È possibile avere la pensione minima senza aver mai lavorato? Ne parliamo in questo approfondimento (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Pensione minima senza aver mai lavorato: è possibile?
Rispondiamo subito alla domanda di apertura: no, non è possibile avere la pensione minima senza aver mai lavorato.
L’integrazione al trattamento minimo, nota anche come pensione minima, è un’aggiunta all’importo della pensione, quando questa è inferiore alla soglia minima rivalutata ogni anno: nel 2024, il minimo è fissato a 598,61 euro.
Ma per averne diritto bisogna essere titolari di una pensione diretta (di vecchiaia, di anzianità o anticipata) o di una pensione indiretta (la pensione di reversibilità).
E siccome la pensione matura grazie agli anni di contributi accumulati e i contributi vengono versati dal datore di lavoro o autonomamente (vedi i lavoratori autonomi) quando si presta un’attività lavorativa, ecco che la pensione minima senza aver mai lavorato non si potrà mai percepire.
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Chi non ha mai lavorato ha diritto alla pensione?
Ma, allora, chi non ha mai lavorato o chi non è riuscito a maturare un’anzianità contributiva minima per la pensione (20 anni per la vecchiaia “ordinaria” a 67 anni; 5 anni per la pensione di vecchiaia contributiva a 71 anni), a cosa ha diritto? All’Assegno sociale.
Cos’è l’Assegno sociale e a chi spetta?
L’Assegno sociale è una prestazione assistenziale che l’INPS eroga a chi versa in condizioni economiche disagiate e non è titolare di pensione. Dal 1° gennaio 1996 ha sostituito la vecchia Pensione sociale.
Si ottiene se si è in possesso di questi requisiti:
- 67 anni compiuti;
- cittadinanza italiana (i cittadini stranieri devono essere in possesso di regolare permesso di soggiorno);
- residenza in Italia da almeno 10 anni;
- reddito annuo pari o inferiore a 6.947,33 euro (nel 2023 era di 6.542,51 euro).
L’importo della prestazione ammonta a 534,41 euro, per 13 mensilità (spetta anche la tredicesima) e viene rivalutato ogni anno, come le altre pensioni.
Assegno sociale: limiti di reddito
L’Assegno sociale in misura piena spetta solo a chi possiede un reddito pari a 0 euro.
Con un reddito fino a 6.947,33 euro spetta un Assegno sociale in misura ridotta, pari alla differenza tra il proprio reddito e l’importo dell’assegno. Ad esempio, con un reddito di 4.000 euro annui, si ha diritto a un Assegno sociale di 2.947,33 euro annui, poco meno di 227 euro al mese.
Se il beneficiario è sposato, affinché abbia diritto all’Assegno sociale in misura piena è necessario che possegga un reddito personale pari a 0 euro. La prestazione spetta in misura ridotta in caso di reddito da coniugato non superiore a 13.894,66 euro.
In questo caso, il limite di reddito complessivo serve a stabilire il diritto alla prestazione. Per la misura dell’Assegno sociale si prende in considerazione sempre il reddito personale del richiedente.

Faq sull’Assegno sociale
Come si fa domanda per l’Assegno sociale?
La domanda per l’assegno sociale può essere presentata online attraverso la pagina dedicata all’interno della piattaforma ufficiale dell’INPS.
È importante fornire all’ente tutta la documentazione richiesta, tra cui la dichiarazione ISEE e altri documenti che possono attestare la tua situazione economica e patrimoniale.
Qualora dovessi riscontrare difficoltà nella fase di invio dell’istanza di richiesta dell’assegno sociale, puoi sempre contare sull’aiuto fornito dal servizio Contact Center INPS ai numeri:
- 803 164, gratuito da rete fissa;
- 06 164 164, a pagamento da rete mobile. Il costo varia a seconda del tuo piano tariffario.
Quali redditi vengono considerati ai fini del diritto all’Assegno sociale?
I redditi che vengono presi in considerazione per l’assegnazione e la definizione dell’importo della prestazione sono quelli:
- assoggettabili all’IRPEF, al netto dell’imposizione fiscale e contributiva;
- esenti da imposta;
- soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (vincite che derivano dal gioco d’azzardo);
- soggetti a imposta sostitutiva come interessi postali e bancari, che derivano in particolare da investimenti economici;
- di terreni e fabbricati.
Rientrano infine anche:
- le pensioni di guerra;
- le rendite vitalizie erogate dall’INAIL;
- le pensioni dirette erogate da Stati esteri;
- le pensioni e gli assegni erogati agli invalidi civili, ai ciechi civili e ai sordi;
- gli assegni alimentari.
In che modo l’INPS ha semplificato le domande per l’assegno sociale?
L’INPS ha semplificato il processo di domanda introducendo un sistema di domande precompilate. Questo sistema utilizza dati anagrafici e reddituali già presenti nelle banche dati INPS, riducendo la necessità per il richiedente di fornire manualmente queste informazioni.
Quali informazioni deve fornire il richiedente in caso di separazione o divorzio?
In caso di separazione o divorzio, il richiedente deve fornire dettagli specifici sulla sentenza di separazione o divorzio, come gli estremi del provvedimento giudiziario (organo giudiziario, data di deposito, numero di registrazione) o, in alternativa, i dettagli dell’accordo di separazione/divorzio effettuato presso l’Ufficiale dello Stato Civile (Comune, data, numero di protocollo).
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