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Pensione donna, c’è Quota 84: come funziona

Pensione donna, c’è Quota 84 al vaglio del governo che sta valutandone la sostenibilità economica. L’uscita per le lavoratrici sarà possibile a 64 anni con almeno 20 anni di contribuzione. Potrebbe essere meno penalizzante di Opzione donna. Allo studio anche l’Ape donna. Le misure potrebbero essere introdotte nel 2024.

di Redazione

Ottobre 2023

Per la pensione donna l’ultima ipotesi del governo si chiama Quota 84, ovvero uscita anticipata per le lavoratrici che hanno 64 anni e almeno 20 anni di contribuzione. Che ricalca le stesse regole della pensione anticipata contributiva, ma non deve rispettare le stesse rigide regole sul minimo importo. È dunque un nuovo possibile prepensionamento per il 2024, si aggiunge a Opzione donna, l’Ape sociale al femminile. Vediamo di cosa si tratta. (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Cos’è la “Quota 84”?

La “Quota 84” si riferisce alla nuova ipotesi di pensione donna proposta dal governo. L’idea base è quella di permettere alle lavoratrici un’uscita anticipata dal mondo del lavoro a 64 anni e aver versato almeno 20 anni di contributi. Questa proposta riprende alcune delle regole già esistenti per le pensioni anticipate, con alcune variazioni significative.

Pensione donna, Quota 84: i costi

La questione dei costi è centrale in ogni discussione legata al sistema pensionistico. E la “Quota 84” non fa eccezione.

Analisi dei costi e simulazioni

Il governo sta aspettando la conclusione delle simulazioni effettuate dall’Osservatorio della spesa previdenziale per valutare quanto costerebbe realmente introdurre la “Quota 84”. Questa analisi è fondamentale per assicurarsi che le casse statali possano sostenere le nuove pensioni senza creare squilibri nel bilancio.

Cambiamenti chiave nella proposta

Una delle modifiche più rilevanti rispetto alle regole attuali riguarda l’importo minimo della pensione. Con le regole attuali, per avere accesso alla pensione anticipata contributiva, bisogna aver accumulato un importo almeno 2,8 volte superiore alla pensione minima. Questo significa che, con 20 anni di contributi, il totale dovrebbe raggiungere almeno 1.578 euro. Questa somma, tuttavia, può essere fuori dalla portata di molte lavoratrici, in particolare quelle con stipendi più bassi.

Con la “Quota 84”, questa soglia potrebbe abbassarsi. Si parla di un range tra 1.127 e 1.409 euro, rendendo così la pensione anticipata accessibile a un numero maggiore di donne.

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Perché la penalizzazione è più contenuta?

Quando parliamo di penalizzazione, ci riferiamo alla riduzione dell’importo pensionistico che una lavoratrice subisce se decide di andare in pensione prima dell’età standard.

Le ragioni della minor penalizzazione

La penalizzazione con Quota 84 risulta più contenuta rispetto a Opzione donna, soprattutto per due motivi:

  1. Anni di contribuzione: per accedere a Opzione donna, sono necessari almeno 35 anni di contributi. Questo significa che molte lavoratrici hanno versato molti contributi che dovrebbero essere calcolati con il vecchio metodo retributivo, che era valido per i contributi accreditati prima del 1996 e che è più vantaggioso. Verrebbe sostituito con il calcolo contributivo per chi accede a questa uscita anticipata. Da qui la penalizzazione.
  2. Differenze tra i metodi di calcolo: una donna che decide oggi di andare in pensione con Opzione donna dovrebbe rinunciare ad almeno 7 anni di calcolo retributivo. A “Quota 84”, potrebbero accedere donne che hanno iniziato a lavorare dopo l’introduzione del metodo contributivo (1996), non subirebbero quindi alcuna penalizzazione.

In sintesi, grazie a queste modifiche e ai diversi metodi di calcolo utilizzati, le lavoratrici che scelgono la “Quota 84” potrebbero vedere una penalizzazione meno significativa rispetto alle opzioni attuali.

Perché una nuova pensione donna

Negli ultimi anni, il tema della pensione donna è diventato sempre più centrale nelle discussioni politiche e sociali. Le donne, infatti, rappresentano una componente significativa della forza lavoro italiana, e come tale necessitano di un sistema pensionistico che rispecchi le loro esigenze e peculiarità (che la legge Fornero ha cancellato).

