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Pensione minima a 71 anni: quanto spetta

Pensione minima a 71 anni: quanto spetta? Si ha sempre diritto all'integrazione al minimo a questa età? E perché è così importante?

di Carmine Roca

Marzo 2024

In questo approfondimento vi parleremo di pensione minima a 71 anni: quanto spetta? (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Pensione minima a 71 anni: cosa sapere?

Quando si parla di pensione minima a 71 anni è necessario approfondire l’argomento, esulando dal semplice concetto di “integrazione al trattamento minimo” che spetta sulle pensioni di importo inferiore alla soglia minima prevista dalla legge, aumentata a 598,61 euro al mese dopo l’ultima rivalutazione (del 5,4%).

Perché è così importante questa soglia di età? Perché a 71 anni è prevista l’ultima possibilità per andare in pensione, soprattutto per quei lavoratori, contributivi puri (coloro che hanno versato contributi a partire dal 1° gennaio 1996), con carriere discontinue e drammatici vuoti contributivi.

A 71 anni di età, chi non ha maturato anni di contributi precedenti al 1996, con un’anzianità contributiva di 5 anni interamente versata a partire dal 1° gennaio 1996, spetta la cosiddetta pensione di vecchiaia contributiva.

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Pensione minima a 71 anni: spetta ai contributivi puri?

Ora rispondiamo alla prima domanda: spetta la pensione minima a chi è andato in pensione con la formula di “vecchiaia contributiva”? Purtroppo no.

L’integrazione al minimo, e non si comprende il motivo, non spetta a chi va in pensione a 71 anni con un’anzianità contributiva minima di 5 anni. Una pesante penalizzazione, dal momento che, quasi sicuramente, gli assegni corrisposti saranno di importo inferiore alla soglia minima prevista dalla legge (598,61 euro nel 2024), e molto spesso misere (100-200 euro al mese).

Pensione minima a 71 anni: c’è l’importo minimo di accesso?

Una piccola ancora di salvezza, invece, è legata all’assenza dell’importo minimo della pensione per chi accede alla pensione di vecchiaia contributiva.

Ricordiamo, infatti, che chi va in pensione da contributivo puro (almeno 20 anni di contributi versati totalmente dal 1996 in poi) dovrà rispettare una soglia d’accesso: l’importo della pensione maturata dovrà essere pari all’importo dell’Assegno sociale (nel 2024, di 534,41 euro).

Con un assegno di importo inferiore a questa soglia, non si avrà diritto alla pensione di vecchiaia, che scatterà soltanto al compimento del 71° anno di età.

Pensione minima a 71 anni: qual è l’importo?

Dopo aver visto perché è importante la soglia anagrafica dei 71 anni di età quando si parla di pensione minima, andiamo a vedere a quanto ammonta l’importo della pensione minima per i pensionati di 71 anni, non contributivi puri.

In questo caso non ci sono differenze: l’integrazione al trattamento minimo spetta in eguale misura a prescindere dall’età anagrafica. L’importo varia soltanto in base al reddito dichiarato.

Pensione minima a 71 anni: limiti di reddito

Ricordiamo che, per avere diritto alla pensione minima in misura piena, è necessario possedere un reddito non superiore a 7.781,93 euro annui.

Con un reddito superiore a 7.781,93 euro, ma inferiore a 15.563,86 euro si ha diritto all’integrazione al minimo in misura ridotta, calcolata sulla differenza tra il reddito massimo (15.583,86 euro) e il reddito personale.

Invece, con un reddito superiore a 15.563,86 euro annui non si avrà diritto ad alcuna integrazione al minimo.

Se il pensionato è coniugato e la pensione ha avuto decorrenza prima del 1994, il reddito coniugale non verrà considerato (si continuerà a fare riferimento al reddito personale).

Se la pensione ha avuto decorrenza dopo il 1994, per avere diritto all’integrazione al minimo occorre rispettare due requisiti reddituali:

Infine, se la pensione ha avuto decorrenza proprio nel 1994, il limite di reddito coniugale è pari a 5 volte il trattamento minimo nell’anno di riferimento (nel 2024, il limite è fissato a 38.909,63 euro).

Pensione minima a 71 anni: bonus perequativo del 2,7%

E per quanto riguarda il bonus perequativo del 2,7% introdotto dalla Legge di bilancio 2023 e applicato sugli importi della pensione minima, questo spetta a prescindere dall’età anagrafica?

Assolutamente sì. Come ricorderete, nel 2023, sulle pensioni minime sono stati calcolati due differenti aumenti bonus perequativi, dell’1,5% per i pensionati al minimo di età inferiore a 75 anni e del 6,4% per i pensionati al minimo di 75 o più anni di età.

Nel 2024, invece, il bonus perequativo è unico, pari al 2,7% da applicare all’importo base (598,61 euro), per un valore definitivo, solo per l’anno in corso, di 614,77 euro al mese, per 13 mensilità.

Pensione minima a 71 anni
Pensione minima a 71 anni: in foto alcune banconote e monete di euro.

Faq sulla pensione minima

Quali redditi si considerano per il calcolo del reddito per la pensione minima?

Ai fini del calcolo dei redditi individuali o coniugali non vengono considerati:

Quali documenti sono necessari per ottenere l’integrazione al minimo per la pensione?

Per ottenere l’integrazione al minimo, che spetta a chi soddisfa determinati requisiti reddituali, è necessario presentare il Modello RED aggiornato all’anno in corso. Il Modello RED è una dichiarazione dei redditi che i pensionati devono obbligatoriamente presentare per l’ottenimento di particolari prestazioni collegate alla propria situazione reddituale o a quella del proprio nucleo familiare.

Chi deve presentare il Modello RED per l’integrazione al minimo della pensione?

Il Modello RED va presentato da coloro che percepiscono solo la pensione, ma rispetto all’anno precedente hanno una situazione reddituale diversa, o coloro che sono esonerati dall’obbligo di presentazione del 730, ma percepiscono comunque rendite alternative come rendite da immobili o da capitali, o ancora da coloro che percepiscono redditi dichiarati in altri modi, come i redditi da lavoro autonomo e occasionale, i redditi da lavoro co.co.co e i gettoni di presenza.

Spetta la pensione minima senza aver mai lavorato?

No, non è possibile. Per averne diritto bisogna essere titolari di una pensione diretta (di vecchiaia, di anzianità anticipata) o di una pensione indiretta (la pensione di reversibilità). E siccome la pensione matura grazie agli anni di contributi accumulati e i contributi vengono versati dal datore di lavoro o autonomamente (vedi i lavoratori autonomi) quando si presta un’attività lavorativa, ecco che la pensione minima senza aver mai lavorato non si potrà mai percepire.

A quale “pensione minima” ha diritto chi non ha mai lavorato o ha pochi contributi?

Chi non ha mai lavorato o chi non è riuscito a maturare un’anzianità contributiva minima per la pensione ha diritto all’Assegno sociale, ma solo se possiede questi requisiti:

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