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Pensioni minime a 670 euro, e le altre?

Pensioni minime a 670 euro? L’ipotesi è probabile, nonostante la scarsità di fondi a disposizione del governo. Ma sul fronte importi pensionistici si profila anche un nuovo taglio della rivalutazione che andrà a penalizzare tanti pensionati: vedranno ridursi ulteriormente il potere d’acquisto del loro trattamento. Vediamo com’è la situazione oggi e come si prospetta nel 2024.

di Redazione

Settembre 2023

Il governo lo sta ribadendo in tutti i modi: per quest’anno non si parla di riforma delle pensioni. Ci saranno aggiustamenti, come il probabile aumento delle pensioni minime a 670 euro, qualche misura confermata, qualche apprezzabile modifica, il possibile inserimento dell’opzione part time a pochi anni dalla pensione per favorire la staffetta generazionale, e poco altro. Ma se le minime passano a 670 euro, cosa accadrà agli altri importi? (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Pensioni minime a 670 euro

L’aumento delle pensioni minime è un argomento centrale nel governo. Oggi sono fissate a 600 euro. Ma come ricorderai l’obiettivo di legislatura, sollecitato in particolare da Forza Italia, è quello di portare questo importo a 1.000 euro.

Non sarà semplice: i costi complessivi per il sistema previdenziale sono molto alti e soprattutto in questo periodo le risorse a disposizione del governo sono ridotte.

L’obiettivo immediato però è di avvicinare il minimo previdenziale a 700 euro. Quota che non sarà possibile raggiungere, mentre un aumento a 650/670 euro sembra un’ipotesi più probabile.

Anche se, e lo ribadiamo, i conti non sono in ordine e il governo sembra al momento più propenso a dirottare i fondi verso altre questioni (lavoro, salute, famiglia).

Rivalutazione straordinaria confermata

Per ora, la certezza riguarda una rivalutazione straordinaria per il 2024. Questo significa un aumento dall’1,5% al 2,7% per tutti i pensionati, indipendentemente dalla loro età. A questo si aggiunge la rivalutazione ordinaria che aggiorna ogni anno l’importo delle pensioni secondo l’inflazione.

Ma c’è una categoria particolare di pensionati che potrebbe trarre ulteriore beneficio da queste modifiche: gli over 75. Sebbene non sia ancora confermato, si parla di una possibile rivalutazione straordinaria per loro, che potrebbe comportare un aumento notevole dell’assegno.

Segnali positivi e incertezze

La pressione nel governo è alta. A spingere, come detto, è soprattutto Forza Italia. Al momento si cercano soluzioni per elevare il livello delle pensioni per gli over 75. E le voci suggeriscono che dal Ministero dell’Economia e delle Finanze potrebbe arrivare presto un segnale positivo.

Ma, le incertezze restano. Se per alcuni provvedimenti, come Quota 41, le decisioni sembrano definitive, per altri c’è ancora spazio di discussione.

Resta in sospeso una domanda: aumentano le minime, ma cosa accade alle altre pensioni?

Gli aumenti sicuri per le pensioni minime

Torniamo per un attimo alle pensioni minime. Ci sono aumenti già stabiliti:

  1. La rivalutazione prevista per il 2024, suddivisa in due tranche;
  2. Un incremento dello 0,80% come adeguamento all’indicizzazione del 2023;
  3. L’osservazione del tasso medio di inflazione previsto per quest’anno, che dovrebbe attestarsi al 5,7%.

Con una semplice rivalutazione basata su un tasso di inflazione del 5,7%, si potrebbe raggiungere la soglia dei 600 euro, attualmente destinata ai soli over 75. Unendo la rivalutazione straordinaria del 2,7% finanziata dalla Legge di Bilancio 2023, il risultato sarebbe una pensione minima di 616,83 euro accessibile a tutti.

Forza Italia, come detto, mira ad elevare entro la fine della legislatura le pensioni minime degli ultrasettantacinquenni a 1.000 euro. Di conseguenza, per il 2024 si potrebbe prevedere un ulteriore significativo aumento. Si dovrebbe quindi raggiungere la soglia dei 670 euro. È una missione possibile.

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E le altre pensioni?

Il problema, considerando anche l’aumento del costo della vita, riguarda la rivalutazione degli assegni pensionistici. L’inflazione del 2023 è prevista al 5,7%. Bisogna anche calcolare la differenza tra l’inflazione riconosciuta nel 2022 (7,3% per pensioni fino a quattro volte il minimo) e l’inflazione reale (superiore all’8%). Solo questi “aggiustamenti” costano in complesso un bel po’ di miliardi.

La Legge di Bilancio dello scorso anno ha già introdotto tagli alle rivalutazioni in base all’ammontare dell’assegno. Quest’anno il governo sembra intenzionato sembra a seguire lo stesso percorso.

E quindi: per le pensioni fino a 2.254,93 euro lordi mensili, si prevede una rivalutazione piena. Per quelle superiori, si avrà una rivalutazione a scalare, variabile dall’85% al 32% in base all’importo. Questa operazione potrebbe avere un impatto economico di oltre 13 miliardi di euro. Ma penalizzare molti pensionati.

