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Dove finiscono i contributi di chi è senza pensione

Contributi silenti: cosa sono e dove vanno a finire se non utilizzabili per la pensione? Ecco una pratica guida per saperne di più.

di Carmine Roca

Maggio 2024

Dove finiscono i contributi di chi è senza pensione? Ne parliamo in questo articolo (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Cosa sono i contributi silenti?

Iniziamo il nostro approfondimento dandovi la definizione di “contributi silenti”: parliamo di quei contributi versati, non utilizzabili dai lavoratori e dalle lavoratrici.

In pratica si versano durante la vita lavorativa, ma non possono essere utilizzati per maturare una pensione. Non vengono, quindi, pagati dall’INPS a cui sono stati versati, anno per anno.

Niente di illegale, anzi, è una situazione che accade più spesso di quanto si possa immaginare. Pensiamo, ad esempio, a quei lavoratori che, al compimento del 67° anno di età, hanno versato meno dei 20 anni di contributi richiesti.

Oppure a chi non riesce a soddisfare il requisito contributivo per una delle tante formule anticipate: da Quota 103 (41 anni di contributi) alla pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini; un anno in meno per le donne) o per le misure dedicate alle categorie fragili, quali Ape Sociale, Opzione Donna o Quota 41 precoci.

Ma può anche accadere che una parte dei contributi versati sia “di troppo” e per scelta del lavoratore o della lavoratrice prossimo/a alla pensione rimangono inutilizzati, perché già raggiunga la soglia utile prevista dalla legge.

Parliamo, ad esempio, dei contributi versati in casse previdenziali diverse da quella che eroga l’assegno e che, per essere utilizzati, vanno sbloccati tramite esborso economico.

Pensiamo anche a chi, ad esempio, non utilizza anni di contributi perché non rientrerebbero nei parametri per l’applicazione di determinate misure pensionistiche, come la pensione anticipata contributiva, accessibile ai soli contributivi puri (contributi versati dal 1° gennaio 1996) con 64 anni di età, 20 anni di contributi e un assegno pari a 3 volte il valore dell’Assegno sociale.

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Dove finiscono i contributi di chi è senza pensione?

Che fine fanno, dunque, i contributi silenti? Semplicemente finiscono nelle casse dell’INPS e non vengono restituiti al lavoratore o alla lavoratrice sotto forma di pensione.

Ci sono, comunque, alcune casse previdenziali che riconoscono all’assicurato la restituzione dei contributi versati.

Pensiamo, ad esempio, a:

Oltre all’INPS alcune casse, come la Cassa Forense e la CIPAG (geometri) hanno abolito la possibilità di restituire i contributi silenti all’assicurato.

Chi versa contributi nella gestione speciale per artigiani e commercianti può far confluire la contribuzione versata alle casse private con quella presso la gestione INPS a loro dedicata, recuperando contributi silenti. In questo caso, la pensione sarà calcolata pro quota.

Come non perdere i contributi silenti?

Ma come fare per non perdere i contributi silenti? Se questi sono versati interamente all’INPS, l’unica strada percorribile è renderli utili alla pensione.

Come fare? Ad esempio utilizzando uno degli istituti previsti dalla normativa, come il versamento volontario dei contributi, il riscatto o la ricongiunzione dei contributi.

Ma, attenzione: nella quasi totalità dei casi è previsto un esborso economico piuttosto importante. Non sempre alla portata dell’interessato.

Contributi silenti: cos’è la ricongiunzione dei contributi

Una delle possibilità per non perdere i contributi silenti versati in altre casse o gestioni, è la ricongiunzione. Fino al 2010 era una pratica gratuita, utilizzata per far confluire tutti i versamenti nell’ultima cassa previdenziale di appartenenza, per maturare una pensione in base alle regole previste da quest’ultima.

La legge numero 122 del 2010 ha reso oneroso il passaggio da un ente previdenziale all’altro (classico caso: un dipendente pubblico che passa al privato o viceversa) imponendo il pagamento anche di decine di migliaia di euro. 

Contributi silenti: totalizzazione e cumulo gratuito, come fare?

