dal patrimonio familiare.

Pensione di reversibilità in separazione dei beni: cosa sapere?

Ma la separazione dei beni ha effetti negativi sulla pensione di reversibilità? Assolutamente no. Il diritto alla pensione ai superstiti non viene intaccato dal regime patrimoniale scelto, che si tratti di comunione dei beni o separazione dei beni.

Al coniuge superstite, anche se separato (e con addebito) o divorziato (se titolare di assegno divorzile), spetta ugualmente la pensione di reversibilità, il cui importo è calcolato in base all’importo della pensione del coniuge superstite, in percentuali diverse a seconda della presenza o meno di figli minorenni, studenti o inabili al lavoro.

Al coniuge solo spetta il 60% di reversibilità, ma se è presente un figlio a carico la quota passa all’80%. Infine, in presenza di due o più figli a carico, si ha diritto al 100% della pensione del coniuge deceduto.

Pensione di reversibilità in separazione dei beni: limiti di reddito

La situazione non cambia neppure se il coniuge possiede un reddito proprio o se è titolare di pensione diretta. In questi casi, però, è necessario rientrare nei limiti reddituali indicati annualmente dalla normativa.

Nel 2024, la soglia massima di reddito che dà diritto alla reversibilità in misura “piena” (al 60%) è 23.345,79 euro. Oltre questo limite scatta una riduzione del 25% dell’importo spettante.

Con un reddito superiore a 31.127,72 euro annui (ovvero 4 volte superiore il trattamento INPS nel 2024), scatta una riduzione del 40%. Infine, con un reddito superiore 5 volte il trattamento minimo INPS (oltre i 38.909,65 euro annui nel 2024), scatterebbe una decurtazione del 50% dell’assegno di reversibilità.

Pensione di reversibilità in separazione dei beni
Pensione di reversibilità in separazione dei beni: in foto due mani con una fede, una sopra l’altra.

Faq sulla pensione di reversibilità

In che modo è possibile presentare domanda per la pensione di reversibilità?

Il coniuge con pensione in possesso dei requisiti sopra indicati, può presentare domanda di reversibilità all’INPS in questo modo:

Quando il coniuge perde il diritto alla pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità decade se il coniuge divorziato decide di risposarsi. Avrà comunque diritto a un assegno una tantum, dell’importo pari a 26 rate di pensione di reversibilità spettante.

Se il coniuge divorziato inizia una nuova convivenza, perde il diritto alla reversibilità?

No, la legge prevede che solo in caso di nuovo matrimonio contratto dal coniuge superstite si perda il diritto a ricevere la pensione di reversibilità. Nel caso in cui il coniuge superstite avviasse soltanto una nuova convivenza, senza contrarre un nuovo matrimonio, il diritto alla reversibilità non verrebbe negato.

Cosa ha stabilito la Corte Costituzionale riguardo la decurtazione dell’importo della reversibilità?

La Corte Costituzionale, con la sentenza numero 162 del 30 giugno 2022, ha stabilito che il meccanismo che comporta la riduzione della pensione di reversibilità a chi supera determinate soglie di reddito personale, è incostituzionale.

La Consulta ha spiegato che l’importo della prestazione riservata ai familiari superstiti del pensionato deceduto non può essere decurtata, se cumulata ai redditi del beneficiario, per un importo che superi l’ammontare complessivo dei redditi aggiuntivi.

A chi spettano i conguagli della pensione di reversibilità?

L’INPS, accogliendo la sentenza della Corte Costituzionale, riconoscerà gli arretrati a chi, negli ultimi 5 anni, ha ricevuto una pensione di reversibilità di importo inferiore a quello spettante.

Hanno diritto a percepire le somme indebitamente sottratte dall’INPS, coloro che hanno subito la riduzione della pensione di reversibilità dal 2019 al 2023. Da quest’anno (il 2024) i conteggi per l’effettivo importo da erogare verranno effettuati con i nuovi criteri.

Come fare a stabilire l’importo del rimborso a cui si ha diritto? Basta controllare il limite di reddito di ogni anno, dal 2019 al 2023, oltre i quali sono scattati i tagli.

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