Una nuova rivalutazione parziale per molti pensionati

E dunque anche nel 2024 ci sarà una rivalutazione parziale delle pensioni. Il che significa, lo ripetiamo, ulteriori tagli sull’adeguamento all’inflazione per le pensioni più alte (potrebbe essere di nuovo penalizzato chi prende al netto poco più di 1.700 euro al mese). La scelta sembra scontata: il governo ha bisogno di recuperare risorse per sostenere altre misure che ritiene fondamentali:

La protesta dei sindacati

Un nuovo taglio delle rivalutazioni ha messo in allarme i sindacati, che sono pronti a scendere in piazza per contestare le mosse del governo sulle pensioni.

L’indicizzazione degli importi è fondamentale: protegge il potere d’acquisto dei pensionati, spesso eroso da inflazione e rincari. Questa esigenza è tanto più sentita considerando che, come afferma l’ufficio parlamentare di bilancio, “i pensionati sono i soggetti che hanno meno possibilità di difendersi dall’inflazione“.

Il Governo, secondo i sindacati, dovrebbe puntare a migliorare questo meccanismo, non a indebolirlo. Tuttavia, a detta delle parti sociali, le azioni recenti dell’esecutivo Meloni dimostrano un l’intenzione di penalizzare i pensionati. Come se si volesse far pagare a questa categoria il costo di altre riforme.

Cosa si contesta al governo

I sindacati sostengono che il governo ha già imposto sacrifici significativi al sistema previdenziale:

  1. Tagli sulla rivalutazione dell’importo pensionistico;
  2. Azzeramento del fondo precoci;
  3. Rimozione di misure di flessibilità, come opzione donna.

La CGIL mette in guardia il governo: ulteriori interventi sulla rivalutazione delle pensioni potrebbero scatenare proteste e manifestazioni di piazza.

La Corte Costituzionale

Ma non solo. Una nuova riduzione delle rivalutazioni potrebbe avere delle conseguenze giudiziarie. La Corte Costituzionale potrebbe infatti essere chiamata a esprimersi sulla conformità di queste decisioni con la Costituzione.

Già in passato, con la sentenza n. 234 del 2020, la Corte Costituzionale ha chiarito che la modifica delle fasce di aggiornamento non è conforme alla legge se fatta “reiteratamente”, mettendo in discussione quelle azioni “volte a bloccare il sistema di aggiustamento”.

Precludere a un gruppo di pensionati la possibilità di compensare parte dell’inflazione è una penalizzazione continua, perché una diminuzione in un anno impatta l’ammontare della pensione che verrà aggiornato nell’anno seguente.

Pensioni minime a 670 euro, e le altre?
Nella foto una pensionata perplessa rispetto alle notizie che arrivano dal fronte previdenziale.

FAQ (domande e risposte)

A quanto ammonterà l’aumento delle pensioni minime nel 2024?

Le pensioni minime sono attualmente fissate a 600 euro. L’obiettivo del governo è di avvicinare il minimo previdenziale a 700 euro, ma non sarà possibile raggiungere questa cifra. Un aumento a 650/670 euro sembra un’ipotesi più che probabile. Infatti con la sola rivalutazione straordinaria prevista nel 2024, le pensioni minime aumenteranno a 616,83 euro.

Come influenzerà l’aumento delle pensioni minime gli importi delle altre pensioni?

È previsto un meccanismo di rivalutazione degli assegni pensionistici in relazione all’inflazione. La rivalutazione per il 2024 è stimata al 5,7%, con la possibilità di ulteriore adeguamento. Questa rivalutazione interesserà anche pensioni superiori al minimo. Gli assegni fino a 2.254,93 euro lordi al mese riceveranno una rivalutazione completa, mentre quelli che superano questa soglia avranno una rivalutazione ridotta, che varia in base all’importo.

Quali sono le possibili conseguenze dei tagli alle rivalutazioni delle pensioni da un punto di vista costituzionale?

La Corte Costituzionale potrebbe considerare i tagli alle rivalutazioni delle pensioni come incostituzionali. In passato, la Corte ha stabilito che la revisione delle fasce di rivalutazione non è legittima quando è “reiterata”, sostenendo che impedire a una categoria di pensionati di recuperare parte dell’inflazione significa penalizzarli in modo permanente. La Uil pensioni ha avviato cause pilota contro il taglio della rivalutazione delle pensioni, contando di ottenere un parere favorevole dalla Corte Costituzionale.

Quali misure previdenziali ha recentemente tagliato il governo secondo i sindacati?

I sindacati sostengono che il governo ha continuato a tagliare sul capitolo previdenziale, comprese misure come la rivalutazione dell’importo pensionistico, il fondo precoci e l’azzeramento di altre misure di flessibilità esistenti, come “opzione donna”.

La posizione dei sindacati sugli interventi del governo per la rivalutazione delle pensioni?

I sindacati sono critici nei confronti del governo per la gestione delle rivalutazioni pensionistiche. Affermano che l’indicizzazione è essenziale per proteggere i pensionati dall’inflazione. Se il governo decidesse di intervenire nuovamente tagliando la rivalutazione, i sindacati considererebbero questo un errore grave e sono pronti a mobilitarsi contro tale decisione, con la possibilità di indire manifestazioni pubbliche. Essi ritengono che il governo stia dimostrando di essere “debole con i forti e forte con i deboli” e criticano le azioni recenti come contrarie agli interessi dei pensionati.

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