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Pensione sospesa per chi lavora, vediamo quando

Pensione sospesa per chi lavora e restituzione degli importi ricevuti indebitamente. Lo ha annunciato l’INPS in una recente circolare. Vediamo quali sono le misure interessate da questo divieto e perché.

di Redazione

Gennaio 2024

Pensione sospesa per chi lavora, una recente circolare dell’INPS ricorda per quali prestazioni è esclusa la cumulabilità con i redditi da lavoro. Per chi non rispetta questa regola scatta la sospensione della pensione e il recupero delle mensilità pagate in modo indebito. Vediamo nel dettaglio. (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Pensione sospesa per chi lavora: le prestazioni a rischio

L’INPS, con una recente circolare, ha quando si applica la sospensione della pensione per chi continua a lavorare. Una questione che riguarda in particolare chi non ha ancora raggiunto l’età pensionabile e ha già iniziato a percepire trattamenti previdenziali. Insomma chi sta ricevendo una pensione anticipata (non tutte, come vedremo).

Prestazioni a rischio: no alla cumulabilità

La questione riguarda, come accennato, la cumulabilità dei redditi di lavoro con alcune tipologie di pensione. L’INPS ha chiarito che per determinate prestazioni, come Quota 100, Quota 102 e le pensioni anticipate flessibili, non è possibile sommare i redditi da lavoro, da dipendente o autonomo, ai benefici pensionistici.

Punti chiave della non cumulabilità

Implicazioni per i pensionati

Chi percepisce una di queste pensioni e continua a lavorare deve essere consapevole delle restrizioni. Violare queste regole può portare alla sospensione della pensione e al recupero delle mensilità già erogate.

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L’obbligo di dichiarare i redditi

Nella circolare, l’INPS ha messo in evidenza l’obbligo per i pensionati di dichiarare i propri redditi. Vediamo in pratica cosa significa.

L’obiettivo della dichiarazione

La mancata dichiarazione o dichiarazioni inesatte possono avere conseguenze significative. I pensionati che non rispettano queste regole, come abbiamo accennato, si espongono al rischio di sospensione della pensione e al recupero delle mensilità pagate in modo indebito.

Pensione sospesa per chi lavora, l’eccezione

L’INPS ha stabilito un’eccezione importante nel contesto della pensione sospesa per chi lavora. Questa eccezione riguarda specificatamente i redditi da lavoro autonomo e rappresenta un punto chiave per molti pensionati. I particolari sono contenuti nelle circolari INPS numero 11 e numero 117 del 2019.

I dettagli dell’eccezione

Questa regola offre una certa flessibilità ai pensionati che desiderano continuare a lavorare autonomamente, senza superare il limite stabilito. Possono quindi avere un’entrata aggiuntiva fino a 5.000 euro annui senza che ciò influenzi la loro pensione. Se i pensionati superano il limite di 5.000 euro, l’INPS è tenuta a sospendere la pensione e a recuperare le mensilità pagate indebitamente.

Anche per l’Ape sociale ci sono limiti

L’Ape sociale è una misura importante nel sistema pensionistico italiano. Dal 1° gennaio 2024, sono state introdotte nuove regole che riguardano la cumulabilità dei redditi di lavoro con l’Ape sociale.

Nuove norme per l’Ape sociale

A partire da quest’anno, l’Ape sociale è accessibile dai 63 anni e 5 mesi, modificando il precedente limite di 63 anni. Secondo l’articolo 1, comma 137, della Manovra 2024, l’indennità Ape sociale non è cumulabile con i redditi di lavoro dipendente o autonomo. Questa regola è stata introdotta per garantire che i beneficiari dell’Ape sociale non ricevano redditi lavorativi eccessivi.

Eccezioni e limiti specifici

Un’eccezione importante riguarda i redditi da lavoro autonomo occasionale. In questo caso, è consentito un reddito fino a 5.000 euro lordi annui senza influenzare l’indennità Ape sociale. Per determinare il rispetto di questa soglia, vengono considerati tutti i redditi annuali da lavoro autonomo occasionale.

Differenze con altre tipologie di pensione

È importante notare che non esiste un’incumulabilità rispetto a questi trattamenti previdenziali: la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi di contributi, 42 anni e 10 mesi le donne, 41 anni di contributi i lavoratori precoci), la pensione anticipata contributiva  (64 anni e 20 anni di contribuzione effettiva) e Opzione donna. Queste tipologie di pensione seguono infatti regole diverse.

Pensione sospesa per chi lavora. Quando?
Nell’immagine due pensionati molto preoccupati per la possibile pensione sospesa.

FAQ (domande e risposte)

Quali sono le prestazioni escluse dalla cumulabilità con i redditi da lavoro?

Le prestazioni escluse dalla cumulabilità con i redditi da lavoro, come specificato dalla circolare dell’INPS, includono le pensioni anticipate come Quota 100, Quota 102, e le pensioni anticipate flessibili (62 anni di età e 41 anni di contributi per il biennio 2023-2024). Queste pensioni non possono essere cumulate con redditi provenienti sia da lavoro dipendente che autonomo fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, ovvero i 67 anni.

Cosa accade in caso di violazione del regime di non cumulabilità?

In caso di violazione del regime di non cumulabilità, cioè se un pensionato ricevente una delle prestazioni sopra menzionate guadagna redditi da lavoro, l’INPS è tenuta a sospendere la pensione. Inoltre, l’istituto procederà al recupero delle mensilità pagate in modo indebito.

Qual è il limite di reddito da lavoro autonomo per evitare la sospensione della pensione?

Il limite di reddito da lavoro autonomo per evitare la sospensione della pensione è fissato a 5.000 euro di compensi lordi annui. Questa soglia si applica ai redditi derivanti da lavoro autonomo occasionale. Per il calcolo di questo limite, l’INPS considera tutti i redditi annuali da lavoro autonomo occasionale, anche quelli guadagnati nei mesi dell’anno precedente la decorrenza della pensione e/o successivi al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia.

Come influenza l’Ape sociale la cumulabilità con i redditi da lavoro?

Dal 1° gennaio 2024, l’indennità Ape sociale non è cumulabile con i redditi di lavoro dipendente o autonomo, con l’eccezione dei redditi derivanti da lavoro autonomo occasionale fino a 5.000 euro lordi annui. Pertanto, i beneficiari dell’Ape sociale possono percepire redditi da lavoro autonomo occasionale fino a questo limite senza influenzare la loro indennità.

Quali pensioni sono escluse dall’incumulabilità con i redditi di lavoro?

Le pensioni escluse dall’incumulabilità con i redditi di lavoro includono il trattamento di pensione anticipata (41 anni e 10 mesi di contributi, 42 anni e 10 mesi per le donne, 41 anni di contributi per i lavoratori precoci), la pensione anticipata contributiva (64 anni e 20 anni di contribuzione effettiva) e l’opzione donna. Queste categorie di pensione non sono soggette alla regola di non cumulabilità con i redditi da lavoro.

Quali obblighi di dichiarazione hanno i pensionati sotto il regime di non cumulabilità?

I pensionati che ricevono Quota 100, Quota 102 o una pensione anticipata flessibile e non hanno ancora raggiunto l’età prevista per il pensionamento di vecchiaia sono tenuti a dichiarare all’INPS eventuali redditi da lavoro, sia dipendente che autonomo. Questo obbligo di dichiarazione serve per valutare l’influenza di tali redditi sull’incumulabilità della pensione e per assicurare la trasparenza e la correttezza nell’applicazione delle regole pensionistiche.

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