Due possibilità gratuite per non perdere i contributi silenti e provare a maturare una buona pensione sono la totalizzazione (introdotta dalla legge numero 42 del 2006) e il cumulo dei contributi (legge 228 del 2012).

Con la totalizzazione, si sommano tutti i contributi versati in diverse gestioni, ma la pensione viene calcolata integralmente con il sistema contributivo, a patto che non ci sia un diritto autonomo maturato in una delle gestioni interessate, in quel caso si applica il calcolo pro quota).

Della totalizzazione dei contributi possono beneficiare lavoratori dipendenti, autonomi artigiani, commercianti e coltivatori diretti, liberi professionisti e parasubordinati iscritti alla gestione separata. Anche chi ha lavorato all’estero può sommare i contributi versati in Paesi UE con quelli INPS.

Il cumulo gratuito, invece, è stato introdotto nel 2012 e la Legge di bilancio 2017 l’ha esteso anche alle casse dei professionisti, prima escluse, rendendolo utilizzabile anche per raggiungere la pensione anticipata. La pensione è calcolata pro quota con le regole di ogni singola gestione.

Contributi silenti
Contributi silenti: in foto un anziano perplesso.

Faq sulla pensione

Come si calcola l’importo netto della pensione?

L’importo netto della pensione si calcola sottraendo le tasse e aggiungendo eventuali detrazioni spettanti all’importo lordo. Questo processo si basa su una formula precisa: pensione netta = pensione lorda – (IRPEF dovuta + addizionali) + detrazioni IRPEF spettanti. Questo calcolo considera vari fattori come l’IRPEF, che varia a seconda dello scaglione di reddito, e le addizionali comunali e regionali.

Quali servizi INPS aiutano a calcolare la pensione?

L’INPS offre diversi servizi per aiutare i lavoratori a calcolare la pensione futura. Uno di questi è “La mia pensione futura”, un servizio online che permette di simulare l’importo della pensione basandosi su età, storia lavorativa e retribuzione. Questo strumento permette anche di controllare i contributi versati, segnalare periodi di contribuzione mancanti, e conoscere la data in cui si matura il diritto alla pensione.

Che cosa influenza il tasso di sostituzione pensionistico?

Il tasso di sostituzione, che indica il rapporto tra la prima pensione e l’ultimo stipendio, è influenzato da vari fattori. Questi includono il tipo di sistema pensionistico (retributivo o contributivo), il numero di anni di contribuzione, e le riforme pensionistiche come quelle di Dini e Fornero. Ad esempio, con 40 anni di contributi nel sistema contributivo, si può arrivare a percepire circa il 60% dell’ultimo stipendio.

Quali documenti servono per l’integrazione al minimo per la pensione?

Per ottenere questo sussidio bisogna presentare il Modello RED aggiornato all’anno in corso (2024). Il Modello RED non è altro che una dichiarazione dei redditi che i pensionati devono obbligatoriamente presentare per l’ottenimento di particolari incentivi collegati alla propria situazione reddituale o a quella del proprio nucleo familiare.

Quali sono i tempi di lavorazione delle domande?

Come conferma anche il sito INPS nella pagina dedicata a questa agevolazione, una volta inoltrata la richiesta di incentivo una risposta dovrebbe arrivare entro trenta giorni. È questo il tempo di lavorazione medio stabilito dalla legge numero 241 del 1990.

Tuttavia esistono delle eccezioni per le quali l’Istituto può superare il tempo limite dei trenta giorni. Questi casi sono tutti espressi e motivati in un’apposita tabella redatta proprio dall’INPS e messa a disposizione dei cittadini interessati.

Quali pensioni è possibile integrare al minimo?

È possibile integrare al minimo tutte le prestazioni previdenziali, compresa la pensione di reversibilità, erogate dall’INPS, dai fondi speciali per i lavoratori autonomi, dai fondi esclusivi e sostitutivi dell’assicurazione generale obbligatoria (ad eccezione della pensione supplementare).

L’integrazione al minimo non spetta ai pensionati contributivi puri, ovvero a coloro che percepiscono una pensione calcolata col sistema interamente contributivo (contributi versati esclusivamente dal 1° gennaio 1996). Chi percepisce una pensione con Opzione Donna può richiedere l’integrazione.

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