Necessità di un canale di uscita anticipata

Il motivo principale dietro la ricerca di una nuova soluzione per la pensione donna risiede nelle limitazioni introdotte nel recente passato. Il meccanismo “Opzione donna” dell’anno scorso ha ristretto le possibilità di uscita anticipata solo ad alcune categorie di lavoratrici. Ad esempio, solo coloro che assistono un familiare con handicap grave o che presentano una riduzione della capacità lavorativa con un’invalidità di almeno il 74% o, infine, che sono state licenziate. Questi limiti hanno praticamente ostruito il canale di uscita anticipata per molte lavoratrici, con una notevole diminuzione delle richieste.

La necessità di reintrodurre la vecchia formula di Opzione donna è stata sottolineata da molte figure politiche, tra cui il Ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone. Nonostante la resistenza da parte di alcuni settori, la pressione per una riforma continua. Ma, è bene dirlo, difficile che si torni al vecchio sistema. Più probabile un passaggio intermedio, come quello di Ape donna.

Come cambierà Opzione Donna?

L’Opzione Donna è un meccanismo che ha offerto una via di uscita anticipata alle lavoratrici italiane, dando loro la possibilità di andare in pensione prima rispetto all’età ordinaria. Tuttavia, con l’introduzione dell’Ape Donna, si prospettano cambiamenti significativi per questa opzione.

Inizialmente, l’Opzione Donna poneva particolari condizioni legate alla presenza di figli a carico: una donna poteva accedere alla pensione a 60 anni in generale, ma l’età scendeva a 59 anni per chi aveva un figlio a carico e ulteriormente a 58 anni per chi ne aveva due o più.

Le possibili modifiche al meccanismo potrebbero vedere una rimozione di questi vincoli legati ai figli, rendendo l’Opzione Donna accessibile a un numero maggiore di donne. Ad esempio, potrebbe essere possibile per tutte le donne che soddisfano i requisiti contributivi andare in pensione a 58 anni, indipendentemente dal numero di figli a carico. Questo allargamento dei criteri mira a rispondere alle esigenze di un numero maggiore di lavoratrici che cercano soluzioni flessibili per il pensionamento.

Tuttavia, vale la pena sottolineare che questi sono cambiamenti proposti e non definitivi. L’evoluzione di Opzione Donna dipenderà dalle decisioni prese dal governo e dalla Legge di Bilancio 2024.

Ma oltre a Quota 84 e Opzione donna riformulata si discute anche di Ape donna.

Come funzionerebbe Ape donna

L’Ape donna è una delle proposte più discusse e rappresenterebbe un’estensione dell’Ape sociale, ma rivolta specificamente alle donne. Ma come funzionerebbe esattamente?

  1. Prepensionamento a 63 anni: se le regole rimanessero simili all’Ape sociale, potremmo aspettarci un prepensionamento all’età di 63 anni.
  2. Assegno fisso: dopo aver lasciato il lavoro, le donne non riceverebbero subito la pensione, ma un assegno fisso per 12 mesi, con un importo massimo di 1.500 euro non rivalutabili.
  3. Transizione fluida: una volta raggiunta l’età pensionabile, ci sarebbe una transizione dall’Ape donna all’assegno pensionistico senza interruzioni.
  4. Adattamenti specifici: una delle peculiarità dell’Ape donna potrebbe essere l’età di inizio, che potrebbe essere abbassata a 60 anni. Tuttavia, le limitazioni sarebbero simili a quelle dell’Opzione donna, concentrando l’attenzione sulle “caregiver“, su chi ha un alto grado di invalidità o è stata licenziata. S8i aggiungerebbero però anche le lavoratrici che sono state occupate in mansioni ritenute gravose.

I vantaggi di Ape Donna

L’introduzione dell’Ape Donna rappresenterebbe un passo avanti significativo rispetto all’attuale Opzione Donna, offrendo diverse potenziali migliorie.

Nonostante questi vantaggi, l’Ape Donna rimane una proposta e, come tale, potrebbe subire modifiche nei prossimi mesi a seguito di ulteriori discussioni e valutazioni da parte del governo.

Pensioni e Legge di Bilancio 2024

Il 2024 potrebbe vedere una serie di cambiamenti nel panorama delle pensioni in Italia. La Legge di Bilancio, che viene approvata ogni anno, avrà un ruolo cruciale nell’indirizzare e determinare le risorse per le pensioni.

