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Pensione minima con pochi contributi: come fare

Pensione minima con pochi contributi: è possibile? Ecco quali possibilità per chi ha versato pochi contributi e quando non è prevista l'integrazione al trattamento minimo.

di Carmine Roca

Aprile 2024

In questo articolo vi parleremo di pensione minima con pochi contributi: ecco come fare ad averla (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Pensione minima con pochi contributi: è possibile?

Esiste la possibilità di ricevere la pensione minima con pochi contributi? Certo che sì, anche se, come vedremo, le possibilità sono riservate a una ristretta platea di potenziali beneficiari.

Oltre alla pensione di vecchiaia (20 anni di contributi) e alle formule anticipate che richiedono anzianità contributive piuttosto elevate (dai 30 anni di contributi per l’Ape Sociale ai 42 anni e 10 mesi di contributi per la pensione anticipata della Fornero, riservata agli uomini), esistono anche misure pensionistiche che consentono a chi ha pochi anni di contributi di accedere alla pensione e di avere diritto all’integrazione al trattamento minimo (pensione minima).

In questo approfondimento parleremo delle possibilità di aver diritto alla pensione minima con un’anzianità contributiva non superiore a 15 anni.

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Pensione minima con pochi contributi: Assegno ordinario e pensione di inabilità

Le prime misure che andiamo ad analizzare sono l’Assegno ordinario di invalidità e la pensione di inabilità lavorativa.

Per accedere a entrambe le prestazioni è necessario aver maturato almeno 5 anni di contributi, di cui almeno 3 anni nel quinquennio che precede la domanda per la pensione. Non conta l’età anagrafica.

Le differenze riguardano le percentuali di invalidità lavorativa richieste: per avere diritto all’Assegno ordinario di invalidità occorre una capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo, mentre per la pensione di inabilità lavorativa è obbligatoria la totale e permanente inabilità lavorativa.

Su entrambe le prestazioni, se di importo inferiore alla soglia minima rivalutata ogni anno in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo (per il 2024 è di 598,61 euro), spetta l’integrazione al trattamento minimo.

Pensione minima con pochi contributi: pensione per lavoratori non vedenti

La pensione minima spetta anche sulla pensione di vecchiaia per lavoratori e lavoratrici non vedenti.

A questa prestazione si accede con almeno 10 anni di contribuzione maturata dopo l’insorgere della cecità, come previsto dall’ex articolo 2, della legge numero 258 del 1952.

Hanno diritto alla pensione gli uomini, al compimento del 56° anno di età, e le donne, con “soli” 51 anni di età. La pensione di vecchiaia per non vedenti prevede il rispetto di finestre mobili di 12 mesi (per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti) e di 18 mesi (per i lavoratori e le lavoratrici autonomi/e).

I lavoratori non vedenti possono beneficiare di 4 mesi di anzianità figurativa, come disposto dall’articolo 9, comma 2, della legge 113/1985 e dall’articolo 2 della legge 120/1991 per ogni anno di servizio effettivamente svolto presso pubbliche amministrazioni o aziende private.

Pensione minima con pochi contributi: deroghe Amato

Saliamo con l’anzianità contributiva richiesta e arriviamo alle deroghe Amato per la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi.

In questo caso le eccezioni riguardano pochi fortunati, ovvero coloro che:

Pensione minima con pochi contributi: quando non è prevista?

In teoria ci sarebbe un’altra misura previdenziale che consente l’accesso alla pensione con soli 5 anni di contributi versati.

Parliamo della pensione di vecchiaia contributiva, accessibile solo a quei lavoratori che, al compimento del 71° anno di età, fanno valere un’anzianità contributiva minima di 5 anni, interamente maturata a partire dal 1° gennaio 1996.

Ma a differenza delle altre, sulla pensione di vecchiaia contributiva non spetta l’integrazione al trattamento minimo: la pensione minima, infatti, non è un diritto dei pensionati contributivi puri.

Chi ha maturato un assegno con anni di contributi versati solo dopo il 1996 non può beneficiare dell’integrazione. Vale anche per chi è andato in pensione a 67 anni, con 20 anni di contributi tutti versati dal 1° gennaio 1996.

Niente pensione minima neppure per le casalinghe (o per i casalinghi) che hanno versato contributi nell’apposito Fondo maturando una pensione. All’importo, pure se inferiore a 598,61 euro, non verrà aggiunta alcuna integrazione.

Chi non ha mai lavorato ha diritto alla pensione minima?

Chi non ha mai lavorato o versato contributi ha diritto alla pensione minima? Non proprio.

Chi non ha mai lavorato o non ha maturato un’anzianità contributiva minima per l’accesso alla pensione, rispettando determinati requisiti reddituali ha diritto all’Assegno sociale.

Per il 2024, l’importo dell’Assegno sociale è fissato a 534,41 euro al mese, per 13 mensilità.

L’importo pieno può riceverlo solo chi possiede un reddito pari a 0 euro. Con un reddito inferiore a 6.947,33 euro, si ha diritto all’Assegno sociale in misura ridotta, di importo pari alla differenza tra il reddito massimo e il reddito personale annuo.

Se la persona è coniugata il reddito complessivo non deve superare i 13.894,66 euro. Il superamento di questi limiti comporta la sospensione dell’Assegno sociale.

Pensione minima con pochi contributi
Pensione minima con pochi contributi: in foto anziano seduto su un muretto, a mare.

Faq sulla pensione minima

Quali documenti servono per l’integrazione al minimo per la pensione?

Per ottenere questo sussidio bisogna presentare il Modello RED aggiornato all’anno in corso (2024). Il Modello RED non è altro che una dichiarazione dei redditi che i pensionati devono obbligatoriamente presentare per l’ottenimento di particolari incentivi collegati alla propria situazione reddituale o a quella del proprio nucleo familiare.

Quali sono i tempi di lavorazione delle domande?

Come conferma anche il sito INPS nella pagina dedicata a questa agevolazione, una volta inoltrata la richiesta di incentivo una risposta dovrebbe arrivare entro trenta giorni. È questo il tempo di lavorazione medio stabilito dalla legge numero 241 del 1990.

Tuttavia esistono delle eccezioni per le quali l’Istituto può superare il tempo limite dei trenta giorni. Questi casi sono tutti espressi e motivati in un’apposita tabella redatta proprio dall’INPS e messa a disposizione dei cittadini interessati.

Quali pensioni è possibile integrare al minimo?

È possibile integrare al minimo tutte le prestazioni previdenziali, compresa la pensione di reversibilità, erogate dall’INPS, dai fondi speciali per i lavoratori autonomi, dai fondi esclusivi e sostitutivi dell’assicurazione generale obbligatoria (ad eccezione della pensione supplementare).

L’integrazione al minimo non spetta ai pensionati contributivi puri, ovvero a coloro che percepiscono una pensione calcolata col sistema interamente contributivo (contributi versati esclusivamente dal 1° gennaio 1996). Chi percepisce una pensione con Opzione Donna può richiedere l’integrazione.

Di quanto è aumentata la pensione minima dal 1° gennaio 2024?

Dal 1° gennaio 2024, quando al posto dei due mini-bonus perequativi differenti a seconda dell’età anagrafica, è entrato in vigore un unico bonus perequativo del 2,7%indipendentemente dall’età del beneficiario. Che si abbiano più o meno di 75 anni di età nulla cambia, l’importo della pensione minima comprensivo del bonus perequativo, per tutto il 2024, è fissato a 614,77 euro al mese, per 13 mensilità.

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