Chi ha la pensione minima ha diritto alla reversibilità? Ne parliamo in questo articolo (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Chi ha la pensione minima ha diritto alla reversibilità?
La pensione di reversibilità è quel trattamento economico che l’INPS riconosce ai familiari superstiti del pensionato deceduto, quali il coniuge o i figli o, in loro assenza o mancanza, i nipoti, i genitori, i fratelli o le sorelle.
La prestazione spetta anche se il coniuge superstite percepisce una pensione propria e se l’assegno è integrato al trattamento minimo.
Non c’è, dunque, incompatibilità tra pensione di reversibilità e pensione minima, ma a condizione che si rispettino determinati requisiti di reddito personali (e coniugali, ma nel nostro caso non è importante).
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Pensione minima e reversibilità: quali limiti di reddito?
L’integrazione al minimo, infatti, spetta in misura piena soltanto se il reddito personale non supera i 7.781,93 euro (nel 2024).
Con un reddito personale annuo compreso tra 7.781,93 euro e 15.563,86 euro, l’integrazione al trattamento minimo spetta in misura ridotta, calcolata sulla differenza tra il valore massimo di reddito annuo previsto dalla normativa e il reddito personale del richiedente.
Se, invece, il reddito personale dovesse superare il limite di 15.563,86 euro, nel 2024, non si avrà diritto ad alcuna integrazione al trattamento minimo, che, ricordiamo, per l’anno in corso ha un valore di 598,61 euro al mese, più la perequazione extra del 2,7% che porta il valore della pensione minima a oltre 614 euro al mese.
Perché la reversibilità influisce sulla pensione minima?
Ma perché la pensione di reversibilità influisce sulla pensione minima? Semplicemente perché la prestazione ai superstiti fa reddito, a differenza dell’importo della pensione da integrare, della casa di abitazione, dell’eventuale pensione agli invalidi civili o dell’indennità di accompagnamento percepita e delle rendite INAIL.
L’importante, dunque, è che si rientri nel limite di reddito personale annuo richiesto dalla legge.
A chi spetta la pensione di reversibilità?
Hanno diritto alla pensione di reversibilità:
- il coniuge (anche se separato o divorziato, ma solo se sia titolare dell’assegno divorzile e non abbia contratto nuove nozze) o l’unito civilmente (non spetta al convivente di fatto). Nel caso in cui il dante causa abbia contratto nuovo matrimonio dopo il divorzio, le quote spettanti al coniuge superstite e al coniuge divorziato sono stabilite con sentenza dal Tribunale;
- i figli minorenni, i figli inabili al lavoro a carico del genitore deceduto (a prescindere dall’età), i figli maggiorenni studenti, che frequentano scuole o corsi di formazione professionale, fino all’età di 21 anni e i figli maggiorenni studenti, che frequentano l’Università, fino al compimento dei 26 anni di età; ed equiparati;
- in assenza del coniuge e dei figli o se, pur esistendo essi non abbiano diritto alla pensione ai superstiti, i genitori dell’assicurato o pensionato che al momento della morte di quest’ultimo abbiano compiuto il 65° anno di età, non siano titolari di pensione diretta o indiretta e risultino a carico del lavoratore deceduto;
- in assenza del coniuge, dei figli o del genitore o se, pur esistendo essi non abbiano diritto alla pensione ai superstiti, i fratelli celibi e sorelle nubili dell’assicurato o pensionato che al momento della morte di quest’ultimo siano inabili al lavoro, non siano titolari di pensione diretta o indiretta, siano a carico del lavoratore deceduto.
Ricordiamo che, il coniuge che contrae un nuovo matrimonio perde il diritto alla pensione ai superstiti, ma ha diritto a un assegno – la doppia annualità – per una volta, pari a due annualità (art. 3 del decreto legislativo lgt. 18 gennaio 1945, n. 39) della quota di pensione in pagamento, compresa la tredicesima mensilità, nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio.
Inoltre, i figli studenti hanno diritto alla pensione ai superstiti anche se svolgono un’attività lavorativa dalla quale deriva un piccolo reddito (non superiore a un importo pari al trattamento minimo annuo maggiorato del 30%).
In che percentuale spetta la pensione di reversibilità?
La pensione di reversibilità spetta in quote percentuali della pensione del dante causa, a seconda del grado di familiarità
In questo modo:
- al coniuge solo: 60%;
- al coniuge e un figlio: 80%;
- al coniuge e due o più figli: 100%.
- a un figlio: 70%;
- a due figli: 80%;
- a tre o più figli: 100%;
- a un genitore: 15%;
- a due genitori: 30%;
- a un fratello o sorella: 15%;
- a due fratelli o sorelle: 30%;
- a tre fratelli o sorelle: 45%;
- a quattro fratelli o sorelle: 60%;
- a cinque fratelli o sorelle: 75%;
- a sei fratelli o sorelle: 90%;
- a sette o più fratelli o sorelle: 100%.

Faq su pensione di reversibilità e pensione minima
Come richiedere la pensione di reversibilità?
La pensione di reversibilità va richiesta all’INPS, inoltrando la domanda in via telematica sul sito dell’ente previdenziale. Se a richiederla è il coniuge, l’INPS, sul suo sito, ha messo a disposizione un modello precompilato con le informazioni più importanti. Invece, se a richiederla sono tutti gli altri familiari superstiti, sarà necessario presentare domanda seguendo la normale procedura.
Quali redditi si considerano per la pensione di reversibilità al coniuge con pensione?
Nel calcolo del reddito per la pensione di reversibilità sono inclusi tutti gli importi assoggettabili all’IRPEF, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali.
Sono esclusi:
- i trattamenti di fine rapporto e relative anticipazioni;
- il reddito della casa di abitazione;
- le competenze arretrate sottoposte a tassazione separata;
- la stessa pensione ai superstiti (se la stessa persona è titolare di più pensioni ai superstiti, queste prestazioni sono escluse dal conteggio dei redditi).
Quando il coniuge con pensione perde il diritto alla pensione di reversibilità?
La pensione di reversibilità decade se il coniuge con pensione divorziato decide di risposarsi. Avrà comunque diritto a un assegno una tantum, dell’importo pari a 26 rate di pensione di reversibilità spettante.
Quante settimane di contributi occorrono per avere diritto alla pensione minima?
Secondo la normativa, bisogna aver maturato almeno 20 anni di contributi, come richiesto per accedere alla pensione di vecchiaia. Questi corrispondono a 1040 settimane.
Quali documenti sono necessari per ottenere l’integrazione al minimo per la pensione?
Per ottenere l’integrazione al minimo, che spetta a chi soddisfa determinati requisiti reddituali, è necessario presentare il Modello RED aggiornato all’anno in corso. Il Modello RED è una dichiarazione dei redditi che i pensionati devono obbligatoriamente presentare per l’ottenimento di particolari prestazioni collegate alla propria situazione reddituale o a quella del proprio nucleo familiare.
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