Un punto focale sarà l’Ape Sociale, che attualmente consente a certe categorie di lavoratori di accedere a una pensione anticipata. Si prevede una proroga di questa misura per tutto il 2024, ma con possibili modifiche. L’ampliamento delle categorie di lavoratori che possono beneficiare dell’Ape Sociale è una delle proposte al vaglio, offrendo a un numero maggiore di persone l’opportunità di pensionamento anticipato.

Un’altra misura che sarà confermata nel 2024 è Quota 103. Questa opzione di pensionamento anticipato potrebbe diventare permanente, dando ai lavoratori la possibilità di ritirarsi a 62 anni dopo 41 anni di contributi.

In sintesi, il 2024 sarà un anno cruciale per le pensioni in Italia. La Legge di Bilancio determinerà come saranno allocate le risorse e quali misure saranno implementate o modificate. Con l’obiettivo di creare un sistema pensionistico più equo e adattabile, si prevedono molte discussioni e potenziali cambiamenti nel prossimo futuro.

Pensione donna, c’è Quota 84: come funziona
Nella foto una lavoratrice che si appresta ad andare in pensione.

FAQ (domande e risposte)

Cos’è “Quota 84” per la pensione donna?

Quota 84 rappresenta una recente proposta del governo relativa alle pensioni per le donne. Questa quota fa riferimento all’uscita anticipata dal mondo del lavoro per le lavoratrici che hanno raggiunto l’età di 64 anni e che possono vantare almeno venti anni di contribuzione. Si tratta di un sistema che segue le stesse regole della pensione anticipata contributiva, ma con una differenza fondamentale: non è soggetta alle rigide regole relative all’importo minimo della pensione.

Come influisce la “Quota 84” sul calcolo pensionistico?

Il sistema della Quota 84 influisce sul calcolo pensionistico introducendo delle variazioni rispetto al metodo tradizionale. Ad esempio, per accedere a questa tipologia di pensione, non sarà necessario aver accumulato un ammontare di pensione almeno 2,8 volte quella minima. Si prevede che questa soglia possa essere ridotta, oscillando tra 2 e 2,5 volte l’importo minimo. Chi sceglie di avvalersi di questo nuovo sistema affronta un ricalcolo del proprio assegno pensionistico basato sul metodo contributivo. La penalizzazione sull’assegno potrebbe essere più lieve rispetto ad altre opzioni, come l’Opzione Donna.

Qual è l’obiettivo della nuova “pensione donna” proposta?

L’obiettivo principale dietro la proposta della nuova “pensione donna” è di fornire alle donne un percorso alternativo e più flessibile verso il pensionamento, rispetto alle opzioni esistenti. Dopo che il meccanismo “Opzione donna” è stato limitato solo ad alcune categorie di lavoratrici, è emersa la necessità di trovare una soluzione più inclusiva e adatta a un maggior numero di donne.

Come funzionerebbe l'”Ape donna”?

L’Ape Donna può essere considerata una versione estesa dell’Ape sociale, ma specificatamente rivolta alle donne. Se introdotta con regole simili all’Ape sociale, consentirebbe un prepensionamento a 63 anni. Le donne, però, potrebbero beneficiare di un’età di uscita ridotta a 60 anni. Chi sceglie questa opzione riceverebbe un assegno fisso per 12 mensilità, fino a un massimo di 1.500 euro non rivalutabili, prima di percepire la pensione vera e propria.

In che modo potrebbe cambiare “Opzione Donna” nel 2024?

Con l’introduzione dell’Ape Donna, la misura attuale di Opzione Donna potrebbe subire delle modifiche. Queste potrebbero includere l’espansione delle categorie di donne che possono beneficiare della misura, come ad esempio l’eliminazione del vincolo legato alla presenza di figli a carico. Ci potrebbero anche essere cambiamenti relativi all’età di accesso a questa misura.

Cosa prevede la Legge di Bilancio 2024 per le pensioni donne?

La Legge di Bilancio 2024 potrebbe introdurre diverse novità riguardanti le pensioni. Si attende una probabile proroga dell’Ape Sociale con alcune modifiche e un’ulteriore ampliamento delle categorie di lavoratori che ne possono beneficiare. Si prevede anche la conferma della Quota 103, che consente il pensionamento anticipato a 62 anni con 41 anni di contributi. Il governo, nel definire la Legge di Bilancio, dovrà decidere come allocare le risorse disponibili, tenendo conto delle diverse misure pensionistiche proposte.

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