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Pensione e giovani, cosa aspettarsi: poveri per sempre?

Scopri quali sono i dati in tema di pensioni e giovani e qual è il reale scenario del nostro Paese presente e futuro.

di Antonio Dello Iaco

Giugno 2024

Pensioni e giovani sono due temi sempre più centrali nell’agenda politica nazionale dei vari partiti italiani. Sono sempre più forti le difficoltà per i più giovani di accedere al mondo del lavoro e, quindi, di assicurarsi presto un trattamento previdenziale adeguato (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Pensioni e giovani: l’allarme dai dati OCSE

I dati dell’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, non lasciano presagire uno scenario sereno per i giovani italiani. La pensione sembra infatti quasi un’utopia, in particolare per i lavoratori pubblici ma non solo.

Secondo il report annuale sui piani pensionistici dell’Organizzazione, i ventenni italiani saranno costretti a finire di lavorare non prima dei 71 anni. Oggi, salvo l’accesso a misure preferenziali di anticipo previdenziale, il limite è fissato a 67 anni.

I motivi del pensionamento a 71 anni

Il principale motivo è il forte costo della spesa pensionistica in Italia. Nel nostro Paese infatti si spendono miliardi di euro ogni anno per pagare i piani previdenziali degli ex lavoratori. A gravare sul bilancio sono in particolare i baby pensionati, le migliaia di lavoratori e lavoratrici che sono stati collocati a riposo dal lavoro in largo anticipo nei decenni precedenti e con assegni pensionistici molto alti.

Questo quadro viene confermato dai dati OCSE che, analizzandoli, restituiscono una fotografia molto eclatante della situazione in Italia, Paese in cui oggi gli over 65 che risultano più “ricchi” degli adulti ancora attivi nel mercato del lavoro. 

La povertà dei salari determinerà quindi, sul lungo periodo, un grave problema in termini di risorse utili a pagare le pensioni. Per comprendere il problema in modo specifico è necessario fare una semplice analisi:

  1. ogni lavoratore o lavoratrice riceve una retribuzione sulla quale, in percentuale, paga dei contributi necessari per i piani previdenziali;
  2. se il pagamento dello stipendio è basso, saranno ridotti anche i contributi utili da destinare alle pensioni;
  3. saranno necessari più anni di lavoro per andare in pensione;
  4. l’età pensionistica sarà più elevata.

A queste motivazioni salariali ed economiche si aggiunge il progressivo aumento dell’età media della popolazione. In Italia infatti, l’aspettativa di vita è più alta. Questo vuol dire che, per fortuna, le persone vivono per più anni.

In termini economici una vita più lunga si traduce nella necessità per lo Stato di stanziare più soldi per garantire, per più anni del previsto, la pensione agli ex lavoratori.

Gli altri dati OCSE sulla situazione dei pensionati in Italia

Il report OCSE ha restituito anche altri dati sulla situazione dei cittadini in pensione nel nostro Paese:

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Quanto spende l’Italia per le pensioni?

Il centro studi Itinerari Previdenziali ha elaborato una stima dell’ammontare della spesa pubblica per le pensioni fatta dal nostro Paese.

In Italia, in media, spendiamo circa il 13% del PIL. Questo valore è in linea con la media europea del 12,6%. Tuttavia all’interno del report non si tiene conto degli importi che lo Stato spende per le prestazioni assistenziali.

Se tenessimo conto anche di queste cifre, la spesa previdenziale italiana rapportata al PIL salirebbe al 16,7%.

Pensioni basse: la “soluzione” dei fondi integrativi

Un altro grave problema del sistema pensionistico italiano è l’importo degli assegni previdenziali. A causa del basso valore dei salari infatti, anche i contributi versati ogni anno da lavoratori e datori sono bassi.

Questo comporta, insieme agli altri fattori che abbiamo elencato in precedenza, assegni previdenziali bassi rispetto al tenore di vita medio nazionale.

Proprio a causa di questo motivo, sempre più lavoratori e lavoratrici stanno ricorrendo ai fondi pensione integrativi. Si tratta di piani di investimento liberi e concordati con appositi istituti bancari.

Il lavoratore si impegna a versare, in modo periodico, una determinata somma di denaro che la banca si preoccuperà di investire in cambio di un rendimento che poi verserà, in parte, al titolare del fondo. Una particolarità di questa forma di investimento però, è che i soldi maturati e investiti possono essere riscattati solo alla fine del piano.

A investire nei fondi pensionistici integrativi sono per lo più i giovani lavoratori che, viste le prospettive economiche per nulla favorevoli, immaginano maggiori garanzie sul futuro facendo qualche sacrificio in più durante l’attività lavorativa.

Pensione e giovani, cosa aspettarsi: poveri per sempre?
L’immagine rappresenta il tema di questo articolo: pensioni e giovani

FAQ sulla pensione in Italia

Cosa succede se si continua a lavorare dopo l’età pensionabile?

Se si continua a lavorare dopo l’età pensionabile, si può avere una pensione più alta quando ci si ritira. Continuare a lavorare permette di versare più contributi e aumentare l’importo della pensione. Alcune persone scelgono di lavorare più a lungo per migliorare la loro situazione economica. Inoltre, c’è la possibilità di cumulare la pensione con il reddito da lavoro, ma ci sono regole specifiche da seguire.

Cos’è la pensione minima in Italia?

La pensione minima in Italia è l’importo più basso che si può ricevere come pensione. Lo Stato garantisce una cifra minima per chi ha contributi bassi o pochi anni di lavoro.

Se la pensione calcolata è inferiore a questo minimo, lo Stato aggiunge una somma per raggiungere l’importo minimo garantito. Questo serve a garantire che tutti abbiano un reddito sufficiente per vivere.

Come aumentare la pensione in Italia?

Per aumentare la pensione in Italia, si possono fare diverse cose. Si può versare più contributi, lavorare più anni o contribuire a fondi pensione integrativi. Ogni contributo in più aumenta la pensione futura.

È anche possibile riscattare periodi di studio universitario o anni di lavoro non coperti da contributi. Partecipare a piani di previdenza integrativa, come i fondi pensione, è un altro modo per aumentare la pensione.

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